Se Dante fosse vivo oggi

“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza…”

Recita il famoso Canto XXVI della Divina Commedia (o Canto di Ulisse) della Cantica dell’Inferno.

E, prendendo ad esempio la menzione di questo canto, come potremo distinguere la “virtute” da ciò che tale non è?

Dante nasce a Firenze nel 1265, ben più di trecentocinquanta anni fa, ma la sua opera è quanto mai attuale. Di fatto la produce estrapolandola da sé, a favore di coloro che, come lui, hanno l’anelito di addentrarsi nella loro selva oscura. E il “dentro” di noi non ha tempo ma uno scorrere circolare di eventi, diversi nella forma ma sempre uguali nella sostanza se nulla facciamo per muovere le stagnanti acque. Tale monotonia è il lassismo degli ignavi, che Dante pone nell’Anti Inferno.

Le virtù non si acquisiscono (non ci sono soldi a sufficienza in quanto inestimabili) ma si coltivano. Sono sempre presenti nell’essere umano sebbene spesso latenti. Lo si riconosce dai loro effetti ma ancor di più dall’attrazione che esercita colui che le esercita. E così la Verità desta sommo rispetto, quasi stupore, in colui che la sente esprimere, così come l’Onestà, che addirittura “paga”, o la Pazienza che rende “santi”, mentre l’ira rende ciechi, la lussuria lassisti, così come l’orgoglio rende rigidi ma l’Umiltà adattabili… E il destino si adatta agli eventi da noi richiesti.

Lo spieghi bene, Dante, sommo poeta, quando descrivi le pene infernali, i lamenti del Purgatorio, l’estasi del Paradiso.

E oggi, chi metteresti nell’Inferno? Come dici? Ah, sì, già si vive nell’Inferno, nel Purgatorio e (pochi, molto pochi) nel Paradiso nonostante il corpo sia qui, ancora in movimento, animato da un movente che prende ordini dal nostro Bene o dal nostro Male, che noi identifichiamo rispettivamente come Coscienza ed Ego.

Bimbo e vaccinicosti-guerra-sitoDove metteresti coloro che attentano alla salute altrui con farmaci o con leggi che approvano farmaci (il braccio e la mente, il gatto e la volpe), o coloro che sparano guerre o approvano attacchi omicidi coperti dalla legge, la loro? Dove porresti coloro che tradiscono la loro gente, che attentano ed ostacolano il fluire della Conoscenza che risveglia le Coscienze, cambiando la storia a loro vantaggio? In quale girone potremmo trovare coloro che fomentano paure piuttosto che curare le loro, siano essi genitori, docenti o conoscenti? Quale sarebbe la pena che proporresti per chi rapina senza pistola, in giacca e cravatta, con l’arma della persuasione, con prestiti di denaro non loro, facendo credere che il denaro è di loro proprietà mentre dovrebbero essere semplici funzionari che lo consegnano, senza garanzie né interessi? E, meglio, chi salveresti tra color che son sospesi tra il lasciarsi andare alla Provvidenza o il ricader nella materia? Tu, ne sono certo, altro non faresti che indicarci la strada per il Paradiso, ricordandoci che la voce guida dentro di noi, vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, conduce là. Per alcuni è scomodo ascoltarla, per altri una impellente necessità.

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