Glifosato; e c’è ancora chi ritiene non sia dannoso

A cura di Andrea Pilati

Questo articolo parte da un altro articolo; quello apparso su di un giornale a cadenza bi-settimanale locale.

Tratto dall’uscita odierna de Il Biellese

L’autore dell’articolo definisce il glifosato, il principio attivo del diserbante “Roundup” prodotto dalla Monsanto che ne detiene il brevetto, di bassa pericolosità e facile degradazione. Inoltre virgoletta il “probabile cancerogeno per l’uomo”. Chiudendo poi con “Tesi capovolta da altri scienziati nel 2017”.

Questo invece è quanto riportato da alcune ricerche, indipendenti dalla OMS, l’organizzazione pregna di lobby del farmaco:

Una nuova ricerca scientifica accusa Monsanto e glifosato, principio attivo presente nell’erbicida più diffuso al mondo, il Roundup, di provocare tumori.
Secondo “Exposure to Glyphosate-Based Herbicides and Risk for Non-Hodgkin Lymphoma: A Meta-Analysis and Supporting Evidence”, l’esposizione al pesticida fa aumentare del 41% il rischio di contrarre il linfoma non Hodgkin.
L’analisi contraddice quanto dichiarato dall’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti (EPA) che, non molto tempo fa, sosteneva la non cancerogenità del prodotto. Una posizione che contrasta, però, con alcuni provvedimenti presi in altri stati americani, tipo la California, dove in base a quanto dichiarato dall’ente indipendente dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), lo IARC (l’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro, che ritiene il glifosato “cancerogeno per gli animali e probabilmente cancerogeno per gli essere umani”), ha etichettato il prodotto come “cancerogeno”.
Secondo i ricercatori questa ricerca, però, fornisce maggiore chiarezza rispetto alle precedenti valutazioni, come dichiarato da Lianne Sheppard, professore in “Environmental and Occupational Health Sciences” presso l’Università di Washington:

“È un caso studio più forte rispetto alle precedenti meta-analisi condotte, ci sono prove più schiaccianti di un aumento del rischio di contrarre un tumore a causa dell’esposizione al glifosato. Dal punto di vista della salute della popolazione, sono alte le preoccupazioni.”


L’analisi incorpora diversi studi che hanno messo al centro gli effetti del glifosato sull’uomo, compreso l’”Agricultural Health Study” commissionato dal governo americano nel 2018.

Fonte: https://www.greenstyle.it/il-glifosato-e-cancerogeno-laccusa-di-un-nuovo-studio-americano-289499.html

Da quanto sopra si comprende come non vi sia una decisione univoca ma un altalenarsi di pareri opposti. È chiaro lo zampino di chi ha invece interesse a continuare nella commercializzazione e di quanto questo serva per posticipare l’eventuale ritiro dal mercato del prodotto.

A tale proposito guarda un po’ cosa scrivono qui: https://www.greenstyle.it/glifosato-monsanto-accusata-dati-falsi-nei-test-sicurezza-250835.html

Anche perché il glifosato tanto innocuo non è. Lo ha dimostrato il signor Edwin Hardeman, il primo a vincere una causa contro la Monsanto, il cui prodotto gli ha procurato un linfoma non Hodgkin:

Le parole lampeggiarono sullo schermo e gli cambiarono la vita.

Edwin Hardeman aveva lottato per sei round di chemioterapia nel 2015, quando vide un rapporto televisivo in cui si diceva che l’esposizione a un famoso diserbante potesse portare all’esatto cancro che gli stava distruggendo la vita. Per la prima volta, il californiano aveva una possibile spiegazione della sua malattia.

Ciò che non sapeva allora era che quattro anni dopo sarebbe diventato il primo a dimostrare alla corte federale degli Stati Uniti che Roundup aveva causato il suo linfoma non Hodgkin (NHL) e che, nel frattempo, avrebbe aiutato a scoprire segreti dannosi sul produttore, la Monsanto, e la sua influenza nella scienza e nel governo.

Fonte: https://www.theguardian.com/business/2019/apr/10/edwin-hardeman-monsanto-trial-interview

Quindi, per concludere, sarebbe bello che l’autore dell’articolo iniziasse a digitare indirizzi web alla ricerca di notizie riguardo a ciò che vuole scrivere, specialmente se si tratta di cose così pericolose, invece che buttare giù opinioni personali. È una questione di Coscienza e di Intelligenza, doti rare, specialmente nel mondo del giornalismo.

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