Green Pass: il refendum della libertà?

A cura di Giuliano

Quella dei referendum sembra essere ormai la carta da giocare quando è il momento o di bluffare o di rischiare il piatto.

Dunque è un bluff o un rischio? Si direbbe senza dubbio “nessuna delle due!“.

Non mi diluungherò in altre disamine sulla autorevolezza dei promotori (tra gli altri l’Avv. Olga Milanese, Ugo Mattei, candidato sindaco a Torino e Carlo Freccero dirigente RAI, si quella rai che ci ha amorevolmente accompagnato durante questi burrascosi mesi di psico-pandemia) e sui propositi del referendum che sono senza alcun dubbio più che condivisibili e che, se approvato, si deve andare a votare in massa, ma vorrei soffermarmi su un paio di aspetti secondo me trascurati.

Ritengo che al momento attuale anche solo parlare di il referendum abrogativo sul Green Pass sia una prospettiva oltremodo rischiosa.

Basti pensare che se si andasse a votare sarebbe tra aprile e giugno 2022 e chi di dovere avrebbe tempo per mettere in piedi una campagna mediatica tesa all’annichilimento delle tesi antipass e parimenti all’instaurazione di regole per lo svolgimento delle votazioni “in sicurezza” (parolina magica) che finirebbero per penalizzare proprio coloro avrebbero più interesse nell’andare a votare per l’abolizione del pass.

Un paradosso! Se ci pensate a votare sarebbero solo coloro che hanno invece interesse a far sì che il nazipass continui a restare in uso. Ma lungi da me fare del terrorismo, sono solo delle ipotesi esponendo alcuni dubbi.

Faccio notare che:

“Se la proposta abrogativa è respinta dalla maggioranza dei voti validi, non può essere riproposta nei successivi cinque anni”

(cfr. art. 38 l. 352/1970)

Questo anche se, è il caso di dire, lo stato d’emergogna non venisse eversivamente reiterato come fatto fino ad oggi.

Già immagino lorsignori che brindano e ridono del fatto che ci siamo ingabbiati da soli.

Inoltre, poiché questa è una considerazione fin troppo ingenua, non posso fare a meno di pensare che lorsignori abbiano già previsto tale scenario e potrebbero usare la solita scusa del «permetteremo (grazie badrone) a chiunque di esprimere il proprio voto anche con il voto elettronico!».

Ma noi dovremmo sapere bene che il voto elettronico non è garanzia di sicurezza e trasparenza, ma anzi sarebbe praticamente come non votare in quanto tutto ciò che passa attraverso la rete è ancora più manipolabile del vecchio voto cartaceo.

Non mi fido? NO. Le elezioni e le votazioni in generale sono sempre state truccabili all’occorrenza ed il voto di scambio non è certo una fantasia complottista.

A mio parere anche la volontà di voler “giocare” d’anticipo nel mettere in campo il meccanismo referendario, è un azzardo direi quasi disperato, difficilmente giustificabile con gli scenari previsti da lorsignori che con una vittoria del SI al nazipass avrebbero tutte le ragioni per schiacciare definitivamente ogni diritto di libertà sotto la leva del ricatto.

Tuttavia mi rendo altresì conto che, giuridicamente e costituzionalmente parlando, l’inazione rischierebbe di incancrenire ulteriormente una situazione già pessima e l’atto referendario è uno strumento che in tal guisa ha il suo senso se dovesse vincere il NO al greenpass (votando SI ai quesiti e questo è un elemento di confusione non di poco conto1), poiché in tale scenario s’impedirebbe per almeno 5 anni l’introduzione di un nuovo nazipass.

Ma così si otterrebbe solo un periodo di 5 anni (più o meno fino a cavallo tra il 2026 e il 2027), è ancora il caso di dire, di respiro. Questo perché poi nel 2023 il nuovo governo eletto dal popolo (ahahahahahahahah scusate…) potrebbe confermare o meno l’abolizione del greenpass, a seconda di dove tirerà il vento, e saremmo di nuovo alle prese con lo stesso problema poiché, dovremmo sapere, che quando una cosa è nell’agenda di lorsignori (come la diminuzione della rappresentatività di un popolo nel suo parlamento) va fatta e che 5 o 6 anni, ma anche 10, per certi personaggi non sono che un battito di ciglia nella pianificazione dei loro piani – basti pensare all’esito dell’ultimo referendum (leggi → Il referendum è stato un successo!).

In ogni caso ciò che vedo ora è di nuovo e ancora DIVISIONE.

Questo referendum sta ancora una volta spaccando il fronte di coloro che a ragion veduta vedono nel greenpass un atto fascista; quindi non sta facendo altro che frammentare quella parte di popolo che ha capito e/o sta realizzando il livello di marcio, anche spirituale, a cui ci ha condotto l’attuale, spregiudicato e ormai morente sistema liberista globale.

A parer mio bisogna prendere atto che l’attuale sistema è un treno impazzito che va verso l’autodistruzione dell’umanità così come abbiamo imparato a conoscerla e se vogliamo lasciare alle future generazioni un mondo davvero più equo ed in reale equilibrio con gaia, dobbiamo cambiare paradigma a cominicare da noi stessi e non cercare di salvare ingenuamente il vecchio mondo con gli stessi strumenti con cui il potere ci ha schiavizzati fino ad oggi.

UGO MATTEI: CHIARIMENTI SUL REFERENDUM

Contrariamente a Mattei che, dal suo eminente punto di vista di giurista e con un linguaggio metaforicamente bellicoso, dà praticamente dei collaborazionisti (min. 13.27 del video) a coloro che nutrono dei più che legittimi dubbi sull’opportunità di attivarsi con questo referendum, ritengo che sia invece «molto, molto preoccupante» il suo avvertimento quasi incredibilmente in odore di gatekeeping e ciò mi da molto da pensare.

Anche perché il giurista dice chiaramente una cosa (min 15:00 del video) in aperto contrasto con quanto riportato nel D.L.127/2021 ovvero che “il greenpass non è collegato allo stato d’emergenza” mentre all’art.1 c.1 del suddetto decreto c’è scritto «Dal 15 ottobre 2021 e fino al 31 dicembre 2021, termine di cessazione dello stato di emergenza, [...] è fatto obbligo di possedere e di esibire, su richiesta, la certificazione verde COVID-19».

Ma lui è un giurista e io no e dice chiaramente che il greenpass ad oggi è già legge dello stato e pertanto «non ha bisogno di alcuna legittimazione popolare» (min 15:52 del video), che il referendum è l’unica chance, seppur minima, di vedere abrogato il nazipass ma che il rischio anche in caso di vittoria del NO1 sarebbe ZERO (min 32:40 del video).
Insomma rischiamo di fare come gli scozzesi a Falkirk? Protestare è sacrosanto, come anche pensare, in questo caso, a un referendum abrogativo, ma nel frattempo continuiamo a lavorare per creare una nuova società, senza restare passivamente in balia degli eventi.

Ma forse sono solo un inguaribile romantico a pensare che:

“Se due persone fumano sotto il cartello “divieto di fumare” gli fai la multa, se venti persone fumano sotto il cartello “divieto di fumare” chiedi loro di spostarsi, se duecento persone fumano sotto il cartello “divieto di fumare” togli il cartello.”

Winston Churchill

note:
1 i quesiti sono 4 e tutti chiedono di esprimere il voto a favore dell’abrograzione e pertanto si deve votare SI. Ma poiché sappiamo che il confondi et impera è ormai prassi di routine quanti credete che si confonderanno votando NO ai questi pensando di votare NO al green pass?

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