Contagio in Sicilia – A processo solo se i dati non sono allarmistici

A cura di Andrea Pilati

Sicilia, terra di arance e mandorli in fiore. Terra di venti, di mare, di sole caldo, terra di conquiste, di sbarchi e imbarchi. Isola felice quindi? Dal punto di vista climatico certamente sì; da quello politico non sembra…

I giornali siciliani oggi starnazzavano così:

PALERMO – Avrebbero alterato i dati sulla pandemia1 (modificando il numero dei positivi, dei tamponi e dei morti) diretto all’Istituto Superiore di Sanità per evitare che la Sicilia finisse in lockdown, condizionando così i provvedimenti adottati per il contenimento della diffusione del virus. Con questa gravissima accusa i carabinieri del Nas di Palermo e del Comando Provinciale di Trapani hanno dato seguito a un’ordinanza di misura cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di alcuni appartenenti al Dipartimento Regionale per le Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico (Dasoe) dell’Assessorato della Salute della Regione Siciliana. Le accuse sono: falso materiale ed ideologico.

Ai domiciliari sono finiti la dirigente generale del Dasoe Maria Letizia Di Liberti, il funzionario della Regione Salvatore Cusimano e il dipendente di una società che si occupa della gestione informatica dei dati dell’assessorato Emilio Madonia.

L’inchiesta nasce dalla scoperta che in un laboratorio di Alcamo (Trapani), da qui la competenza della Procura di Trapani, erano stati forniti dati falsati su decine di tamponi. I pm hanno avviato accertamenti che sono arrivati all’assessorato regionale. Diverse intercettazioni confermerebbero l’alterazione dei dati inviati all’Iss. Cioè mentre l’Isola era  travolta dalla pandemia e dai contagi, la Regione comunicava a Roma dati truccati e calmierati (Continua sulla fonte)

1 – Pandemia. I giornalisti ormai non conoscono altro termine, per quanto falso!

Ecco, tutto questo ciarlare per lo scandalo dei numeri (per Loro noi siamo numeri, ricordiamocelo) che avrebbe dovuto essere molto più alto, perché c’è una pandemia, ed’è cosa grave. Senza numeri non c’è pandemia, e se son bassi vanno alzati. Con il test basato sul tampone. Ultimamente abbiamo fatto un’indagine dove, però, è venuto fuori che l’ISS (Istituto Superiore di Sanità) non è in grado di certificare la sua affidabilità, anzi, si affida a ditte di analisi che nemmeno loro hanno l’obbligo di essere certificate!

L’articolo recita:

Quattro avvocati e sette cittadini italiani, contro il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità. Oggetto: l’inattendibilità degli esiti di laboratorio dei tamponi. Ergo, per dirla con le parole dell’avvocato Mauro Sandri, uno dei firmatari dell’atto, “il numero spropositato di falsi positivi causato dal metodo che Iss ha stabilito, contravvenendo ai suggerimenti del Cts e della stessa Organizzazione Mondiale della sanità, per definire una persona malata di Covid 19.  Un numero di falsi positivi pari all’80% minimo (fonte)

E allora s’è andati a processo per il caso “tamponi farlocchi”. Il 24 marzo c’è stata l’udienza e giustizia è stata fatta! E

Invece…

Post su Facebook dell’avvocato Mauro Sandri che ha promosso la causa contro l’affidabilkità dei tamponi e le responsabilità del ministro Speranza

Invece il ministro si è defilato, non si è fatto vivo, causa covid, forse. È una tattica consolidata il non presentarsi in tribunale ma potrà sfuggire solo fino a un certo punto. Anche se alla fine si processerà un pupazzo…

Se da una parte si interviene con intercettazioni e rinvii a giudizio, titoloni sui giornali che urlano allo scandalo dei numeri bassi che più bassi non si può, tanto da destare sospetti, dall’altra si passa sopra, non è niente, nulla, una bazzecola. Abbiamo altro di più importante da fare “…stiamo facendo la cosa che dobbiamo fare!”, come ha giustamente affermato il ministro delle infrastrutture Enrico Giovannini a Porta a porta nella trasmissione del 18 marzo.

Ma se in Sicilia da una parte si grida “Al lupo, al lupo!!”, dall’altra si santifica la pratica inoculatoria. Le chiese, per la carità, sono state trasformate in succursali dei farmaci, una sorta di nososcomio cattolico. Tanto non servono più, i riti sono sciolti nell’acqua santa sostituita dall’amuchina e il termoscanner all’ingresso dei luogi di culto. Templi diventati lazzaretti della nuova peste dove i morti non si contano; per non fare brutte figure.

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