Morire di paura e guarire dal cancro

A cura di Andrea Pilati

Giuseppe e Luigi Di Bella

Avrei potuto scrivere un titolo tipo “morire di cancro, guarire di cancro“, anche se ero un po’ indeciso, perché un titolo veicola un messaggio che è la sintesi dell’articolo che lo segue. Quindi indico al lettore di considerare tutti e due i titoli perché, in fondo, il messaggio è lo stesso. Questa è la storia di Carmen e di suo figlio, la cui testimonianza video è stata passata durante il convegno che si è tenuto domenica 13 ottobre a Biella presso Agorà Palace hotel. “Tra menzogna e verità” è stato il leit-motiv che ha condotto lo spettatore attraverso un percorso di conoscenza e riconoscenza, coinvolto in una informazione che non c’è e che spetta a chi sente l’anelito di conoscere e condividere con tutti quelli che hanno bisogno, come noi, di trovare la chiave per aprire la porta d’uscita da questa gabbia nella quale, tanto tempo fa, noi stessi ci siamo chiusi.

A parlare è Carmen, la madre il cui figlio doveva morire a 18 anni e adesso ne ha 29. Abbiamo passato la sua testimonianza video durante il convegno “Tra menzogna e verità” (che ci ha tenuti impegnati per oltre quattro mesi) ed’è stata toccante. Un plauso a Carmen da parte nostra per il coraggio nel dire la verità oltrepassando la menzogna.

E visto che di spavento si può morire cos’altro potrebbe essere meglio di una paura protratta nel tempo? Una paura sottile, che non ti uccide subito ma ti fa ammalare e piano, piano, con il tempo ti consuma e ti spegne il sorriso. Sembra quasi vi sia qualcuno che gode delle umane tristezze…

Ma noi siamo qua a seminare speranza e sappiamo di poggiare su un terreno fertile che darà buoni e duraturi frutti, soffocando con la tenacia le erbe infestanti che tutto vorrebbero soffocare.

Per chi volesse approfondire segnaliamo il sito ufficiale del Dott. Di Bella e la pagina Facebook ufficiale:

Nota di aggiornamento del 16/10/2019 ore 23.58:

La Sig.a Carmen ci precisa che l’anno della remissione totale era giugno 2015 e non 2014. L’emozione le ha giocato un tiro mancino. Le sue scuse sono le nostre per non aver dato prima giusto spazio e dignità alla sua storia.

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