Una storiella con un Gallo, un Grillo, un Conte e un Drago

A cura di Andrea Pilati

Questa storia inizia e finisce bene. Per quanto il lettore possa trovare in questa narrazione un paradosso, non ci dobbiamo dimenticare che tutto ha un fine supremo. E che siamo noi a decidere se soffrire o no.

Vi era un tempo in cui un Gallo che aveva il chiodo fisso di distorcere ciò che, per sua natura, avrebbe dovuto risvegliare.

Il mito ci racconta che all’alba il suo canto destava le coscienze dal torpore e le invitava ad ammirare la luce nascente, raggi d’oro che invadono l’animo e vivificano lo spirito. Ma non per tutti è così perché dipende dal canto e dipende verso quale direzione il canto consiglia di guardare.

E a quel tempo il Gallo decise che bisognava voltare le spalle alla luce e portare l’attenzione alle ombre riflesse. Sempre a quel tempo imperversava nel mondo una malattia che terrorizzava tutti coloro che del sesso ne facevano abuso, sopruso e gioco.
Quel Gallo prese a pretesto le devianze sessuali per farne scienza e medicina e darle in pasto alle Fauci di un Anthony suo collega. (vedi: https://www.renovatio21.com/chi-e-lillustre-dottor-fauci/ e anche https://traterraecielo.live/2021/06/08/ciao-anthony-ecco-come-e-stato-creato-il-virus/).

Certo, il gallo, nella storia della trasformazione delle energie interne, non è un animale come lo immaginiamo noi ma la sua rappresentazione allegorica. Questo Gallo è invece in carne ed ossa ma poca anima, eppure venduta al demonio della cupidigia, dell’avarizia, dell’arrivismo, del sopruso, della competizione, della vanità, della gloria personale…
L’Alchimia al contrario. Sempre di energie si tratta, non scordiamocelo mai. Soprattutto in questo periodo di transizione.

Sembra proprio una casualità che certi personaggi che vestono i panni degli attori negativi debbano anche essere identificati per il cognome che portano. Ma questa è una storia di fantasia e tale vuole essere; al lettore lascio la chiave di lettura che meglio gli si confà.

Cosicché il Gallo scopre, o inventa, il virus che colpisce i sodomiti, meglio se drogati, e si dice che loro siano infetti, e che reietti devono diventare. E gli si dà un nome a questa piaga, cosicché possa esistere, perchè solo ciò che ha un nome esiste. Più che un nome meglio un insieme di nomi, e siccome è troppo lungo e il tempo poco, sempre meno, lo si riduce ad acronimo, ché fa scienza: AIDS l’han chiamato, e deve fare paura, lo dice la TV.

E così gli anni ’80 si riempiono di malati improvvisi e, trovati i malati, inizia la ricerca dell’elisir che solo Loro, là, dall’alto dei loro abissi, possono, agli umani disperati, dispensare. L’importante è non soffrire, ma Loro della sofferenza si nutrono e non possono non mangiare.

Ma il tempo corre e sempre più veloce si appresta a mostrare la meta a chiunque la voglia vedere e raggiungere; Loro per il Male, il resto per il Bene; se questo non è Amore…

E arriva quindi il ’92 del 900 che toglie il Gallo di scena e mostra sul palco un altro esponente della Coscienza, che è la sua voce. Il grillo, colui che, con il suo frinire, ricorda l’etica e la retta via del cuor dell’Anima. “E grillo sia!” pare dir l’Eterna voce universale ascoltando le preghiere delle anime in questi corpi erranti sul piano della Terra.

Se non ché, qualche errore forse accade

o lo satanico zampino si intromette

e nel ’92 un Grillo sale in barca

in quel di Civitavecchia.

Voce si fece di popolar tenzone

e guidò folle e arringò le stesse che leste

e ferventi chiamarono le genti e tanti, molti

troppi, calcarono le piazze, folle pazze

gioiose che le cose al fin cambiassero

e dal Palazzo uscissero, mani in alto

che entriamo e governiamo.

Ma forse altra voce ascoltò il Grillo

o forse tutto fu un inganno

Fatto stà che perse il senno

e rimangiò il già detto, e suoi seguaci anch’essi

al cambio di casacca in tempo di giornate

le facce poi voltate alle genti ormai sedate.

Speranza vana quindi ma popolar richiesta

esaudita, tosto, anch’essa

e la speranza apparve

ma altro venne inteso

o ancor zampino teso

del satanasso agì.

Speranza fu ministro dal Conte incoronato

qualcosa di sbagliato forse richiesto fu.

Ed ecco farsi avanti, nelle menti delle genti,

di uscir a liberarsi dal giogo del tiranno

un piccolo e minuto, dall’uomo fu creato

a spaventar le genti che, corse a vaccinare,

per poter star tranquille e da lui al fin scappare,

in altra rete cadde per far contento il Drago

che Draghi amò chiamare.

Quante parole al vento per raccontar la storia che sempre si ripete, ad ogni ciclo umano, per la sua evoluzione. Comparse, attori e pubblico, sul palco a recitare la stessa uguale storia dall’alba dell’umano a ricordar chi siamo e dove deve andare, l’Anima che vuole dalla sofferenza sua affrancare.

Non so se tale storia possa avere utilità, per meglio ancor chiarire cosa facciamo quà. Quale spazio occupare, seduti in platea, loggioni o galleria. Oppure uscire fuori, lasciare lo spettacolo e farsi nostra vita, calcare un’altra strada, per giungere alla fine a ritrovarci tutti da dove siam venuti.

Fatto sta che, come in ogni storia, vi è sempre un lieto fine; nonostante sul campo di battaglia rimangano corpi esanimi, vittime di un sistema nato per quello, o persone a noi vicine che si perdono. Non dimentichiamo che in fondo abbiamo voluto noi partecipare a questa storia, vestire questi panni, coprire questo ruolo. E per meritarci il meglio dobbiamo dare il meglio; do ut des.

Piaciuta la storiella? Un tocco di D’Annunzio non poteva mancare, almeno per alleggerire il dramma di coloro che sono ancora sotto il giogo dei tiranni, forse preda della sindrome di Stoccolma. In fondo a loro piace vivere così e così è giusto che sia.

Sia fatta la tua, non la mia volontà (Cit. da “Il gabbiano Jonathan Livingston” Richard Bach) – E così sia…

Qual’è la tua volontà?

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