Un’altra umanità è possibile

A cura di Andrea Pilati

Nelle peculiari doti umane, dimostrate dalla nostra società nella stragrande maggioranza dei casi, ve ne sono diverse che sono latenti o a volte appena percettibili. Queste qualità sono quelle che ci caratterizzano come esseri umani e ci distinguono dalle bestie. I rari individui che fanno un lavoro su di sé, improntato alla cultura delle virtù, si distinguono dalla massa ed emanano quella forza che a parole non è descrivibile, chiamata “carisma”. Essi risaltano sulla folla proprio perché emanano questa invisibile ma percettibile energia e lo fanno senza nemmeno parlare. Ma per evincere se tale ipotesi sia corretta o meno occorre che ve ne sia prova concreta in contesti più ampi e non in rari casi sporadici.

Nel precedente articolo vaccini parte seconda il diritto alla salute e l’obbligo della malattia, abbiamo accennato ad una popolazione che di fatto porta questo esempio di integrità e virtù al punto di sopportare importanti prove sul piano fisico dovute alla carenza di cibo per una parte dell’anno. Carenza che si ripercuote sui neonati (pane…  non ne possiamo più fare da molti giorni perché la farina è finita. Non avete sentito piangere i più piccoli? Hanno fame, poverini, e sono troppo giovani per capire… Note dal libro); una cosa del genere manderebbe in panico una madre comune ma la forza spirituale di questo popolo riesce invece a far loro superare. Detta così sembra una cosa leggera, un semplice racconto ascoltato da chi ha normalmente la pancia piena e questa condizione non aiuta certo la comprensione; ma se facciamo uno sforzo intellettivo ed usiamo la fantasia possiamo immaginare come potremo diventare se patissimo i morsi della fame. Di certo il nostro istinto di sopravvivenza (chiamiamo così l’intervento della parte rettile/bestiale per scusare i nostri istinti egoici) ci trasformerebbe da Dottor Jekill in Mister Hyde, trasformando il nostro carattere gioviale e disponibile in un atteggiamento indisponente, intollerante e facile preda dell’ira.
Hunza - libro Ralph Bircher.jpgParliamo degli Hunza, una popolazione che vive all’estremo nord del Pakistan, alle pendici della catena dell’Himalaya. Il racconto estrapolato dal libro “Gli Hunza, un popolo che non conosce la malattia”, si dipana in un periodo che copre i primi anni del ‘900, epoca di scoperte immani per la scienza, la filosofia e gli studi umanistici in genere.

Vede protagonisti i coniugi Lorimer che hanno vissuto con la popolazione circa diciotto mesi ed hanno potuto quindi assistere a tutto il ciclo vitale annuale che gli Hunza affrontano nelle loro terre.

Consiglio vivamente la lettura di questo saggio perché di saggezza si parla. Gli Hunza sono una popolazione che nulla ha a che spartire con i loro vicini, ne dal punto di vista fisico (i tratti somatici hunza sono del tutto caucasici) nel dal punto di vista della igiene ne tanto meno dal punto di vista educativo comportamentale, di livello decisamente superiore. Gli Hunza i possiamo equiparare alle persone carismatiche in mezzo ad una folla di gente comune.

Per dimostrare il livello umano raggiunto da questa esemplare popolazione riporto alcuni stralci presi dal libro:

ALIMENTAZIONE – pagina 134

Abbiamo notato che, malgrado la mancanza di sapone, acqua e combustibile, hanno saputo con la loro intelligenza pratica arrivare nel campo dell’igiene esterna ad un grado prossimo alla perfezione. Abbiamo visto anche un popolo vicino, quello dei Balti, mancare ugualmente delle cose necessarie a lavarsi e la cui tremenda sporcizia trova giustificazione in questa causa. Sappiamo che un altro popolo vicino, gli Yasin,  molto più ricchi d’acqua, combustibili grassi (che permettono loro di farsi il sapone), sono nonostante ciò molto sporchi, pidocchiosi e afflitti da malattie come i Balti…
Abbiamo notato che malgrado la mancanza di sapone, acqua e combustibile, hanno saputo con la loro intelligenza pratica arrivare nel campo dell’igiene esterna ad un grado prossimo alla perfezione.
Si potrebbe dunque trovare la causa della salute superiore degli Hunza nel modo che hanno di praticare l’igiene e che è del tutto differente da quello di altri popoli. Ci riferiamo alla pulizia del corpo, a quella della casa, della cucina, del cortile, della strada, dei gabinetti e dei canali.
E continua con una asserzione interessante:
Ma a questo ragionamento si potrebbe obiettare solo una cosa: gli europei, con la loro civiltà amica del sapone, delle loro mirabili conoscenze nel campo dell’asepsi, lo sviluppo unico delle loro tecniche sanitarie, dovrebbero essere superiori agli Hunza nella salute fisica e non si capisce perché nei nostri paesi il numero di medici, dentisti, infermieri, ospedali, medicine, le spese per le malattie vanno al sempre aumentando e, malgrado tutto, non siano mai sufficienti a coprire il fabbisogno.

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ORDINE SOCIALE – pagina 149

Durante il regno del vecchio Tham (regnante N.d.a.),  protrattosi per 46 anni, accaddero solo due omicidi. Nel caso molto raro in cui qualche malfattore rischiava di causare dei seri disordini era mandato, d’accordo in questo con la popolazione, nella vallata lontana e solitaria di Chinchal come guardiano delle greggi reali, con l’incarico di eseguire i lavori di restauro dei ponti e della strada. Solo dopo due anni il guastafeste poteva tornare, pentito ed emendato, al suo focolare e ai suoi albicocchi natali benché nella Valle dei Chinchal fosse più abbondantemente e lautamente nutrito. In faccia alla terrazza montagnosa abitata dagli Hunza e dall’altra parte del canyon del grande fiume, ma a una distanza così breve che un cannocchiale permetterebbe di sbirciare nelle pentole del vicino, dimora, in mezzo alla stessa cerchia di ghiacciai, la tribù dei Nagir che parla la stessa lingua ma che comporta meno contrazioni di parole.
Questi Nagir godono, sulla loro terrazza di Monte, di un clima più dolce e di nessuno più fertile. Hanno acqua, boschi, pascoli e noci in quantità sufficienti a condurre un’esistenza che, in confronto a quella degli Hunza, si può chiamare deliziosa. Tuttavia colpiscono per il loro carattere sgarbato, incivile e negligente. Le loro strade, i loro muri, sono mal costruiti e mantenuti. Le loro donne sono velate, i bambini scappano quando vedono avvicinarsi qualche estraneo. La loro religione è fanatica, mostrano pochissimo rispetto per il re, i suoi figli, i suoi bisogni ed è già molto se si sottomettono alle leggi. Invece gli Hunza di fronte, dal suolo così poco favorito dalla natura sono, in confronto a questi, ospitali, intelligenti, pieni di cuore, di vita e di grazia! Secondo un grande studioso, questo contrasto deriverebbe dal fatto che gli Hunza occupano il versante soleggiato della valle ed i Nagir la parte in ombra.

Donna hunza.jpg

Ecco in sintesi cosa intendo per nuova umanità; dobbiamo ammettere di essere umanamente ancora distanti da tale elevato grado di crescita sociale. Riporto inoltre che gli Hunza vivono una vita sessuale degna di nota dalla quale si può comprendere come possano essere così vitali per lunghi anni.

SESSUALITA’ – pagina 87

Quando una giovane donna si accorge di essere incinta, lascia subito le coperte con suo marito e da quel momento se ne va a coricarsi con le donne e i bambini, mentre da parte sua il marito va a raggiungere gli uomini celibi.

Non ritroveranno più la loro intimità coniugale finché il futuro bambino non sarà stato svezzato. L’uomo che, reclamando il suo diritto maritale, cercasse di infrangere questa usanza, sarebbe oggetto di profondo disprezzo da parte di tutti quelli che lo circondano. Questo costume potrebbe sembrare duro, tanto più che il periodo di allattamento è estremamente lungo. La regola fissa a tre anni l’allattamento dei ragazzi e a due anni quello delle bambine…

Sarebbe possibile per noi occidentali immaginare una vita con queste caratteristiche? Privazione del cibo per alcune settimane, astensione dai rapporti sessuali per tre anni pur vivendo a contatto con la propria moglie, lavoro duro nei campi… Noi che fatichiamo a smettere di fumare, a coltivare maldicenze e critiche, che sbuffiamo per il minimo sacrificio. Ci vuole energia e purezza di pensiero, dominio degli istinti e della mente. L’allegria d’animo degli Hunza è il loro vero punto di forza!

 

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