La tipica abitudine di mischiare la cura con la malattia

Per creare un malato cronico basta tenerlo sempre abbastanza in salute, immaginando una persona con un perenne flebo attaccata. Lento decadere fino a sopraggiunta morte, per sopravvenuta malattia. Tutto regolare, è sempre stato così ci dicono, ci si ammala un po’, poi sempre un po’ di più; poi non si guarisce più. La rima baciata dimostra il macabro incedere del tramonto del corpo secondo la metrica del nostro tempo.

Per allargare gli orizzonti però consiglio la lettura dei libri di Marcello Pamio (http://www.disinformazione.it/) dove qui di seguito riporto alcuni stralci dei suoi scritti:

“La scienza medica è un’impresa industriale gestita e controllata da produttori (medici, ospedali, laboratori farmaceutici) che incoraggiano la diffusione di procedimenti d’avanguardia costosi e complicati, e riducono così il malato e i suoi familiari allo stato di docili clienti” – Ivan Illich

“Il modello di business dell’industria farmaceutica è basato proprio sull’allargamento della sfera delle malattie: il marketing creativo serve ad ampliare il bacino di clienti, convincendo chi è probabilmente sano a ritenersi almeno moderatamente malato” – Allen Frances, medico psichiatra

La commercializzazione della malattia è l’arte raffinata di vendere malanni, un modo efficace per spacciare farmaci ed esami che portano a profitti enormi.

Tale commercializzazione richiede una regia ben precisa, degli attori principali, secondari e molte comparse. Le aziende farmaceutiche (registi e produttori) devono per forza di cose coinvolgere i medici (attori protagonisti) per prescrivere le ricette, devono coinvolgere i ricercatori (attori non protagonisti) che inventano veri e propri nuovi disturbi, i gruppi di pazienti e/o famigliari di malati (comparse) che richiedono a gran voce un supplemento di terapia, e infine i pazienti veri e propri che richiedono tali farmaci perché convinti di essere malati (spettatori incoscienti).

A fronte di ciò mi preme riportare quello che accade in una associazione di Biella specializzata in neoplasie. Il Centro si premura di organizzare incontri informativi e di caldeggiare l’uso della diagnosi precoce attraverso i pap-test, le mammografie, e tutte quelle procedure atte a prevenire il praticamente incurabile male. E fino a qui nulla di male, anzi…

Qigong e HPV al Fondo Edo tempia.jpg
Pagina del bisettimanale che parla chiaro. In evidenza sulla destra la parte interessante

Ma la cosa che più sconcerta è la leggerezza con la quale abbina una pratica orientale come il QiGong (che cura anche il cancro, ma lo fa con costi irrisori pari a 0. Non conviene…) alle regole del codice europeo contro il cancro, menzionato e supportato dalla stessa associazione, che comprendono anche, udite, udite, la vaccinazione neonatale contro l’epatite B e quella contro l’HPV (Papilloma virus). Sui vaccini e la loro pressoché utilità trasversale abbiamo già scritto tanto e non è il caso di sviscerare ancora la tossicità di questi composti chimici (formaldeide e mercurio spacciati come conservanti ma cancerogeno il primo e neurotossico il secondo in qualsiasi dosaggio, l’alluminio che induce una infiammazione locale per stimolare il sistema immunitario ma che invece va a ledere il tessuto neuronale essendo l’alluminio neurotossico anch’esso a qualsiasi dosaggio… Chissà se è un caso?).

Ma la domanda di fondo che propongo è: sarà per caso un’azione di marketing quella passata da questo articolo, dove viene messa in risalto l’attraente pratica orientale per veicolare una informazione venduta come prevenzione? È mai possibile che un’associazione che da anni fa ricerca sul tumore non sia a conoscenza dei numerosi casi di danni e di morti da vaccino, uno dei farmaci più innocui, se non il più innocuo, come affermato in conferenze pubbliche dai vari esperti come Gianni Rezza dell’Istituto Superiore della Sanità:

E’ “molto improbabile che la morte del bimbo di 18 mesi di Catania sia attribuibile alla vaccinazione antimeningococco del tipo C, che aveva effettuato tre giorni prima”. Ad affermarlo è il direttore del dipartimento Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), Gianni Rezza, sottolineando come questo sia una dei vaccini “più innocui”.

Fonte: iltirreno.gelocal.it

Di seguito alcuni degli articolo correlati:

Riguardo alle affermazioni di Gianni Rezza:  https://traterraecielo.live/2018/04/08/vaccini-da-morire-lo-dicono-le-case-farmaceutiche/

Correlazione tra ISS e Glaxo, una delle maggiori ditte che fornisce vaccini in Italia: https://traterraecielo.live/2018/09/06/autunno-caldo-a-scuola-con-le-forze-dellordine/

Sui vari interessi economici che dimostrano che chi veramente decide è chi sovvenziona, risultato questo della proprietà ed emissione privata del denaro:

https://traterraecielo.live/2018/02/01/tutti-i-vermi-delloms-laltra-faccia-di-big-pharma/

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