I vaccini dopo le analisi CORVELVA non devono più essere gli stessi.

A cura di Daniela Casaccio

Il punto sul VACCINGATE e le sue scottanti verità

Emergono ulteriori evidenze dalle analisi promosse dall’associazione Corvelva, che non possono essere ignorate o tacciate di essere errate a priori.

Non si spegne l’acceso confronto riguardo alla legge 119, che nel luglio 2017 ha introdotto nel nostro Paese l’obbligo vaccinale per la prevenzione di 11 patologie.

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Vincenzo D’Anna, presidente Ordine dei Biologi

Dicembre scorso è stato un mese caldissimo, soprattutto in seguito alla pubblicazione dei primi esiti delle analisi che l’associazione veneta Corvelva ha commissionato a un laboratorio certificato indipendente. A tale analisi ha contribuito economicamente anche l’Ordine dei Biologi: il Presidente, l’ex senatore Vincenzo D’Anna, ha ritenuto fondamentale contribuire per sovvenzionare questo importante studio, che ha portato ad esiti sorprendenti. Vediamo quali.

Gli esiti delle analisi

I vaccini esaminati sono stati il Priorix tetra (usato per la prevenzione di morbillo, varicella, parotite e rosolia), l’Infanrix Hexa (esavalente contro difterite, tetano, pertosse, Epatite B, Haemophylus influenzae B, poliomielite) entrambi della GSK e, per ultimo l’Hexyon, l’altro esavalente prodotto dalla casa farmaceutica Sanofi Pasteur.

Gli esiti di queste analisi non sono stati assolutamente rassicuranti. In breve:

La reazione delle istituzioni e della comunità scientifica

Alla luce di questi esiti, ci si sarebbe aspettati un intervento del Ministero della Salute e dell’intera comunità scientifica per appurare queste gravi anomalie, considerando che queste vaccinazioni vanno a interessare la fascia 0/6 della popolazione, quindi dovrebbero essere sicuri ed efficaci al 100%. Invece si è assistito ad una nuova Inquisizione da parte di virologi e comunità medica, la quale si è limitata a precisare che tali analisi erano sicuramente errate e che non bisognava tenerne conto, non portando a supporto però nessuna prova di controanalisi recenti in merito.

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Giulia Grillo, ministro della salute. “La salute non si tocca”…

Il Ministero della Salute invece non ha emesso alcun comunicato, limitandosi ad un assordante silenzio. Da un ministro come Giulia Grillo, che partecipò ai lavori della Commissione parlamentare sull’Uranio impoverito insieme all’onorevole Ivan Catalano, ci saremmo aspettati almeno delle dichiarazioni per rassicurare la popolazione che tali analisi sarebbero state subito prese in considerazione per far partire serie indagini,

Emerge a questo punto l’appello del Presidente dell’Ordine dei Biologi Vincenzo d’Anna, il quale attraverso le pagine del quotidiano “Il Tempo”, lancia in data 23 dicembre un accorato appello affinché tali vaccini vengano controllati a fondo, in quanto le analisi sono assolutamente corrette e certificate (qui l’articolo https://drive.google.com/file/d/1jyeWRUdmb3aDMaYRr-0sXfBx0O3Z073I/view).

Sempre a dicembre esce la notizia che negli Stati Uniti il Governo è stato citato in giudizio da Robert F. Kennedy Jr e Del Bigtree (regista del famoso docufilm “Vaxxed”) riguardo ai test sulla qualità ed efficacia dei vaccini. Il Governo ha dovuto ammettere che da ben 32 anni non vengono effettuati tali test, non adempiendo agli obblighi in materia di sicurezza per i vaccini (https://www.notizieora.it/salute-benessere/vaccini-nessun-test-sulla-qualita-negli-ultimi-32-anni-vittoria-in-tribunale/)

Il Patto Trasversale per la Scienza: come mai proprio ora?

Come può quindi la comunità scientifica affermare che questi esiti non siano validi se non vi sono prove e controprove recenti a supporto? L’unica è distogliere l’attenzione da tali risultati convogliandola in una nuova crociata contro chi si permette anche solo di mettere in dubbio ciò che è stato considerato valido e comprovato dalla “Scienza”: viene così redatto il Patto Trasversale per la Scienza, rivolto a tutte le forze politiche italiane affinché sottoscrivano una serie di punti a tutela della scienza come valore universale di progresso dell’umanità.

Già sottoscritto dall’ex premier Matteo Renzi, il Patto ha avuto una risonanza mediatica imponente dopo la notizia della firma di Beppe Grillo, il quale ha affermato che gli è stato sottoposto dall’immunologo Guido Silvestri e che non c’è nulla di male a sottoscrivere un documento a favore della scienza. E ci mancherebbe! Il problema è che questo primo punto è uno specchietto per le allodole e lo spiega bene il regista e produttore di inchiesta Massimo Mazzucco sul suo blog Luogocomune.net: “Caro Grillo, hai firmato una precisa richiesta politica di Burioni di fare delle leggi contro chi è contrario all’obbligo vaccinale”. Il secondo punto del Patto infatti spiega chiaramente che “non si dovranno tollerare forme di pseudoscienza o pseudomedicina che possano mettere a repentaglio la salute pubblica, come il negazionismo dell’AIDS, l’antivaccinismo, terapie non basate sull’evidenza scientifica, ecc.”. Il punto 3 è forse il più sconvolgente: «Mi impegno a governare e legiferare in modo tale da fermare l’operato di quegli pseudoscienziati che con affermazioni non-dimostrate ed allarmiste creano paure ingiustificate tra la popolazione nei confronti di presidi terapeutici validati dall’evidenza scientifica e medica».

Questo significa che nessun medico potrà più mettere in dubbio l’efficacia di farmaci approvati o di terapie che saranno considerate le uniche valide, pena procedimenti giudiziari, radiazioni e così via.

Il dibattito scientifico non sarà più libero e indipendente, portandoci veramente in un nuovo oscurantismo.

L’importanza del “ragionevole dubbio”

Se in passato fosse stato legiferato un patto del genere molti farmaci in uso, poi considerati rischiosi per la salute o inefficaci, sarebbero ancora sul mercato, proprio perché all’inizio “validati dall’evidenza scientifica”. Vediamo alcuni esempi:

  • La talidomide è un farmaco che fu venduto negli anni cinquanta e sessanta (anche durante la guerra come calmante per i soldati) come sedativo, anti-nausea e ipnotico, rivolto in particolar modo alle donne in gravidanza. Si trattava di un farmaco che aveva un bilancio rischi/benefici estremamente favorevole rispetto agli altri medicinali disponibili all’epoca per lo stesso scopo (ad esempio i barbiturici). Venne ritirato dal commercio alla fine del 1961, dopo essere stato diffuso in cinquanta paesi sotto quaranta nomi commerciali diversi, fra cui il Contergan. Il ritiro fu dovuto alla scoperta della teratogenicità, ovvero lo sviluppo anormale del feto, di uno dei suoi enantiomeri (coppia di entità molecolari): le donne trattate con talidomide davano alla luce neonati con gravi alterazioni congenite dello sviluppo degli arti, ovvero amelia (assenza degli arti) o vari gradi di focomelia (riduzione delle ossa lunghe degli arti), generalmente più a carico degli arti superiori che quelli inferiori, più spesso bilateralmente, pur con gradi differenti.

  • Formitrol: queste famose pastiglie antisettiche per la gola, prodotte dalla ditta Wander di Milano, erano un farmaco da banco molto in uso dagli anni ’40. Già dal nome si può intuire quale fosse il principio attivo, ovvero la formaldeide: che questa aldeide non solo è un antibatterico potentissimo, ma viene anche impiegata nella conservazione dei campioni istologici, nell’imbalsamazione, nella produzione della bachelite, nelle schiume isolanti, come additivo alimentare nei prodotti affumicati (E240), nelle colle e in diecimila altri modi. L’unico aspetto negativo è però il seguente: è cancerogena nonché mutagena. Per questo motivo è stato vietato il suo utilizzo in molti prodotti, fra cui i cosmetici, e sempre più persone decidono di spendere ingenti somme pur di avere mobili costruiti senza uso di tale sostanza.

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Confezione di pastiglie antibatteriche a base di formaldeide, cancerogena e mutagena. Però faceva bene alla gola.
  • Chemioterapici : Una recente ricerca, condotta dal King’s College e dalla London School of Economics, ha preso in esame i trattamenti oncologici approvati dall’Agenzia Europea del Farmaco tra il 2009 e il 2013: su 48 trattamenti approvati per 68 diverse indicazioni, ben 39 di queste (il 57%) sono state ritenute inefficaci quanto a miglioramento della qualità della vita o della sopravvivenza dei malati. Quindi ben i due terzi dei nuovi chemioterapici non danno benefici e risultano essere « uno spreco di fondi e danno per i pazienti » afferma il coordinatore dello studio, dott. Courtney Davis (per approfondimenti http://www.medicinapiccoledosi.it/case-farmaceutiche/23-dei-nuovi-chemioterapici-non-danno-benefici-soldi-sprecati/).

Conclusioni

Emerge l’importanza di continuare a porsi dubbi e domande in merito a terapie e farmaci, fra cui anche i vaccini, senza che questo possa scatenare feroci conflitti senza alcun senso: il dibattito va tutelato, i medici devono poter continuare a decidere quali terapie e cure siano le più idonee per i propri pazienti, senza essere costretti a seguire ferrei protocolli imposti.

Il dialogo con i pazienti deve tornare ad essere un punto fondamentale, per poter affrontare in modo corretto e rassicurante qualsiasi malattia ci possa colpire. La Scienza, quella con la S maiuscola, deve mettere al primo posto la soggettività, il benessere e l’unicità dell’individuo, senza proclami di dogmi inconfutabili, che ledono solo la fiducia fra comunità scientifica e società.

Ci auguriamo quindi che quanto prima le analisi di Corvelva possano venire prese in considerazione per effettuare tutte le controanalisi necessarie a provare l’efficacia e la sicurezza dei vaccini.

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