La parte migliore di Hitler

A cura di Andrea Pilati

Un titolo del genere dovrebbe attirare un po’ tutti: dai nostalgici del fascio, ai nazionalsocialisti fino ai partigiani più incalliti… Ma indicando “la parte migliore di Hitler” non è degli orrori del nazismo che voglio parlare; semmai di quell’aspetto che ha fatto andare su tutte le furie (e continua a farlo) coloro che avevano deciso che la razza umana tutta andava dominata ma prima domata. Se il nazifascismo si è dedicato a perseguire e sterminare una parte scelta dell’umanità, gli oligarchi, votati veramente al Nero, non fanno distinzione di sorta se non per un aspetto a loro tanto caro: la possibilità di sviluppo di un’Anima di un essere umano. Il loro fine è quello di ostacolare tale processo ingabbiando ogni individuo dentro la prigione della paura.


L’ULTIMO CRIMINE DI SCHACHT (Olio di palma in Indonesia)

di Maurizio Blondet

Negli anni ’30, il miracolo economico hitleriano non fu dovuto soltanto agli effetti MeFo (titoli di credito, emessi dalla banca del Reich, a favore di imprese). Schacht istituì un severo regime di controllo dei cambi per tenere sotto controllo il deficit commerciale.  Gli importatori tedeschi avevano bisogno dell’autorizzazione della Banca Centrale per poter ricevere la valuta(dollari, sterline) necessari; tutto fu facilitato da accordi diretti con gli esportatori che di quelle valute disponevano. Con ò, fu tagliato fuori il “mercato” monetario internazionale, ossia il lucro che  banchieri globali estraevano vendendo i dollari secondo il valore che i “mercati” davano al marco.  Il gran gelo dell’import-export  creato dalla Grande Depressione, paradossalmente, aiutò: i creditori della Germania venivano pagati in marchi moneta di Stato, spendibili solo all’interno della Germania. Di fatto, ciò creò spontaneamente  un mercato di scambio per  baratto: per il suo grano, l’Argentina – paese amico –  poteva scegliere nell’immenso catalogo  dei beni industriali che la Germania  offriva, dai giocattoli agli strumenti musicali, dalle macchie utensili alle auto ai motori navali.

La Germania non aveva più bisogno  di procurarsi dollari e sterline, non era più soggetta alla speculazione monetaria del potere anglosassone.

“…La prosperità della finanza internazionale dipende dall’emissione di prestiti a interesse a nazioni in difficoltà economica;  l’economia di  Hitler significava la sua rovina. Se gli fosse stato concesso di completarla con successo, altre nazioni avrebbero certo seguito il suo esempio, e sarebbe venuto il momento in cui Stati senza riserve auree si sarebbero scambiati beni contro beni; così che non solo la richiesta di prestiti sarebbe cessata […] ma prestatori finanziari avrebbero dovuto chiudere bottega”.

A scrivere questa frase è stato un  nemico, che ha combattuto la Germania hitleriana in guerra, il  generale britannico J.F.C.  Fuller. Un nemico leale che  riconobbe in quel successo  una delle cause, forse la preminente, della  decisione del mondo angli-americano di debellare il Reich.

“Quella pistola fumante finanziaria –   aggiungeva infatti Fuller (A Military History of theWestern World, Londra 1956,  pagine 368 e seguenti) – era puntata alla tempia  in modo particolare  degli Stati Uniti, che avevano il grosso delle riserve d’oro mondiali, e il cui sistema di produzione di massa richiedeva l’esportazione del 10 per cento dei loro prodotti  per scongiurare la disoccupazione. Inoltre,  poiché i metodi brutali usati da Hitler contro gli ebrei  avevano irritato i finanzieri ebrei americani, sei mesi dopo che GHitler divenne cancelliere, Samuel Untermeyer, ricco procuratoredi New York,  […] proclamò una guerra santa contro il nazionalsocialismo e dichiarò il boicottaggio economico sui beni, trasporti e servizi tedeschi”.

Le sanzioni americane non bastarono  a  frenare  il sistema di scambi internazionali diretti di merci, non mediati da trasferimenti valutari in dollari e  sterline, messi in opera dal sistema germanico. Sicché nel settembre 1939, quando era stata già decisa l’entrata in guerra degli Stati Uniti,  il celebre finanziere Bernard Baruch, consigliere e finanziatore di tre presidenti – da Woodrow Wilson ad Eisenhower –  raccomandava al presidente Roosevelt di “tenere bassi i nostri prezzi per conservarci i clienti delle nazioni belligeranti. In questo modo, il sistema di baratto tedesco sarà distrutto”.

Ancora una volta vediamo come i dogmatici del “libero mercato” siano rapidi a calpestare i principi della loro dogmatica, quando gli conviene. In realtà,  erano gravi le offese che il  sistema  instaurato da Schacht  stava infliggendo  al liberismo occidentale.  Il generale Fuller le elenca:

“Hitler [Schacht] decise di

  • Rifiutare prestiti esteri gravati da interessi, e di basare la moneta tedesca  sulla produzione [il lavoro] invece che sulle riserve auree.
  • Di procurarsi le merci da importare per scambio diretto o baratto.
  • Di porre termine alla cosiddetta “libertà dei cambi”, ossia alla licenza di speculare sulle fluttuazioni delle monete e di trasferire i capitali privati da un Paese all’altro secondo la situazione politica.
  • Di creare moneta quando manodopera e materie prime erano disponibili per il lavoro, anziché indebitarsi prendendola a prestito.

Soprattutto il primo  punto –  la scoperta che è il lavoro produttivo a  riempire di valore una moneta, non “i mercati monetari internazionali” – e  il quarto: che si può creare moneta dal nulla quando ci sono braccia e risorse inutilizzate invece di chiederla  in  prestito –  furono praticamente imperdonabili, e da lavare col sangue…

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Ora, dopo avere letto quanto sopra, credo che la figura di Hitler possa essere presa in considerazione come esempio per una ricrescita economica di qualsiasi Stato indebitato (praticamente tutti) e non solamente come demone impazzito. Non dimentichiamoci che il suo calcare le scene del teatro mondiale ha avuto inizio dalla mansione di imbianchino. Ma forse, per smorzare gli eventuali cori di protesta dei nostalgici e rendere accettabile questo pezzo, sarebbe forse meglio menzionare il vero artefice del miracolo economico tedesco degli anni Trenta, operato dal geniale governatore della Reichsbank e ministro Hjamlar Schacht.

Ma la sostanza non cambia, è solo una questione di obbiettivi; come sempre ci hanno portato a deviare dai reali responsabili delle atrocità di tutte le guerre, proponendoci i soliti leader manipolati.

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