LA STRABILIANTE AVVENTURA DEL SIGNOR “NESSUNO” – Racconto oltre la realtà ordinaria (ultima parte)

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(Tratto da una storia vera)

Mercoledì 15 novembre, anno 2017

Ore 16:30

Torino, stazione Porta Susa

PORTA-SUSA.jpg

Nessuno uscì dai treni avvolto delle ultime luci del tramonto che trafiggevano le vetrate della stazione, camminando a passo spedito in direzione dell’uscita. La fretta dell’emozione, non del ritardo, perché per precauzione era arrivato un’ora in anticipo sull’appuntamento.

In un bar prese un cappuccino, come era solito fare, d’abitudine, a quell’ora. Seduto al tavolo, a guardare fuori dalle vetrate del bar, sorseggiava come un sommelier quello scontro chimico tra un latticino e la caffeina, sebbene il suo stomaco non gradisse molto e glielo facesse capire attraverso una lenta digestione.

Fuori c’era traffico a quell’ora ma George, il professore, lo avrebbe chiamato poco prima di arrivare nei pressi della fermata degli autobus di fronte alla stazione.

Ore 17:30, suonò il telefono, in perfetto orario stile inglese.

“Hello, Nessuno. Io arrivato, adesso. Dove è tu?”

“Eccomi professore, sono subito da lei”

Si alzò di scatto e si diresse alla cassa, a quell’ora presa d’assalto. Ci mise dieci minuti per pagare, ma Nessuno è italiano, non inglese; un’altra abitudine tipica del popolo della Penisola.

“Buona sera George”

“Good evening Nessuno.” George non fece cenno del ritardo, almeno verbalmente, ma il suo sguardo leggermente stizzito tradiva i suoi pensieri: “Questi italiani. Sempre i soliti, geni ritardati”. Non era intenzionale l’ultimo termine ma solo un errore di traduzione dall’inglese.

Si avviarono e alle 17:58 lasciarono Torino con ventotto minuti di ritardo. L’antica capitale alle spalle in direzione di quella odierna.

I chilometri trascorsero veloci e il tempo scivolò dagli orologi tra una parola e l’altra, una congettura, un dialogo sulla storia antica e la filosofia, la scienza e la teologia. E si fece mezzanotte.

“Io mi deve fermare a prendere reperto per miei studi, near Rome… Tempo di fermata dieci minuti” disse George.

Cascina.jpgRaggiunta una zona rurale il professore fermò l’auto nei pressi di un cascinale atto a deposito di reperti archeologici, per proteggerli dal saccheggio nei loro luoghi di origine. Non era lo Smithsonian Museum, era una cascina con tanto di trattori e campi da arare. Il professore scese dall’auto e raggiunto l’ingresso gli venne incontro un altro personaggio che era già d’accordo per l’ora precisa della consegna. Probabilmente anche lui non era italiano perché era in perfetto orario, sebbene non si fossero nemmeno sentiti per telefono per anticipare l’arrivo. George uscì dieci minuti dopo, spaccati, sembrava farlo apposta, con in mano un’urna in metallo che ripose in una capiente borsa in pelle nera che finì nel bagagliaio dell’auto.

Venti km dopo arrivarono a Roma all’appuntamento con la pittrice, una ragazza di 29 anni, al parcheggio dell’appuntamento prestabilito. Era nel pieno delle sue energie come fosse orario normale quello delle 2:30 del mattino.

“Piacere, Anna” porse loro la mano che Nessuno strinse e George baciò, senza toccarla con la bocca, gentleman.

“Gli accordi sono che ci dobbiamo trovare presso la casa della Signora per le 3:00 in punto. Conviene che ci sbrighiamo…”

Con stupore Nessuno disse “Quale signora? Scusa Anna, dove siamo precisamente qui, in che zona di Roma?”

Vaticano.jpg“Guardate, vedete lì in fondo quelle luci?”

“Certo”

“Yes”


“È il Vaticano. Siamo a circa un quarto d’ora a piedi dal centro direzionale mondiale del cattolicesimo. E non solo… Ma è una storia lunga. Ora andiamo”.

Via storica di Roma.jpgOre 3:00 del mattino, in una Roma sotto le stelle abbagliate dalla luce della città, camminando sulla strada di un antico borgo romano, raggiunsero l’abitazione della persona più importante che avrebbe dato loro le chiavi della conoscenza; la signora Lucia li accolse in casa.

Le pareti giallo caldo, l’illuminazione a led, riverberata dal soffitto emettevano la loro luce bianca.

La Signora, un’anziana sugli 80 anni, capelli grigi lunghi, pinzati in un codino aprì loro la porta in un ambiente accogliente. Una decina di sedie in legno di diversa fattura li guardavano da contro il muro in fronte a loro.

La Signora dopo i benvenuti iniziò a parlare di cose superficiali terminando il rapido discorso con un “ora attendete un attimo; vado a riposare”.

La parete in fondo al locale che ci accoglieva, tutta colorata, aveva un’apertura senza però avere la porta ma solo il montante. Alla sua destra una finestra interna dava sul locale al di là del muro, dove c’era la camera da letto della Signora Lucia. Tale apertura era sul lato opposto all’ingresso.

Dopo un’ora di dialoghi i discorsi si fecero più lenti e vaghi. L’assenza della Signora Lucia rendeva inquietante l’aria circostante. Decisero di alzarsi per andare a vedere in camera. Oltrepassata la porta della stanza videro il corpo disteso sul letto, dormiente.

Li aveva colpiti la luminosità di un locale, successivo alla camera da letto della Signora, che ora riposava. Il locale pareva non avere fine, di una estensione non quantificabile. Visto da lì sembrava che non avesse fine, mi dava l’impressione di ricordi di fanciullo; il suo pavimento antico, le piastrelle bianche con punti neri, lucidato a specchio come mia madre era solita fare…Mi dava l’impressione che se fossi andato oltre sarei tornato indietro nel tempo, alla mia infanzia, al mio primo passo su quel pavimento. Le voci di mia madre e mia sorella, la presenza di mio padre. I primi giochi… tanti anni fa. Che ora erano lì! Furono i pensieri di Nessuno.

Uscirono dalla stanza ancora più confusi… e tornarono a sedersi e a parlare.

La signora poco dopo tornò da loro, dopo pochi minuti dalla loro visita alla camera.

Lei iniziò a parlare “…Deve andare avanti l’esperienza… È una cosa molto importante. Vi chiedo quindi di non disturbare il mio riposo, grazie”.

Basiti, assonnati, rese offuscate le menti dal sonno tenuto in piedi dalla Volontà… qual era l’esperienza, quale era l’obiettivo, come avrebbe interagito con loro?

La Signora tornò a riposare…

nebbia 327.JPGTornarono a parlare tutti e tre, Nessuno chiese a George della storia romana antica, gli ambienti, i modi di pensare, fino alla sua caduta in mano ai barbari. L’ambiente della Roma antica era magicamente simile alla Torino dell’800 con strade lastricate, le fognature, gli acquedotti, le lampade a olio che illuminavano le vie porticate; l’atmosfera raccontata faceva immaginare una nebbia calata sul paesaggio, che lascia solo intravedere, percepire il trovarsi di sera in una strada di un paese di due secoli fa, illuminata solo dalle lanterne a lume di petrolio, e che un personaggio si affacci di fronte a noi e ci venga incontro.

Nessuno invece parlò delle sue ricerche, sulla gravità e la relazione con il magnetismo, delle ultime frontiere dello spazio, Anna si intromise con discorsi legati all’esoterismo che fecero da collante alle conoscenze, rendendo olistico il dialogo…

Dalla porta di fronte, quella della camera, sorgeva la luce riflessa da una non precisata fonte. Pareva a tutti e tre che la luce stessa cambiasse ogni tanto, il tempo non esisteva; cambiasse di colore ed intensità… Forse era realtà, forse il sonno, ma qual’era la realtà?

La Signora Lucia tornò dopo poco più di un’ora: seduta con loro parlò… finalmente. “Abbiamo fatto tutti una buona esperienza, vero?”

Occhi sbarrati, tutti e tre annuirono.

Disse poi “Andate, con la Luce della Natura”.

Non poteva finire così!… qualcosa doveva essere successo.

“Non avete occhi per sentire, ne orecchie per ricevere, non con questi sensi potrete raggiungere l’obiettivo. Andate, oltre…”

I protagonisti inglese, piemontese e romana si scambiarono i saluti ed i recapiti telefonici, e i primi sbadigli. Gli orologi della Capitale suonavano le 6:00 in punto prima di accendere le loro vetture.

Il signor Nessuno tornò da Roma come il signor Qualcuno.

Giorni dopo, a Torino, Nessuno, come di consueto incontrò…

Riccardo: “Questo avvenimento è avvenuto in tutto il mondo, con lo stesso fine ma in modalità differenti. Una persona funge da catalizzatore con la sua presenza, non solo fisica. Come fosse un’antenna e voi le riceventi, ma non avete ancora il codificatore completamente cosciente perché si parla di un livello più profondo. La lingua è riduttiva per cui cercherò di esemplificare con concetti che potrebbero apparire astratti ma per il tuo inconscio saranno ben chiari.

Ricorda che anch’io ho vissuto la stessa esperienza in Francia. Eravamo in quattro in un paesino sul Massif Central… Ti comprendo quindi”.

Nessuno: “Durante la mia esperienza con il locale oltre la camera da letto ho vissuto una percezione della mia intera vita in assenza di tempo, come se tutto il film degli eventi mi si fosse presentato dinnanzi in un colpo solo ma ben definito e dettagliato. Mi trovo in difficoltà a spiegarlo senza essere legato al tempo, è per me una sensazione di impotenza non avendo termini che possano spiegare concetti che non fanno parte di questa realtà”

Riccardo: “Forse è per questo che sono state inventate le favole? Magari raccontala così…

Nessuno: “Immagina un luogo che non ha forme, non ha altezza ne profondità, non ha tempo… Il sogno. Nel sogno non si percepisce quello che noi descriviamo come energia, come forza e come potenza eppure esistono! Che paradosso! Nel sogno posso percepire pesantissimo un delicato fiore ma riesco a sollevare un’automobile e la velocità non è un metro di paragone. In un attimo da un emisfero all’altro, ma percepire nel contempo una grande inerzia nell’avanzare a piedi in un sentiero. Solo i folli comprendono queste profondità…”

Riccardo: “Il fatto che questo tipo di azione collettiva sia avvenuta su tutto il pianeta, è dovuto ad una precisa volontà intelligente di interazione con le profondità dell’Universo che sono in grado di cambiare gli eventi e plasmare la realtà conosciuta. Queste azioni hanno attinenza con un livello più profondo dell’Universo, al secondo di tre livelli. Il primo livello è quello scoperto dalla fisica quantistica, un oceano senza fondo di Esistenza, che i fisici chiamano “Energia Oscura” e costituisce il 70% della massa dell’Universo.

Non ti confondere però, la fisica quantistica è piena di ossimori: il vuoto quantistico è pieno di energia infinita; l’energia oscura, per quanto richiami qualcosa di tenebroso, è invece una splendida e profonda realtà, tutto intorno e dentro di noi”.

Chiave d'oro.jpg

 

 

Nessuno: “Quello che ho potuto comprendere dopo la tua spiegazione è che a Roma, e non solo a Roma, abbiamo ricevuto le chiavi di accesso a quel livello di Esistenza affinché si aprano le porte nel nostro mondo per la realizzazione di vari progetti per una variazione dello stato di coscienza, una diversa percezione della realtà, più vicina al livello dell’Esistenza dal quale proviene”.

Riccardo: “Quindi, operativamente, come intendi porti adesso, alla luce della tua recente esperienza, in relazione al tuo progetto?”

Nessuno: “Come sai ho da anni inseguito il sogno di rendere realizzabile una tecnologia magneto-gravitazionale che si basa su un campo onnipresente, che permea tutto ciò che esiste, niente lo può isolare e nello stesso tempo talmente potente da cambiare la nostra percezione del reale. Nella mia ricerca mi sono spesso scontrato contro muri apparentemente invalicabili, ma ora ho un’altra percezione. Che le cose abbiano preso una diversa piega, più ottimistica, con l’interazione di elementi al di sopra delle mie umane capacità di singolo. Credo che quello che è stato il mio sogno debba essere percepito innanzitutto come un sogno collettivo, per funzionare. Devo solo imparare a fidarmi di più. È come se la fiducia sia uno dei tasselli, importante perché tale tecnologia possa funzionare.”

Riccardo: “La fiducia… Bella intuizione. Da quell’incontro in Francia è sempre stato un aspetto che mi mancava, come una piuma che cade e non riesci afferrare. Grazie. Il prossimo incontro per i dettagli lo organizziamo tra quindici giorni… Buona fortuna, Nessuno”.

Un mese prima l’intervistatore chiedeva al nostro protagonista quale fosse il suo obbiettivo. Ora, dopo aver ascoltato il racconto di quell’avventura, aveva una domanda più precisa.

“Una storia decisamente fuori dalla realtà, signor Nessuno. Quali sono ora le prossime tappe?”

Nessuno: “Sto aspettando che la fase operativa entri a regime e si realizzi. Il prossimo step è lo sviluppo della tecnologia, che avverrà in Giappone.”

“Di cosa si tratta? È possibile parlarne?”

Nessuno: “Certo. Si tratta di un induttore gravitazionale, un rotore costituito da una serie di tre anelli nei quali viene prodotto un campo magnetico di intensità elevatissima grazie alla risonanza. L’energia necessaria al suo funzionamento è prelevata dal vuoto quantistico che costituisce il primo dei tre livelli di realtà al di sotto di quella comunemente percepita. Allo stato attuale della tecnologia ufficiale siamo in grado di trasmettere informazione attraverso portanti elettromagnetiche, e questo limita la capacità al solo invio di informazioni prive di massa di riposo, come le trasmissioni radiotelevisive e i file multimediali per esempio. Mentre, utilizzando  come portante un’onda gravitazionale possiamo trasmettere qualsiasi tipo di informazione, anche oggetti e persino esseri umani. Il nuovo paradigma della fisica considera infatti che tutto ciò che percepiamo come reale è informazione.

Teletrasporto Star trek.png

Star Trek anticipava il teletrasporto quantistico

Ma la cosa più importante è la mia condizione percettiva; sarà quella che determinerà la riuscita del progetto. La sensazione di fare parte io stesso del progetto e con me anche altri, legati da un invisibile filo che unisce tutto ciò che esiste. Anche te.”

“Grazie Signor Nessuno. Buona fortuna…”

“A lei, è stato un piacere…”

 

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