Buon anno! Quale anno?

Buon 2018! Visto che ci siamo arrivati indenni? Siamo passati ieri che lui già ci aspettava; e appena aperte le persiane ci ha mostrato il nuovo sole, e la notte le nuove stelle di miliardi di anni fa…

È da anni che l’anno cambia. Il 2017 ci ha lasciato con le vignette sulla Fedeli che ci augura “Buon hanno”, che sono transitate nell’instant messaging di Twitter, WhatsApp, Telegram. Come Ministro è stata simpatica, dai…

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Da che é mondo il tempo passa, e dovremmo farci gli auguri prima di ogni tramonto e ad ogni alba, fiumi di spumante e festeggiamenti, baci e abbracci, messaggi e telefonate “Buon giorno! Che questo giorno sia meglio di ieri e dei giorni passati…”. Retorica spicciola piena di buoni propositi, sempre e solo esterni. È da anni che cambia l’anno e di il tempo stesso ci dimostra come nulla permanga, nulla sia uguale a prima; solo noi. I nostri atteggiamenti, i nostri modi di pensare, le credenze…

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…no, non queste credenze :^)

 

Limiti che ci impone quella parte di noi tanto cara, quella che non ci permette di essere liberi e che nonostante tutto coltiviamo. Grazie a lei abbiamo chiuso la porta alla naturalezza, alla trasparenza ed all’innocenza del bambino che eravamo.

LA PAURA

L’unico coraggio che ci permettiamo è quello di condividerla, mal comune, mezzo gaudio.

Sebbene essa crei infelicità, divisioni, scontri, disagio, malattie, povertà, suicidi, omicidi…

L’unica forza è quella viltà mascherata da convinzioni muscolose, auto-generate per soffocare la voce interna che grida “tutt’altro! No, lo sai che non è così!”. Ma la paura è più forte; vorrai mica ammettere di avere altre opinioni, di dissentire? Ma non per dare contro, anzi, per condividere un altro punto di vista, un’alternativa. E invece, per orgoglio, dobbiamo in qualche modo  avere ragione a qualsiasi costo visto che ammettere l’errore, il torto, ci costa di più. Dèi in terra, mitomani in vesti bianche con indici puntati agli altri, ma medio, anulare e anche mignolo (sì, anche lui sebbene piccolo) rivolti verso di noi.

L’anno nuovo non ha paura di nascere perché esso esiste per la morte del vecchio. Che altro è la morte se non un rinascere? L’anno è solo una convenzione, come la moneta il metro del valore; festeggiamo le unità di misura insomma. Certo che siamo proprio tonti allora.

In questo mondo da noi creato, e che esiste perché lo immaginiamo a nostra immagine e somiglianza, viviamo appesi al filo, preda di ansie ed incertezze, che sono sempre lì nonostante noi ci pensiamo. Anzi, esistono in quanto noi ci pensiamo. E nel nostro mondo ci creiamo anche le amicizie, che poi chiamiamo così gli attori che, come noi, recitano in quanto affini a noi, sintonizzati sugli stessi limiti e timori. Gli amici sono ben altro, come i parenti altro non sono che legami genetici mentre la vera empatia la troviamo spesso negli sconosciuti.

La conoscenza spaventa, come tutto l’ignoto; che poi tanto ignoto non è. Non è per questo che siamo atterrati qui, per conoscere? A fare cosa allora, se non questo? Un uccellino per imparare a volare si butta dal nido; noi ci rimaniamo attaccati.

La corrente del fiume scorreva silenziosamente su tutte le creature, giovani e vecchie, ricche e povere, buone e malvagie, in quanto la corrente seguiva il suo corso, conscia soltanto della propria essenza di cristallo.
Ogni creatura si avvinghiava strettamente, come poteva, alle radici e ai sassi del letto del fiume, poiché avvinghiarsi era il loro modo di vivere, e opporre resistenza alla corrente era ciò che ognuna di essere aveva imparato sin dalla nascita.
Ma finalmente una delle creature disse: ‘Sono stanca di avvinghiarmi. Poiché, anche se non posso vederlo con i miei occhi, sono certa che la corrente sappia dove sta andando, lascerò la presa e consentirò che mi conduca dove vorrà. Continuando ad avvinghiarmi morirò di noia.’
Le altre creature risero e dissero: “Sciocca! Lasciati andare e la corrente che tu adori ti scaraventerà rotolandoti fracassata contro le rocce, e tu morirai più rapidamente che per la noia.”

Richard Bach, “Illusioni” – 1977

«Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza e in profondità e succhiare tutto il midollo della vita, sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire in punto di morte che non ero vissuto” – Henry David Thoreau

 

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