C’era una volta l’Italia… per non dimenticare come tutto è iniziato

C’era una volta, ed ora non c’è più…(come tutte le favole che si rispettino, anche la nostra comincia così)…un Paese chiamato Italia. Era dal mondo definito “Il bel Paese”, per le sue bellezze paesaggistiche, per il clima, il cibo, la gente. La sua bellezza ti entrava negli occhi, e ti prendeva allo stomaco, alla pancia. Era invidiato, amato, conteso. Ecco, direi conteso più di ogni altra cosa, e per questo, osservato attentamente da occhi avidi, mani prensili, cuori aridi. Come i cuori di coloro che avrebbero dovuto difenderlo da chi ne aveva decretato la fine; invece hanno ceduto alle lusinghe e alla brama di potere, per venderlo al “peggior” offerente.

La nostra storia comincia nel febbraio del 1981, quando il Ministro del Tesoro, Beniamino Andreatta scrisse al Governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi, una lettera, che sancì il “divorzio” tra le due istituzioni. Obiettivo: impedire alla banca centrale di continuare a finanziare lo Stato.

“Il provvedimento ebbe effetti devastanti sulla politica economica italiana”.

“Ce lo chiese l’Europa”, diranno. L’Europa lo ha chiesto solo all’Italia?

https://www.maurizioblondet.it/rivelazione-la-bundesbank-non-ha-fatto-il-divorzio/

“L’Italia doveva morire!” ci dirà Antonino Galloni, docente universitario, manager pubblico e alto dirigente di Stato. E così il secondo colpo, quello del ko, arriva otto anni dopo, quando crolla il Muro di Berlino. La Germania si gioca la riunificazione, a spese della sopravvivenza dell’Italia come potenza industriale: ricattati dai francesi, per riconquistare l’Est, i tedeschi accettano di rinunciare al marco e aderire all’euro, a patto che il nuovo assetto europeo elimini dalla scena il loro concorrente più pericoloso: noi. A Roma non mancano complici: pur di togliere il potere sovrano dalle mani della “casta” corrotta della Prima Repubblica, c’è chi è pronto a sacrificare l’Italia all’Europa “tedesca”, naturalmente all’insaputa degli italiani.

Ma la nostra storia non è ancora finita. Infatti, il 2 giugno (festa della Repubblica, quale beffa per gli Italiani) 1992, il «Britannia», panfilo di sua maestà britannica, arrivò di fronte a Civitavecchia con tutti i banchieri della City a bordo (Warburg e Barclay, Coopers Lybrand, Barino, eccetera) a intimare le condizioni della finanza anglo sullo smantellamento delle partecipazioni statali.

Una torta da 100 mila miliardi, come scrisse Massimo Gaggi, giornalista de Il Corriere che era a bordo.

Ci andò anche Mario Draghi, divenuto poi l’intoccabile e non criticabile governatore di Bankitalia. Allora era direttore del Tesoro.

Ma non fu il solo a salire su quel panfilo. Che gli acquisti comincino!

http://www.libreidee.org/2018/08/prodi-draghi-c-chi-ha-regalato-litalia-autostrade-incluse/

E così, mentre la RAI prima, e le reti Mediaset poi, deliziavano gli italiani con il programma “Ok il prezzo è giusto”, in cui concorrenti coscienziosi avevano il compito di indovinare il costo di elettrodomestici o detergenti, i politici del tempo massacravano l’economia a colpi di privatizzazioni selvagge e a prezzi di supersaldi.

Anche se Giulio Tremonti dichiarò: «non venne programmata alcuna svendita, fu solo il prezzo da pagare per entrare tra i primi nel club dell’euro». Più chiari di così…

Lo Stato italiano ha favorito la perdita della propria sovranità monetaria ed economica.

Non avendo più una moneta nazionale non è più in grado, attraverso la leva monetaria, di controllare il costo della stessa, di finanziarsi adeguatamente, di controllare gli interessi del debito pubblico e, conseguentemente, di perseguire le politiche più idonee a garantire lo sviluppo e la piena occupazione.

Lo Stato è costretto a procacciarsi il denaro che gli serve (ma sempre in quantità limitate) attraverso il risparmio di spesa, le tasse o sui mercati finanziari, che in cambio di tassi bassi, pretendono tagli, privatizzazioni, flessibilità e precarietà dell’occupazione.

Condizioni che l’Europa impone attraverso il monopolio dell’euro attribuito alla BCE, con norme che vietano interventi dello Stato nell’economia, attraverso il Fiscal Compact che si esplica con il pareggio di bilancio.

L’Italia aderendo all’Unione Europea e all’euro non ha limitato la propria sovranità, ma ha ceduto pezzi della propria sovranità a un’entità sovranazionale priva di legittimazione democratica, disattendendo l’attuazione della Costituzione.

L’Italia non è più uno Stato.

Fabiuccio Maggiore, nel video, ci esorta a non mollare, per cui è fondamentale la consapevolezza che la sovranità monetaria è sicuramente degli Stati e questi hanno tutto il diritto di utilizzarla.

I modi di farlo possono essere diversi, questi i principali :

  1. – coniare monete metalliche di valore superiore a 2 euro, che la BCE deve “solo approvare” come quantità (art.128 comma 2 del TFUE);
  2. – emettere biglietti di Stato di qualsiasi valore, perché il TFUE dà alla BCE l’esclusiva solo delle “banconote” aventi corso legale nell’Unione (art.128 comma 1 del TFUE);
  3. – emettere moneta elettronica o carte di credito di Stato, che non sono prese in considerazione dai trattati, dove si parla solo di moneta metalliche e banconote, tant’è che le banche possono creare moneta elettronica senza limiti, figuriamoci se non può farlo uno Stato, che inoltre ha il vantaggio di poterla mettere all’attivo del suo bilancio in quanto detentore della sovranità monetaria;
  4. – moneta a valenza fiscale, in quanto in base ai Trattati Europei la sovranità tributaria è ancora di competenza esclusiva degli Stati nazionali.

Certamente la BCE non può continuare a creare denaro solo per le banche ed i mercati finanziari, visto che questi provvedimenti non raggiungono nessuno degli obiettivi previsti dai Trattati ed anzi finiscono solo per aggravare la situazione di crisi generale degli Stati.

Perfino Mario Draghi, quando un giornalista in una conferenza stampa gli ha domandato se la BCE può finire mai i soldi, ha risposto imbarazzato in questo modo :

“Beh tecnicamente no … non possono finire i soldi. Quindi abbiamo ampie risorse per far fronte a tutte le nostre emergenze“.

Ma quali sono le “nostre” emergenze ?

E’ una “nostra” emergenza un terremoto che distrugge interi comuni ? E’ una “nostra” emergenza una crisi economica che fa fallire le aziende e fa aumentare la disoccupazione ?

Oppure le “nostre” emergenze sono solo le difficoltà del sistema bancario e dei mercati finanziari ?

Mi sembra sia giunta l’ora che tra le emergenze siano inserite anche quelle dei cittadini, delle aziende e degli Stati, cioè dell’economia reale, e che il denaro venga finalmente creato per permettere agli Stati di adottare soluzioni che abbiano come riferimento i bisogni di tutte le persone, non solo quelli di pochi privilegiati.

Non saremmo pionieri, in questa fondamentale decisione; anzi, potremmo prendere esempio dalla “Grande Germania” quando, umiliata dal trattato di Versailles, giugno 1919, nel quale le fu imposto il pagamento agli stati dell’Intesa, di una indennità di guerra per una cifra fuori dalle possibilità di qualsiasi nazione, attuò una politica di sovranità monetaria, stampando una moneta libera dal debito e dagli interessi, che la portò dalla depressione alla condizione di potenza mondiale, in soli cinque anni.

https://www.maurizioblondet.it/homeres-publicadraghi-e-gnomisistema-solareneos-lexdistruzione-creativaaltri-categoria-draghi-e-gnomi-lipotesi-moneta-fiscale-in-italia-il-miglior-precedente-e-tedescohomeres-publi/

Maria Palladino

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