ADHD, la violenza sulle nuove Coscienze in fase di sviluppo

Mi è capitata tra le mani una storia interessante che ha come protagonista una bambina, oggi deceduta dopo 92 anni di vita passata su questa terra. Una bambina il cui talento ha donato all’umanità musical come Cats, The phantom of the Opera, collaborazioni con personaggi del calibro di Andrew Lloyd Webber più altri contributi importanti in ambito musicale e teatrale.

The Olivier Awards
Gillian Lynne (Bromley, 20 febbraio 1926 – Londra, 1º luglio 2018)

Sto parlando di Gillian Lynne, la cui storia racconta di una madre preoccupata per la irrequietezza della figlia, che la rendeva “diversa” dagli altri bambini. Bambini che certamente non vedevano in Gillian una bambina da rifiutare, giudicare e disprezzare e che certamente non si ponevano questi problemi di immagine che non fossero trasmessi dagli stessi genitori. Ed i problemi, di fatto, spesso li creano coloro che si credono adulti. L’essere cresciuti dovrebbe renderci consapevoli che la statura del corpo dovrebbe andare di pari passo con una visione “dall’alto”, accresciuta con il relativo grado di consapevolezza. Purtroppo, molto spesso, non è così e si rimane bambini convinti di essere “grandi”. Il piccolo problema si pone quando da “grandi” prendiamo in mano lo scettro del potere senza il sapere, prerogativa dei saggi. A Gillian Lynne è andata bene, perché la preoccupazione della madre ha fatto sì che essa fosse visitata da un bravo specialista, uno psicologo, che aveva visto lungo, come la statura dovrebbe aiutare a fare.

Cito da http://www.scienzaeconoscenza.it:

Avete presente Gillian Lynne, la coreografa di Cats, The Phantom of the Opera e altri famosi musical firmati da Andrew Lloyd Webber? Quando era bambina era stata sottoposta alla valutazione di un professionista perché era sempre vivace e facilmente distraibile a scuola. Per fortuna non avevano ancora inventato la definizione di ADHD e il professionista che la visitò era una persona di grande intelligenza e intuito: disse alla madre che questa bambina aveva bisogno di muoversi e di fare qualcosa di appassionante. Così la mamma la iscrisse a una scuola di danza… e il resto è storia. Questa è la storia di una persona soddisfatta, che ha fatto ciò per cui era portata, ma cosa sarebbe successo se la diagnosi fosse stata fatta ai giorni nostri e le avessero dato un farmaco per tranquillizzarla?

Fonte: www.scienzaeconoscenza.it

Esatto, bella domanda. “Cosa sarebbe successo se le avessero dato un farmaco per tranquillizzarla?”. E propongo, perché mai creare un farmaco, e a cosa serve questo farmaco, dove va ad agire e quali conseguenze porta?

Riporto, a questo proposito, una parte interessante sugli psicofarmaci infantili, ripresa dal sito mednat.org:

“Chiariamo innanzitutto cosa è il Ritalin, il farmaco più venduto per lo ADHD. La molecola che lo compone è il METILFENIDATO, sostanzialmente una anfetamina. E’ noto che le anfetamine sono considerate droghe a tutti gli effetti, e infatti nel 1989 il Ministero della Salute italiano tolse dal mercato il metilfenidato, inserendolo nella categoria delle droghe pesanti come l’eroina e la cocaina.
[…]
Il danneggiamento dei neuroni e della loro capacità di neurotrasmissione crea un vero e proprio ottundimento delle funzioni cerebrali, che ovviamente “calma” il bambini iperattivo; solo che contemporaneamente ne uccide la creatività, l’intelligenza e l’emotività stessa. E’ per questo che, a proposito del metilfenidato si parla di “effetto Zombie” tipico del Ritalin, riconosciuto dagli stessi sostenitori del farmaco.
Così, L.E. Arnold and Peter Jensen, accesi sostenitori del Ritalin,  descrivono uno dei possibili effetti collaterali della droga: *…la costrizione tipo zombie dell’affetto e della spontaneità può rispondere ad una riduzione del dosaggio, ma a volte richiede un cambio del farmaco.* (Com­prehensive Textbook of Psychiatry, 1995.)
[…]
I farmaci stimolanti (anfetamine e simili), oltre a iperstimolare neurotrasmissione e surrenali, provocano importanti danni cerebrali

Fonte: www.mednat.org

Ed ecco che, a tutto il quadro, salta fuori questo acronimo, ADHD, che altro non è che la ennesima etichetta per additare un bambino come affetto da “sindrome da iperattività e deficit dell’attenzione”. Quando da piccolo dimostravo tali “disfunzioni”, il tono di voce imperativo dei miei genitori o dell’insegnante erano una cura efficace ed immediata, senza effetti collaterali. Ora invece…

La sindrome da deficit dell’attenzione e iperattività (in inglese Attention Deficit e Hyperactivity Disorder, da cui la sigla ADHD) ha creato grande confusione negli ultimi anni. Il numero di diagnosi è cresciuto vertiginosamente, circa un bambino su cinque sembrerebbe affetto da questa sindrome (dato rilevato dal Federal Centers for Disease Control and Prevention). I genitori si sono disperati, alcuni insegnanti coscienziosi sono entrati in crisi sul da farsi, altri hanno trovato una comoda etichetta per liberarsi dei bambini difficili da gestire. I professionisti del settore hanno cominciato a cercare di “curare” il fenomeno, ma spesso con scarsi risultati. In un quadro caotico del genere ha fatto scandalo, di recente, la dichiarazione di Leon Eisenberg, la persona che aveva ideato e definito l’ADHD come una patologia. Oggi il dottor Leon Eisenberg si è pentito è ha confessato che tale patologia non esiste, si tratta solo di un’invenzione (Dal settimanale tedesco Der Spiegel, 2 febbraio 2012).

Capito? Malattia “inventata”. A che pro? Perché mai ottundere le coscienze in erba e tarpare loro le ali? Sarà che è reputato pericoloso lasciare che esse diano il loro benefico contributo ad umanità sempre più robotizzata, lobotomizzata, fredda e disumana? Sarà che il pericolo derivi dal fatto che il loro talento dia la possibilità di apprezzare il bello che ogni essere umano porta dentro?

Per approfondimenti: https://www.scienzaeconoscenza.it/blog/neuroscienze-cervello/adhd-sindrome-deficit-attenzione-iperattivita

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