La degenerata cultura della Morte

Le cronache dei quotidiani di questi giorni annunciano a gran voce la nuova frontiera italiana da raggiungere per potersi definire “evoluti”. L’eutanasia è una pratica che qui in Italia trova ostacoli di non poco conto forte del fatto che vige anche una cultura religiosa molto importante, legata all’ingerenza vaticana.

Di morte si parla ma non delle cause; sempre a ricercare gli effetti, trovare loro soluzioni e riempire i libri di norme, rimandi, postille per attuare una pratica di morte assistita che sia eticamente corretta e legalmente fattibile.

Ma non solo di eutanasia ci siamo dotati per renderci sempre più simili a Dio, fatto a nostra immagine e somiglianza. Anche l’aborto è una pratica dativa di morte così come lo è la pena di morte, questa certamente più esplicita.

Per l’eutanasia in Europa abbiamo Paesi molto libertini come Olanda e Belgio che l’hanno normata anche per i minori di diciott’anni.

Di seguito uno stralcio dell’articolo che riguarda l’Olanda:

Il Ministro della Salute olandese, la signora Edith Schippers, ha stanziato quasi 400.000 euro per uno studio teso a valutare la ammissibilità dell’eutanasia per bambini da 2 a 12 anni.

Al momento, infatti, i bambini fino a un anno di vita possono essere uccisi con il consenso dei loro genitori in base a criteri stabiliti nei protocolli si Groningen. I bambini di età superiore a 12 anni possono essere uccisi, previo loro consenso. Tra 2 e 12 anni c’è una ‘zona grigia’.

E, dato che il vicino Belgio ha già approvato una legge nel 2014 che consente l’eutanasia infantile, i cultori della morte – ben rappresentati nei Paesi Bassi – sono desiderosi di recuperare il ritardo.

Fonte: notizie pro-vita

E sempre più a nord, dove il cuore si fa freddo, il Ministro della sanità lituano dichiara che è auspicabile l’eutanasia ai malati poveri che non possono permettersi le costose cure palliative. Il diritto a morire diversamente è appannaggio dei più abbienti.

A questo proposito cosa differenzia l’eutanasia dall’aborto e dalla pena di morte? Non sono forse tutte forme di suicidio/omicidio? E se l’attesa della dipartita, magari immobile su di un letto, non fosse altro che una risposta, addirittura una possibilità evolutiva? Cos’è il tempo di fronte all’Eternità? Qui riportiamo un esempio di sublimazione del dolore e dell’infermità, un esempio eroico, potremo dire, nel nome del sacerdote Clemente Maria Rebora, poeta eccelso.

Abbiamo perduto tanto, si sa e ci siamo molto indeboliti nello Spirito. Da quando i nostri antenati Egizi, i più espliciti riguardo la Morte, ci hanno tramandato la loro visione dell’Aldilà non abbiamo fatto altro che girare loro le spalle e trattare quella cultura come retrograda e fanatico/religiosa. Eppure sull’argomento ci hanno lasciato il Libro dei Morti affinché comprendessimo.

Ora, torniamo ai giorni nostri ed analizziamo il caso di “Fabo Dj”, il giovane che, per via di un incidente è diventato tetraplegico e cieco. Si è rivolto alla Svizzera per porre fine volontariamente alle sue sofferenze… Ma chi ci dice che ne abbia posto fine, ed invece non ne abbia creato l’inizio di altre ben più atroci perché senza tempo?

Proponiamo qui la visione di un frammento molto eloquente del film “Nosso lar” (la nostra dimora). Credo che la cosa risuoni come una testimonianza reale di ciò che andiamo a sperimentare nel continuum spazio-temporale chiamato “Esistenza” e che la nostra ignorante cultura occidentale frammenta in vita e morte:

Per trovare una risposta nel caso di “Fabo” occorre evidenziare come si è svolto il fatto che lo ha portato a sperimentare il dolore:

E’ rimasto cieco e tetraplegico dalla notte del 13 giugno del 2014, quando fu vittima di un terribile incidente stradale: di ritorno da un locale del dj set milanese, per chinarsi a raccogliere il cellulare che gli era sfuggito di mano sbandò e la sua vettura si scontrò contro un’altra che procedeva sulla corsia d’emergenza. Fu sbalzato fuori dall’abitacolo e da lì ebbe inizio il suo calvario.

Fonte: agi.it

Non possiamo non comprendere come l’attimo di incoscienza abbia portato il destino di Fabiano Antoniani (Fabo) a dipanarsi in quello che già conosciamo.

Quante volte ci accade di non essere presenti alle nostre azioni, sfuggendo, in quel momento, all’attenzione della Coscienza e diventando di conseguenza preda dell’Ego, in questo caso dell’intemperanza? Per approfondire consigliamo la lettura delle ricerche di Thorwald Dethlefsen, psicoterapeuta del secolo scorso, autore di libri acuti come “Vita dopo vita”, “Malattia e destino”, “Il destino come scelta”, “L’esperienza della rinascita”. In essi descrive il percorso dell’Esistenza attraverso i traumi, che altro non sono che risposte shockanti alla nostra necessità di comprensione. I traumi avvengono per via della nostra attitudine recalcitrante ad apprendere per cui necessitiamo di quelli che in psicologia spirituale vengono chiamati “Shock coscienti”. Sperando che coscienti lo siano, altrimenti cadiamo nel ricircolo senza fine della “Fortuna&Sfortuna”; che, a ben vedere altro non sono se non giustificazioni per non prendere le nostre responsabilità sulle reazioni nate dalle nostre azioni.

Ci teniamo a ricordare che abbiamo la possibilità di cambiare il corso degli eventi semplicemente applicando una energia positiva chiamata “ottimismo“, da applicare specialmente nei momenti di crisi, dove si ha la prova dal valore umano raggiunto e della coerenza in ciò che crediamo. E, ancora una volta, l’arte cinematografica ci da una mano.

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