La tecnologia per modificare il tempo

E se per un momento tutto il Tempo fermasse la sua corsa, se tutto si ripetesse e tornasse a riavvolgersi il nastro della giornata. Se la sensazione del Tempo che scorre smettesse di essere percepita e ci si trovasse in una data che non è la nostra. Se nel contempo avessimo ricordi del futuro ma non avessimo la psiche preparata a tale eventualità, come affronteremo questa condizione? Riusciremo a tenere fermo il timone stabilizzatore che ci tiene in equilibrio?

E se tutto questo non fosse dentro a un film? Lo ricordiamo “Ritorno al futuro”? Quale ossimoro logico poteva nascondere il titolo di quella seria televisiva? Ci era stato dato per preparare la psiche a nuovi paradigmi, a nuovi orizzonti una volta scostata la tendina, e senza rendercene conto lo abbiamo accettato convinti che “…tanto è fantascienza” ma nel substrato psicologico andava a sedimentarsi un concetto innovativo e preparatorio.

Poi sono venute altre serie, come “Spazio 1999” dove in un episodio viene menzionato l’accidentale viaggio a ritroso nel tempo. E poi ancora altri ed altri ancora… Come ad esempio “Interstellar”. Ma quelli che più spiegano la tecnologia applicabile realmente sono “Source code”, “Self-Less” e “Dejà vu”.

Deja vu
Frame di Deja-vu; particolare della tecnologia che consente di andare a ritroso nel tempo

 

Ci permettiamo di fare notare che in tutti i film in cui vi è un trasferimento di coscienza o un viaggio temporale vengono sempre mostrati macchinari che utilizzano magneti, rotanti o statici.

Ma ora veniamo a noi e torniamo sulla Terra leggendo questa notizia del gennaio 2010 dopo avere letto le righe precedenti.


Ilulissat, ridente paesino della Groenlandia. Anno 2011.

Ilulissat-sunrise-Photo-courtesy-www.independent.co_.uk_-1.jpgDa secoli il sole sorge il 13 gennaio, da che si ha memoria e come logica conseguenza della latitudine in cui è dislocata la cittadina

Ma i cittadini di Ilulissat, scrivono le cronache di allora piccolo paese sulla costa occidentale della Groenlandia, sono stati sorpresi da un’alba in anticipo di 48 ore: il sole è sorto la mattina dell’11 gennaio. Mistero, illusione ottica o colpa del riscaldamento climatico? Le ipotesi si moltiplicano, ma il fenomeno resta tuttora senza spiegazione. 

Ilulissat è la città più ad ovest della Groenlandia e si trova 3 gradi sopra il Circolo polare Artico: lassù, d’inverno resta buio per circa un mese e mezzo. E’ la prima città ad essere investita dai raggi solari alla fine di questo periodo: un’alba storica, che da tempo avviene il 13 gennaio.

Fonte:www.montagna.tv

Cosa può essere accaduto perché avvenisse un tale sconvolgimento temporale. Non da poco, inspiegabile. O almeno a quanto la scienza ufficiale ci racconta. Come per la religione qualsiasi anomalia che porti la nostra Coscienza al di fuori dell’ordinario viene bollata con la solita etichetta: “mistero”.

Ma non è così. Ce lo spiega in questa seconda parte Luca Roverselli


C’era una volta un bravo detective che doveva sventare un attentato nella città di New Orleans e durante l’evolversi della sua azione si è trovato immerso in un’esperienza straordinaria: un esperimento di viaggio nel tempo che lo conduce a ritroso negli eventi di più di 48 ore. E’ la trama dello spettacolare film: “Déjà Vu” con Denzel Washington, realizzato nel 2006 con grande dispiego di mezzi e con un protagonista scelto tra gli attori più blasonati dello star system, ma…non è solo un film! Infatti a insaputa dei più, la ricerca nel campo della fisica fondamentale, quella che si occupa di indagare la struttura più intima del nostro universo, per intenderci, ha ormai da alcuni decenni sviluppato concezioni della realtà che vanno ben oltre il comune modo di percepire e di conoscere le cose. È vero però che da altrettanti lunghi anni nulla viene più divulgato a proposito di quelle imponenti conquiste dell’intelletto umano.  Gli organi dell’informazione generalista come i giornali o le televisioni, qualora parlino di argomenti di questo genere, si limitano al nome dato alla nuova particella e a citare lo scienziato che ha la paternità della scoperta, nonché a fare il nome dell’Istituto di ricerca o dell’Università presso cui lavora e niente di più preciso viene spiegato sul merito della nuova conquista scientifica. Allora a volte ad arginare la situazione ci pensa il cinema, avvalendosi spesso della collaborazione di fisici di primo piano nel campo dell’indagine scientifica.

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Il fisico Kip Thorne, consulente per le riprese del film “Interstellar”

Così abbiamo Kip Thorn che ha lavorato come consulente durante le riprese del film “Interstellar” e Brian Greene, uno dei padri della teoria delle “superstringhe” che ha partecipato proprio alla lavorazione di “Déjà Vu”. Il grande fisico Stephen Hawking, recentemente scomparso, ha addirittura sostenuto personalmente un ruolo all’interno di un episodio della serie “Star Trek”, interpretando se stesso in un avvincente dibattito con altri scienziati della storia. Ma allora in che senso la storia che ha per protagonista Denzel Washington e le sue peripezie nella città di New Orleans non è solo un film? Ebbene da un po’ di tempo, proprio il cinema è venuto in soccorso alla divulgazione, specialmente per ciò che riguarda argomenti al limite della conoscenza e la scelta per raggiungere il grande pubblico è caduta su questa forma di comunicazione perché è dotata di un’arma in più rispetto alla classica trattazione giornalistica o letteraria: è infatti in grado di generare uno shock percettivo nello spettatore grazie alla sinergia tra immagini spettacolari, commento musicale e personaggi, tale da riuscire a trasmettere ben di più di un’argomentazione trattata in modo puramente intellettuale, e poi c’è un’altra questione,…sì, il fatto che alcune cose le possiamo dire liberamente purché appaiano come confinate nella fiction. Sì proprio così. Vi ricordate che abbiamo detto che da molti e molti anni non esiste più una divulgazione delle scoperte scientifiche nel campo della fisica fondamentale? Le nuove conquiste scientifiche erano in effetti sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo fino alla Relatività Generale di Einstein e poi la divulgazione cade a picco e in pochi anni è a tutti gli effetti precipitata a zero! Questo avviene proprio da quando le nuove rilevanze raggiunte dalla ricerca  sulla natura dell’Universo escono dalla fisica classica, che rappresenta la realtà un po’ più complessa e inusuale di come ce la aspettiamo ma pur sempre riconoscibile in forme grottescamente familiari e ci mostrano invece che la natura profonda delle cose è completamente diversa da tutto il nostro presunto noto. E finalmente possiamo tornare al film che descrive abbastanza fedelmente un esperimento reale, certo non realizzato in una grande città come nella narrazione cinematografica e senza il rischio terroristico narrato nel film, ma i fatti sono proprio quelli! E’ avvenuto realmente nel 2010 ed è stato coinvolto un piccolo villaggio in una isolata località della Groenlandia: Ilulissat. Si tratta di una località situata a Nord del circolo polare artico e pertanto durante gran parte del periodo invernale il Sole resta costantemente al di sotto dell’orizzonte e in un giorno preciso la nostra stella del giorno ricompare in cielo, secondo moti astronomici ben noti che non lasciano dubbi temporali o interpretativi. Ebbene quell’anno il primo giorno di luce di Ilulissat ha avuto un ritardo; vi domanderete di quanto e vi dirò: proprio di due giorni, proprio di quelle 48 ore raccontate nell’esperimento descritto nel film. La  nostra concezione classica del mondo che raffigura tutto nello spazio tridimensionale e nel tempo lineare  non può certo visualizzare come una località alla stessa latitudine di altre che hanno visto il Sole due giorni prima, possa essersi ritrovata indietro negli eventi, pur trovandosi sulla superficie dello stesso pianeta, ma la nuova fisica permette ciò e molte altre cose ancora più straordinarie. Ma perché 48 ore? Ebbene si tratta di un problema computazionale per il fatto che una delle nuove scoperte della fisica ha rilevato che la struttura più intima del mondo è l’informazione, non quella giornalistica o pubblicitaria ovviamente, ma quella che è alla base del funzionamento dei nostri computer. Il suo elemento più piccolo, il suo atomo per così dire, è il bit che è definito come la minima informazione capace di produrre una commutazione semplice: il passaggio o no di corrente: quegli 1 e 0 che tutti abbiamo sentito nominare parlando di informatica. La potenza di calcolo dei nostri computer per ora ci permette di manipolare alcuni elementi fondamentali della fisica, strettamente connessi con ciò che a noi appare come magnetismo e come gravità, in modo sufficientemente efficace da espandere una grandezza che costituisce la base della fisica, chiamata funzione d’onda, solo per quelle fatidiche 48 ore di cui abbiamo parlato. Eccoci dunque giunti alla fine del nostro viaggio che ha provato a mostrare come la realtà profonda delle cose non sia affatto come appare e spero inoltre che la lettura sia riuscita a donare al lettore qualche momento di shock percettivo, capace di dare il suo piccolo contributo a ridestare la nostra assopita coscienza.

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