Eutanasia. Morire per legge e la Legge del Karma

Perché sono nato qui, perché proprio a me?

La conoscenza antica, tramandata dai testi sacri orientali ci parla di Karma e Dharma, castigo e premio. Nessuna divinità si arroga il diritto di punire o di premiare, semplicemente è una conseguenza delle nostre azioni nel libero arbitrio. È come se punissimo, o mettessimo fuori legge (la nostra), la corrente elettrica per il fatto di dare la scossa o di uccidere chiunque la tocchi. È solo un dato di fatto e la corrente è energia, senza colpe, senza meriti. Se accettiamo questo assunto allora potremo comprendere meglio quello che andremo a leggere.

Ieri nel Parlamento è stata votata la legge sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (D.A.T.) e di fatto legalizzata la morte su richiesta. Chiunque, in grado di intendere e di volere, può decidere come porre fine alle sue sofferenze a fine vita.

In questi contesti dobbiamo comprendere l’uso sapiente delle parole e poniamo al lettore la domanda: all’atto pratico, il biotestamento e l’eutanasia in cosa differiscono?

Questa la spiegazione dei media:

Biotestamento: Il biotestamento, o testamento biologico, è una dichiarazione anticipata – effettuata cioè in un momento in cui si è ancora capaci di intendere e volere – su quali trattamenti sanitari si intenderanno accettare o rifiutare nel momento in cui subentrerà un’incapacità mentale.

Eutanasia: nel termine ‘eutanasia’ sono compresi gli interventi medici, attivi o passivi, volti ad interrompere la sofferenza di una persona malata terminale, previo suo inequivocabile consenso. Nella sua forma attiva, quindi, l’eutanasia consiste in una somministrazione letale che pone fine alla vita di un paziente consenziente che non ha alcuna possibilità di guarire o che non può più condurre una vita a suo insindacabile giudizio dignitosa. Nella sua forma passiva, invece, l’eutanasia consiste nel sospendere tutte quelle cure e trattamenti che mantengono in vita il paziente.

Fonte: www.adnkronos.com

Detto ciò è inutile che i media edulcorino l’eutanasia con sostantivi inventati ad acta, come da copione orwelliano con il fine di fare accettare l’inaccettabile. Tecniche psicologiche insomma. Anche qui il procedimento ricalca alla perfezione quanto già ribadito altre volte in questa tecnica di persuasione chiamata “finestra di Overton”:

Finestra di Overton

Emma BoninoLa Bonino forse la conosce e la usa a suo vantaggio con migranti, aborto ed ora eutanasia. A quanto pare ha un viscerale amore per la morte, sia dell’essere umano che dei popoli. Viene da pensare se lei sia o no umana…

Abbiamo postato a marzo, e precorrendo i tempi, questo articolo la-degenerata-cultura-della-morte dove chiariamo la posizione da un punto di vista più allargato. Sino a quando non ci staccheremo dalla macchina umana non riusciremo a comprendere il termine “sofferenza” e la sua valenza. Sia chiaro; a nessuno auguriamo una vita di dolore, anzi. Ma la sofferenza è legata al corpo, alla materia, e più siamo ad essa legata più forte sarà il nostro dolore e la nostra sofferenza nel momento in cui la dobbiamo lasciare.

Prendiamo ad esempio un narcisista che per tutta la vita è stato educato a godersi la materia ed il suo effimero piacere; alla pari di un bimbo viziato che piange se gli si toglie il giocattolo, egli soffrirà se per caso gli viene a mancare l’uso della parola, degli arti, della vista…

Il livello di sopportazione e di comprensione sarà sicuramente più elevato in chi, in quelle condizioni, ci convive dalla nascita oppure in chi ha avuto una educazione più spirituale e meno materiale.

A quanto pare la vera sofferenza del malato terminale è la sua incapacità di convivere con questo passeggero stato di dolore dovuto alla sua incapacità a comprenderne la logica, il “perché proprio a me”. Presto o tardi lascerà il corpo fisico ed il dolore cesserà lasciando il posto a dolori ben più grandi nella rivisitazione delle ferite nell’Anima, inflitte durante il passaggio nella terza dimensione su questo pianeta attraverso le mancanze, le offese, i conflitti, le parole non dette nel momento in cui andavano espresse e quelle espresse con insulti quando occorreva tacere… Ossia in tutti i momenti in cui la voce della nostra Coscienza, particella di Dio, intimava di essere ascoltata, ed invece le abbiamo girato le spalle abbracciando il nostro Ego. In sostanza è l’Ego che ci porta a soffrire.

Se il malato comprende questo, sarà in grado di affrontare il suo percorso con la sofferenza in maniera più leggera, sollevato da un peso ben più grande. Ed il tempo da lì alla disincarnazione si accorcerà notevolmente perché il dolore avrà assolto al suo compito.

 

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3 pensieri riguardo “Eutanasia. Morire per legge e la Legge del Karma

  1. io credo che il problema non sia nel dare una “buona morte”,ma nel dare una “buona vita”:consapevole,appagante,serena.così che la morte venga accettata come una conseguenza logica,naturale e non spaventosa. Se si vive bene ,si muore bene. e la morte sarà un momento di pace.

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  2. Purtroppo la gente non è preparata…non è capace di vivere una dimensione sana…Felice e bella. Interiormente sono marci. E per realizzare e recuperare ci vogliono millenni e infiniti soli che risplendono. Non si può liberare l’ umanità dalla morte è l’ umanità che deve liberare la morte. La morte è essenziale se si vuole vivere…Oltre la morte c’ è l’ io e l’ io sa. Si può realizzare solo tra infiniti cosmi di esistenza.

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