Siamo dentro al Grande Reset senza nemmeno accorgercene

Sono passati alcuni mesi da quando è uscita la notizia che i potenti, creatori del denaro dal nulla, hanno in agenda di portare a termine quello che viene chiamato il Grande Reset. Di questo evento non si sa la data certa ma si vocifera che avverrà un decurtamento estremo delle capacità economiche delle ditte e dei privati in tutto il mondo. Poi si pensa che il passo successivo sia quello di arrivare a togliere la proprietà privata attraverso il perdono dei debiti. Faccio un esempio: chiunque abbia un mutuo, con il quale sia riuscito ad acquistare una casa (ma si sa che la casa è di proprietà della banca fino alla totale estinzione del mutuo stesso), si troverà a debito azzerato ma anche a casa perduta. Dare per avere, nulla è gratis… Così la teoria del perdono del debito prevede che questi indebitamenti vengano azzerati e che la precedente proprietà passi nelle mani del governo; i privati perdono così ogni proprietà e bene personale. E questo viene fatto passare come una svolta positiva, un progresso.

Interessante incipit quello evidenziato in grigio. Consiglio di andare sul sito della fonte e leggere tutto, poi, giorno dopo giorno, vedere se i passi descritti vengono realizzati. Se sì, è meglio preoccuparsi… FONTE: https://www.weforum.org/agenda/2016/11/how-life-could-change-2030/

(Note dell’autore: qualcuno ha letto questo blog come una mia utopia o un sogno sul futuro. Non è così. È uno scenario che mostra dove noi potremo andare, per il meglio per il peggio. Ho scritto questo pezzo per iniziare una discussione circa i pro e contro dell’attuale sviluppo tecnologico. Qaundo abbiamo a che fare con il futuro non è sufficiente lavorare con i reports. Dobbiamo partire con una discussione attraverso molti nuovi modi. Questa è l’intenzione di questo pezzo.)

E se invece il Grande Reset non fosse tutto questo, o perlomeno tutto questo fosse semplicemente la parte finale di un piano iniziale? E se la parte iniziale di questo programma fosse invece già iniziata da tempo, attraverso il continuo indebitamento e impoverimento delle imprese che sono costrette, loro malgrado, a licenziare i propri dipendenti, che a loro volta si trovano in difficoltà nell’affrontare i debiti contratti nell’arco del tempo impoverendosi loro stessi? Come poter pensare altrimenti riguardo all’assurda scelta di chiudere locali di ristorazione a certi orari o costringerli all’asporto (attività in perdita ma che gli esercenti accettano pur di mantenere aperta la propria attività che altrimenti verrebbe dimenticata dalla clientela)? E come continuare a pensare che “andrà tutto bene”, specialmente voi dipendenti, che sento dire “speriamo che domani non ci chiudano di nuovo tutto”, mentre dovreste essere i primi a farvi sentire dopo questi continui campanelli di allarme? Non potete non pensare che di questo passo resterete a casa a fare il pane per il resto della vostra vita, piuttosto che pretendere una vita di felicità e soddisfazioni.

Credo che dovrebbe essere chiaro che, da un anno a questa parte, ogni singolo individuo su questo pianeta sia stato coinvolto in una scelta personale da prendere, volente o nolente, e che sia stato spronato a consapevolizzarsi rendendosi forzatamente conto che, in fondo, tutto quello che è sempre accaduto non è capitato su di un altro pianeta ma è successo nell’umanità della quale ha sempre fatto parte, ma della quale si è sempre disinteressato. Adesso tocca a ognuno di noi prendere una decisione perché anche questo problema economico investirà chiunque, nessuno escluso. E sarà sempre peggio… A tutti quelli che credono che la loro attività prima o poi si riprenda, siano esse bar, ristoranti, servizi vari, consiglio di tirare fuori la testa dalla sabbia piuttosto che spingerla ancora più giù, perché verranno a prendervela, comunque. Questo fa parte della prima parte del reset finanziario di cui abbiamo appena parlato ma è talmente paradossale che la maggior parte delle persone non se ne accorgerà nemmeno, a forza di convincersi che “prima o poi finirà”.

Accorgersi è il primo, importante passo. E dopo, cosa fare? Beh, io inizierei a guardarmi intorno e vedere se vi sono altri che la vedono come me. Quindi mi dirigerei verso di loro e magari scoprirei che non sono poi così pochi. Poi inizierei a organizzarmi con loro, guarderei gli individui come risorse da mettere al servizio, ognuno con i propri talenti, e io stesso mi metterei al servizio con le mie competenze. Con questo piccolo gruppo mi metterei nell’ordine di idee di formare una umanità alternativa, una umanità resettata dai precedenti concetti erronei che hanno portato alla sua disfatta, alla disumanizzazione e robotizzazione. Scuole alternative quindi, educazione alternativa, approfondimento di se stessi perché solo in se stessi c’è la risposta e la soluzione ai problemi, che a quel punto diventano opportunità e risorse. Il resto verrà da sè… Basta crederci

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