Vaccini, parte seconda: il diritto alla salute e l’obbligo della malattia

Cos’è la salute? Secondo il nostro stereotipo occidentale è una condizione raramente mantenuta, perennemente in bilico al confine della malattia, qualsiasi malattia. Dal più banale raffreddore al tumore più devastante siamo tutti soggetti a più o meno frequenti stati debilitanti. Eppure auspichiamo di mantenere il più a lungo possibile la longevità e la salute di pari passo, una condizione ottimale. Ci dobbiamo però scontrare con le evidenze che ci mostrano, sul piano prettamente fisico, la carenza nutrizionale degli alimenti, fonte primaria delle debilitazioni più comuni; e da lì partire per fare scelte mirate anche se economicamente svantaggiose nell’immediato. Ma la persona intelligente sa che tutto ciò che risparmia a scapito della qualità degli alimenti lo andrà a pagare in cure attraverso integratori o addirittura medicinali. Meglio procrastinare la sofferenza, no?

A proposito di medicinali una parte importante, se non basilare, l’hanno i vaccini, veri e propri debilitatori del sistema immunitario spacciati per cure immunizzatrici.

Ma Ippocrate per primo indicava nel cibo il vero rimedio “Il cibo sia la tua medicina e la medicina il tuo cibo” e Socrate andava ancora di più nel dettaglio chiedendo a coloro gli chiedessero una diagnosi caratteriale “Parla affinché io ti veda”.

La primaria fonte di nutrienti l’abbiamo dalla madre al momento della gestazione ma qui dobbiamo fare innanzitutto un distinguo: il primo “cibo” che riceviamo nel grembo materno sono le impressioni emozionali e psicologiche che saranno impresse nel nostro DNA cellulare sotto forma di informazione. In quella condizione non abbiamo filtri e siamo esattamente come una spugna, ricevendo le impressioni, positive e negative, sia della madre che dalle sue interazioni con eventi esterni. Una arrabbiatura, uno spavento, una discussione accesa, una semplice imprecazione, un gesto di affetto, una esplosione di allegria… torrenti chimici si riversano attraverso la placenta, ma non solo. Sono soprattutto le vibrazioni energetiche che fanno la grande differenza poiché la chimica, in quest’ordine, si incarica solamente di fissare tali emanazioni nel DNA.

Come già spiegato nell’articolo sulla parola, noi siamo soprattutto emanazioni energetiche a qualsiasi livello. Un basso livello energetico porta alla volgarità ed è relativo a persone grezze e pesanti, viceversa un livello elevato si evincerà dalla accuratezza del linguaggio e delle modalità raffinate dell’individuo. Ma tutto ciò non può essere che il frutto di un lavoro sulla selezione dei pensieri poiché da essi genera la parola che plasma le convinzioni che si tramutano in gesti che creano il nostro destino. Quindi abbiamo a che fare con la disciplina mentale per ottenere il dominio su quel cavallo imbizzarrito che altrimenti sarebbe la nostra mente libera dai vincoli. Dobbiamo però prima di tutto definire CHI È il comandante, chi guida il veicolo psicofisico. La nostra Coscienza o il nostro Ego? La risposta, come detto prima a proposito del destino, la otteniamo dai fatti. E se facciamo un passo indietro possiamo notare come tutto questo discorso ci riporti al bimbo in grembo alla madre; una madre consapevole saprà dare al futuro nascituro le giuste impressioni selezionando i propri pensieri, le proprie emozioni, i rapporti umani esterni, evitando le persone volgari e gli eventi di bassa frequenza (concerti di musica pesante per esempio). Saprà di conseguenza nutrirsi in modo equilibrato e non si farà sottomettere da stati depressivi originati da momentanee privazioni materiali; lì abbiamo la prova della vera forza dell’uomo.

A questo proposito abbiamo bisogno di un esempio poiché tutto ciò che è teoria deve essere comprovato dai fatti altrimenti rimane lettera morta e parole al vento.

Sarà mai possibile trovare un simile individuo, colui che ci possa dare con l’esempio della sua vita, la prova che tutto sopra descritto funzioni al di là di ogni ragionevole dubbio? A questo proposito ci viene in aiuto una ricerca fatta nei primi del ‘900 (1904, 1935 – McCarrison e coniugi Lorimer). Traggo dal libro sugli Hunza queste frasi tratte dal resoconto di un medico che li ha studiati, stupefatto del loro stato di salute e della loro longevità:

…McCarrison si dedicò allora a questo popolo per farne l’esame più accurato possibile, apportandovi il senso critico intelletto esatto, il sapere di un medico estremamente ricco di letture…
E poté stabilire che si trattava effettivamente di un popolo in perfetta salute, il tipo ideale di campione di controllo, in definitiva il popolo più sano della terra…
Questa razza era esente da ogni malattia, in particolare da ogni malattia cronica, ed opponeva alle infezioni una potente reazione di difesa.
Mappa Pakistan Hunza.jpgA parte rari accessi di febbre forti e violenti e ogni tanto qualche infiammazione agli occhi, non si ebbe nessuna malattia da registrare. Non esistevano nemmeno le cosiddette malattie da invecchiamento per cui dimostra che erano evitabili. L’età non portava alcun indebolimento degli organi il cuore non perdeva nulla della sua giovanile elasticità; non si produceva alcuna diminuzione dell’udito e della vista e i denti mordevano sempre rigorosi e brillanti il duro pane quotidiano. La vita si spegneva solo ad un’età estremamente avanzata, come una fiamma quieta che giunge dolcemente alla propria fine.
Dice McCarrison: ci sono tre qualità che caratterizzano questo stato di buona salute e che ne sono parte integrante, per quanto singolare ciò possa apparire in un primo momento. Si chiamano: la capacità di sforzo, la giocondità del carattere e la pazienza.
Sulla capacità di sforzo gli Hunza sono preferibili a tutti gli altri portatori. Nelle spedizioni sull’Himalaya, laddove altri portatori snervati e allo stremo delle forze erano pronti a chiamare aiuto, gli Hunza conservavano costantemente il loro spirito di solidarietà e la loro gioiosa disponibilità ad aiutare; la fatica e la paura non sembravano esistere per loro.
Percorrere 100 km di strada fino al più vicino ufficio postale britannico per portarvi una lettera, e poi rifare immediatamente tutto il percorso in senso inverso; tornare a casa senza soste per sentieri impervi e alti passi di montagna e arrivare infine a casa calmi e freschi come al momento della partenza sono per un Hunza una cosa normalissima.

Lo scritto racconta anche della privazione di cibo che gli Hunza sono costretti ad affrontare nel periodo che va dall’inverno al primo raccolto primaverile. Ma sopratutto risalta lo stato d’animo che pervade la comunità nonostante le privazioni. Il resoconto è redatto da una coppia, i coniugi Lorimer, che hanno vissuto con loro per oltre un anno e mezzo:

Il giubilo che provoca il ritorno dell’acqua e del caldo si esprime in un’immensa festa popolare il Bop-Faou…

I tempi durissimi che seguono questa grande solennità e che si prolungano fino al periodo della mietitura dell’orzo, ci riempirebbero senza dubbio di tante di quelle preoccupazioni che non saremmo in grado di superarle e sollevarci fino all’allegria e alla gioia incontenibile della festa Hunza…

Hunza famiglia
Famiglia Hunza

Molte settimane prima che l’orzo, il più precoce dei cereali raccolti, sia arrivato a maturazione, il grano viene a mancare quasi in tutte le case; presso alcuni anche la provvista di albicocche secche e di patate è esaurita, benché ognuno ne abbia sicuramente razionato il consumo di più saggiamente possibile. “Non dirò a tutte le famiglie” scrisse Lorimer “ma sicuramente moltissime famiglie si mantenevano in vita solo con erbacce strappate nei campi di grano, con i germogli e le tenere verdure dell’orto.”

 

Per un certo tempo, i due stranieri ignorarono questa carestia perché la gente non lascia trasparire nulla. La situazione venne alla luce solo quando Lorimer domandò ai suoi vicini il permesso di prendere delle fotografie della preparazione del pane. “Entrate, siate il benvenuto” gli disse la padrona di casa. “Ma… pane…  non ne possiamo più fare da molti giorni perché la farina è finita. Non avete sentito piangere i più piccoli? Hanno fame, poverini, e sono troppo giovani per capire…”

 

A quell’epoca la signora Lorimer, che gli Hunza chiamavano carissima madre, fotografò una vicina che si accingeva a salire la scala esterna della casa portando un gran fascio di legumi verdi che voleva sbucciare sul tetto a terrazza. Alcuni giorni dopo, portò ai vicini la fotografia molto ben riuscita. Sul tetto questa volta si trovava il marito, Azar, ancora occupato nella preparazione dello stesso legume verde. Scese, ricevette la fotografia con gratitudine e gridò verso l’interno della casa:i “Moglie, vieni a vedere la cera che hai!”. Tutti e due contemplarono un momento l’immagine, poi Nazar scoppio a ridere così allegramente da contagiare tutti gli altri.

Quando la signora Lorimer si fu ripresa, domandò perché. “Scusatemi carissima madre ma è così ben riuscita… un’immagine così bella… le montagne… mia moglie la casa e con tutto ciò… niente pane!” Si rimise al lavoro tutto rallegrato per il senso comico di questa situazione.

tratto dal libro

“Gli Hunza, un popolo che non conosce la malattia” di Ralph Bircher

Libreria Editrice Fiorentina, 1998

Assenza di fatica, resistenza alla fame, e nonostante ciò mantenimento di uno spirito allegro e sempre incline alla giovialità… Noi, con la nostra psiche, in una situazione del genere ci faremmo prendere dagli istinti del cervello rettile e senza dubbio mostreremmo segni di intolleranza, lamenti, suscettibilità. A questo punto che qualità energetica prevale nelle due situazioni? E quali sono gli effetti in ambito sociale? Noi ci saremmo scannati a vicenda per un pezzo di pane, loro ci scherzano pure sù! Come dire, Gente allegra il Ciel l’aiuta. No?

A questo punto viene da domandarci: come sarà il loro sistema immunitario? Visto che l’esterno è il riflesso dell’interno, è logico pensare che il sistema immunitario risponde per quello che siamo. Che tipo di generatori siamo; di energia positiva o energia negativa?

Annunci

Un pensiero riguardo “Vaccini, parte seconda: il diritto alla salute e l’obbligo della malattia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...