5G: cui prodest?

A cura di Armando Raccone

In questi ultimi tempi non si fa altro che parlare, con giusta preoccupazione, del prossimo avvento della cosiddetta “era 5G”. Una innovazione che, a detta di chi ne farà cessione, oltre ad apportare un notevole rigonfiamento del di lui portafogli, comporterà una rivoluzione epocale (sempre a suo dire) per una gamma molteplice di aspetti, molti dei quali relativi alla vita comune del solito, povero, popolo belante.

Inutile soffermarsi sulle varie opinioni circolanti: chi ne dice tutto bene e magari addirittura non vede l’ora che questa tecnologia arrivi, chi ne dice tutto male, chi (e sono molti) “non sa o non risponde” ed infine abbiamo i soliti (ed anche qui non sono pochi) che proprio se ne fregano altamente.

Andare sul tecnico, spiegando cosa sono le microonde, come si propagano, come rimbalzano o viceversa come vengono assorbite, se fanno bene o male e se fanno male quanto ne fanno ecc. non è però scopo di questo scritto.

Chi scrive infatti è rimasto molto colpito, e qui lo si vuole rimarcare, dal solito, conseguente, contorno mediatico: libri, articoli, conferenze, dibattiti, trasmissioni televisive, rilievi, analisi, esperimenti su cavie, gruppi coalizzati di agguerriti cittadini in calorosa protesta, e via furoreggiando. Storia recente di un déjà vu trito e ritrito, del solito ritornello cantilenato sull’onda emotiva generata dalla rabbia che sempre prende colui verso il quale arriva, calata dall’alto, l’ennesima imposizione di turno. Ed il gioco è proprio questo: l’imposizione, l’obbligo, la forzatura che serve al potere per vedere quali e quanti saranno poi i sudditi ribelli. Non servirà cercarli, stanarli: saranno loro che, spontaneamente, si faranno riconoscere. Con le loro stupide proteste, gli inutili cortei, le vane contro-prove, le ininfluenti denunce. E sarà poi lo stesso potere a ridicolizzarli, ad attaccarli, a strumentalizzarli, usandoli infine proprio per avvallare e giustificare agli occhi del mondo quanto sia stata giusta quella imposizione, quell’obbligo, quella scelta forzata. Obblighi semplicemente catapultati sulle teste dei popoli, da prima ignorati poi (peggio) aggrediti e fagocitati in una lotta drammaticamente impari e dall’esito scontato. Come non associare, ad esempio, il 5G ai vaccini, altro obbligo imposto a livello trans-nazionale da lobby e multinazionali che da sole muovono risorse superiori al PIL di un intero Paese. Potenze capaci di cucirti addosso qualunque etichetta, per isolarti, separarti, distinguerti dagli altri.

Ed ecco quindi nascere il cosiddetto popolo “no vax” o “no tav” o “no tap” o “no qualunque cosa”, sempre formato da gente stupida, ignorante e pericolosa per la comunità: quindi giusto l’obbligo, giusta l’imposizione, giusta la sanzione, la diffida, la scomunica!

Quindi perché lottare, dannarsi l’anima, consumare il tuo tempo, impegnare la mente, spendere alacremente energie e risorse che spesso non sapevi neppure di avere, quando già sai che la tua lotta sarà inutile o ancor peggio sarà strumentalizzata e pretestuosa verso imposizioni magari ancora peggiori?

Perché, alla fine, noi siamo fatti così. Sappiamo ciò che ci aspetta, sappiamo di lottare molto spesso contro i mulini a vento, sappiamo di poter vincere (a volte e forse) qualche battaglia, ma di perdere (sempre e comunque) la guerra. Sappiamo di essere in pochi, forse la classica goccia nel mare, l’alito di vento appena percepito nella calura estiva. Sappiamo che la tecnologia, il profitto, il dominio, la paura non si fermeranno davanti ad uno sparuto gruppetto di anarchici, raffazzonati quanto inconcludenti guerriglieri dell’ultima ora.

Sappiamo che gli altri non ci capiranno. Mai.

Sappiamo tutto ciò. Ma sappiamo, soprattutto, di doverlo fare. Di volerlo fare. Nonostante tutto e tutti. Nonostante l’impari confronto. Nonostante le gigantesche e super organizzate forze avverse. Nonostante si sappia, spesso, di aver già perduto in partenza.

Perché la lotta per qualcosa che si ritiene giusto è innata, è insita nell’essere umano che esprime così il suo “pensare”, quindi il suo “essere”.

E’ presente, è inarrestabile e pulsa e vive ed eleva l’uomo.

Anche se deriso, attaccato, umiliato e vinto.


Citazione dalla redazione.

Riprendendo le parole di Armando (che ringrazio per l’impegno nella stesura dell’articolo) “Nonostante si sappia, spesso, di aver già perduto in partenza…” bisogna considerare, e non dimenticare, che l’informazione per le Coscienze e la loro evoluzione non viaggia sui canali tecnologici ma su frequenze emesse dai nostri campi morfogenetici (vedi qui: https://traterraecielo.live/2018/12/09/la-radice-quadrata-dell1-della-popolazione-mondiale-dara-la-svolta-decisiva/). E va anche considerato che ogni coscienza che anela al risveglio vale come mille di altre dormienti. Chi anela al risveglio non si accontenta di mediocrità, non rimane fermo,, apatico ma, anzi, sentendosi incomodo con la propria voce interiore fa di tutto affinché essa prevalga. Il Nero non ha scampo; i suoi emissari iniziano a tremare.

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