Arancia meccanica. Come e perché ci vogliono cambiare modo di pensare

A cura di Andrea Pilati

Traggo dall’Huffingtonpost una articolo pubblicato dalla ricercatrice dell’Istituto Italiano di Tecnologia Maddalena Marini. Dopo un’articolo del genere credo che l’istituto riceverà fiumi di denaro per approfondire l’argomento e sviluppare le tecnologie:

La ricercatrice Maddalena Marini. Studiosa del cervello sarebbe opportuno valutasse anche il cuore

…la ricerca scientifica ha mostrato che la nostra mente contiene stereotipi e pregiudizi che sono legati alle diverse caratteristiche sociali degli individui, quali ad esempio l’etnia, il colore della pelle, il peso, il genere, l’età, l’orientamento sessuale, politico o religioso, la disabilità e la malattia fisica o mentale.

In particolar modo, è stato provato che tali stereotipi e pregiudizi operano a livello inconscio, cioè senza la nostra consapevolezza, e influenzano il modo in cui percepiamo e ci rapportiamo con gli altri individui, generando anche serie conseguenze. Per esempio, studi hanno dimostrato che i pregiudizi inconsci di tipo etnico/razziale, influenzano persino le decisioni e i comportamenti dei medici e delle altre figure professionali in campo sanitario.

I pregiudizi operano senza la nostra consapevolezza. Se la Marini non è in grado di rendersi conto, quindi non consapevole, di essere mossa da un qualsiasi pregiudizio forse sarebbe meglio che approfondisse la conoscenza di sé senza l’utilizzo di strumenti esterni. Invece…

Per far fronte a questo problema, i ricercatori negli ultimi 20 anni hanno cercato di creare degli interventi che siano in grado di modificare tali stereotipi e pregiudizi. Per esempio, è stato scoperto che è possibile ridurre il pregiudizio etnico/razziale, fornendo delle informazioni che vanno contro lo stesso pregiudizio, come per esempio presentare uno scenario relativo a un’aggressione, in cui un uomo bianco interpreta il ruolo dell’aggressore e un uomo di colore interpreta il ruolo del soccorritore.

Questi interventi però, nonostante si siano mostrati efficaci hanno prodotto solo risultati limitati, soprattutto, in termini temporali. I loro effetti infatti non sono più presenti dopo qualche ora o giorno…

Un’altra domanda dovrebbe uscire, tipo: “magari le persone oggetto del test in fondo non volevano cambiare il loro modo di pensare”. Magari il nostro modo di pensare e di vedere la realtà può cambiare solo con uno shock COSCIENTE. E invece…

In particolare, i miei studi sono volti all’utilizzo di una procedura, chiamata stimolazione cerebrale non invasiva: tecnica appartenente al campo scientifico delle neuroscienze.

Le tecniche di stimolazione cerebrale non invasiva sono delle procedure considerate sicure che permettono, inducendo delle piccole correnti elettriche o magnetiche, di modulare i meccanismi attraverso i quali il cervello regola il nostro comportamento.

Credo non vi sia necessità di scomodare le moderne neuroscienze. Lo aveva già fatto Stanley Kubrik nel 1971 con il suo film “Arancia meccanica”

Queste tecniche, nonostante siano ancora relativamente sconosciute in ambito dello studio degli stereotipi sociali, sono molto diffuse in ambito clinico per la diagnosi dei disturbi legati al sistema motorio, come dopo un episodio di ictus, ma anche per il trattamento di malattie neurologiche e psichiatriche, come dolore neuropatico cronico, parkinson e depressione.

Tratto da https://www.huffingtonpost.it/entry/la-stimolazione-cerebrale-non-invasiva-contro-pregiudizi-e-stereotipi-sociali_it_5d53c03fe4b0c63bcbef8e8d

Come sempre è tradizione citare che la pratica non è invasiva e soprattutto verrebbe utilizzata in ambito sanitario per curare anche le infiammazioni al colon retto, alle emorroidi e per ridurre la sudorazione ascellare, fonte di imbarazzo per rappresentanti estivi e manager.

Credo che l’articolo si commenti da sé. Per chi volesse dichiarare la propria perplessità o indignazione consiglio di chiamare direttamente l’Istituto al seguente recapito: Via Morego, 30 16163 Genova, Italy. Tel: +39 010 28961

2 pensieri riguardo “Arancia meccanica. Come e perché ci vogliono cambiare modo di pensare

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