Privato è meglio. Privato della libertà, naturalmente

Le parole ci indicano la verità. Ma stiamo piano piano perdendo la capacità di leggerle per quello che sono. Complice il nostro basso livello di attenzione stiamo lasciando che neologismi ed acronimi nascano a nostro svantaggio, passati come metro di cultura; e come catene semantiche ci chiudiamo in una prigione della quale solo noi abbiamo le chiavi. E siamo confusi, non arriviamo a comprendere perché succedano certe cose che non avremo mai accettato se ci fossero state date per quello che erano e non vendute dentro ad un pacco dorato.

Termini come “sindaca”, “assessora”, “omofobo”, “bullismo”… sono stati inventati per descrivere il nulla. Ma altri termini come “privato” ci sono entrati in mente come qualcosa di assolutamente normale ed innocuo per cui, anche quando ci descrive una situazione di privazione di qualcosa di nostro, ci suona normale, anzi.

Dagli anni ’80 del secolo scorso hanno iniziato le privatizzazioni che meglio sarebbe chiamare “privazioni”, iniziando da Banca d’Italia per poi passare da SIP a Telecom , da Ferrovie dello Stato a Trenitalia, da Enel a Enel energia, e via di seguito. Potete scaricare l’elenco delle privatizzazioni direttamente dal sito del Ministero dell’Economia e della Finanza, il M.E.F. tanto per citare un acronimo, cliccando QUI

Certo che, detto così, può anche sembrare un’elucubrazione mentale, fine a se stessa ma senza effetti collaterali. Invece no. Perché tutto ciò che non è più di proprietà di uno Stato (lo Stato siamo noi) non produce più reddito per sé (ossia per noi). E allora, siccome gli introiti si abbassano, da qualche parte i soldi lo Stato (cioè noi) li deve prendere (ossia da noi). Si chiamano “Tasse”.

Qui di seguito il prodotto delle privatizzazioni dal periodo dell’introduzione dell’euro, così ci rendiamo conto:

Aumenti tariffe Italia.png
Fonte aggiornata al 2013. Oggi questi costi sono molto più cari, specialmente i pedaggi autostradali

 

Ma non si creda che nelle privatizzazioni siano solo implicate le grandi strutture perché con il tempo sono state privatizzate:

  • Le zone di sosta, appaltando il terreno pubblico a società che gestiscono i parcheggi
  • I rifiuti, con ditte che si occupano di gestire il servizio, le “partecipate”
  • La gestione delle contravvenzioni con i famigerati multavelox e tutor
  • La gestione delle acque civili, dalla potabile allo smaltimento delle acque reflue
  • La gestione delle riserve delle acque sorgive

A proposito di questo ultimo punto riporto quanto evidenziato dalla ricerca che potete trovare per esteso su www.ilsalvagente.it

Il business delle acque minerali: ogni euro di canone le aziende ne incassano 191

Minerali_business1.png

Quanto tempo è passato per arrivare a questo punto?

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