Fratellanza Bianca Universale

Pensiero di sabato 17 dicembre

Perché dire a qualcuno che lo amate? Voi lo amate, e questo è sufficiente. L’amore si sente, si vede, è anzi la cosa più difficile da nascondere: si manifesta attraverso lo sguardo, i gesti, l’atteggiamento. Non è necessario dichiararlo. Gli esseri umani contano troppo sull’espressione verbale o scritta del proprio amore. Una volta che ne hanno parlato, credono di avere risolto la questione. Niente affatto: essi parlano, ripetono, e spesso, a partire da quel momento, il loro comportamento rivela che il loro amore si sta indebolendo.
Si deve conservare l’amore come qualcosa di molto prezioso, la cosa più preziosa di tutte, ed esprimerlo il meno possibile con le parole. È così che a poco a poco quell’amore crea nell’anima la più grande libertà, il più grande incanto. Se invece ne parlate, ben presto da entrambe le parti ci saranno reazioni che porteranno a malintesi, e sarà un peccato. Non parlate del vostro amore, ed esso vivrà eternamente in voi.


Pensiero di lunedì 19 dicembre

La Pietra filosofale, l’elisir della vita immortale, la panacea universale, lo specchio magico e la bacchetta magica sono cinque simboli del lavoro che il discepolo deve realizzare per essere degno di ricevere l’Iniziazione.
Quando egli trasforma i suoi pensieri e i suoi sentimenti egoistici e meschini, in pensieri e sentimenti generosi e disinteressati, prepara la pietra filosofale che trasmuta i metalli vili in oro.
Quando, tramite una vita pura, egli rigenera le cellule del suo organismo, distilla l’elisir della vita immortale.
Quando diffonde intorno a sé la luce e il calore, egli lavora con la panacea universale.
Quando ha imparato a proiettarsi fino alle regioni più elevate del mondo spirituale, egli riceve messaggi dallo spazio, e gli oggetti e gli esseri vengono a riflettersi nella sua anima come in uno specchio magico.
Infine, quando acquisisce il pieno controllo di sé, egli entra in possesso della bacchetta magica che conferisce tutti i poteri.


Pensiero di martedì 20 dicembre

La purezza non consiste nel chiudersi in un bozzolo, al riparo da ogni contatto. No, una tale purezza, che pensa solo a proteggere se stessa, è inutile ed è perfino deleteria. La vera purezza è l’amore divino, perché l’amore divino è la vita, è l’acqua che zampilla dalla sorgente, e quello zampillare respinge tutto ciò che è sporco, spento e oscuro. Una purezza nella quale non ci sia amore non è vera purezza.
Quanti religiosi hanno creduto e credono tuttora che la purezza consista nel guardarsi dall’amore! Forse saranno bianchi come la neve, ma sono anche freddi come la neve, e la loro purezza è sterile. Non è dall’amore che bisogna guardarsi e neppure dal contatto con gli altri, ma dall’egoismo e dalla possessività; nel momento in cui simili sentimenti entrano in un essere, egli non è più puro. La vera purezza è quella dell’acqua cristallina che zampilla, che fluisce e va ad irrigare i campi e i giardini nell’anima e nel cuore di tutti gli esseri.


Pensiero di venerdì 23 dicembre

Si può sentire la presenza di Dio, ma non si può dire chi Egli sia. Nemmeno i più grandi Iniziati potranno dirvelo. E se ponete loro la domanda, risponderanno con il silenzio, poiché solo il silenzio può esprimere l’essenza della Divinità. Non è sufficiente cercare di dire tutto ciò che Dio è, e neppure è sufficiente dire ciò che Egli non è. Dire che Egli è amore, saggezza, potenza, giustizia… è vero, ma queste parole sfiorano appena la realtà divina, non colgono niente dell’infinito, dell’eternità e della perfezione di Dio. Non si può dunque conoscere Dio parlandone o ascoltando parlare di Lui. L’unico modo per conoscerlo è penetrare profondamente in se stessi, allo scopo di raggiungere quella regione che è il silenzio.
Fare silenzio significa in qualche modo fare il vuoto dentro di sé, e in questo vuoto si riceve la pienezza. Sì, perché in realtà in natura il vuoto non esiste: ogni materia che viene tolta, è via via sostituita da una materia più sottile. Quando riuscite a fare silenzio in voi, ossia quando riuscite a dominare il rumore e l’agitazione dei pensieri e dei sentimenti inferiori, è la luce dello spirito a impossessarsi di voi. E quella luce è la presenza divina.


Pensiero di domenica 25 dicembre

Ogni anno, il 25 dicembre, la cristianità festeggia la nascita di Gesù, e in tutte le chiese viene allestito un presepio. Il bambino è lì, disteso sulla paglia, su di lui vegliano Maria e Giuseppe, e con loro un asinello e un bue. Non ci si dimenticherebbe mai dell’asinello e del bue! Ma questi due animali sono simboli che vanno interpretati; corrispondono a determinati processi che si svolgono nell’essere umano stesso. La stalla è il corpo fisico, e il bue la forza sessuale. Quanto all’asino, esso rappresenta quello che la tradizione chiama “il vecchio Adamo”, egocentrico, testardo, cocciuto, ma buon servitore, ossia la natura inferiore, la personalità.
L’essere umano che decide di lavorare per far nascere il Cristo dentro di sé, comincia a entrare in conflitto con le forze della sua natura inferiore e della sua sessualità. Sono queste forze che egli deve dominare per metterle al servizio del Bambino divino. Ecco perché sta scritto che, nella stalla, il bue e l’asino soffiavano sul bambino e lo riscaldavano con il loro fiato… Dunque, quando l’essere umano riesce a trasmutare gli istinti rappresentati in lui dall’asino e dal bue, questi vengono a riscaldare e a servire il nuovo nato. Tutti coloro che sono riusciti a far nascere il Cristo in se stessi saranno sostenuti dalle forze della loro natura inferiore e della loro sessualità, poiché queste sono forze straordinariamente benefiche, ma a condizione di saperle mettere al lavoro.

Tratto dagli scritti di Omraam Mikhaël Aïvanhov 

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