Domenica 4 marzo 2018. Come votare, se votare…

Mi accingo a scrivere un articolo che darà certo stimolo ad opposizioni e dissensi più o meno accesi e attirerò le ire di alcuni… Ma qui vogliamo fare informazione dicendo anche le cose che volutamente non ci dicono.

Domenica 4 marzo, dopo 5 anni che non prendevamo in mano la matita elettorale, torniamo ad accendere i motori e gli animi si scaldano. Un carosello di opinioni, miste a colpevolizzazioni verso l’uno o l’altro partito, le ricerche spasmodiche sui Internet per scovare gli scheletri dell’uno piuttosto che dell’altro per commentare poi con un “Te lo avevo detto!” da sbattere in faccia al rivale che non vota come noi. Guai poi se non vota; irresponsabile.

Le ultime elezioni del 2013 (per mio conto farsa, pilotate per rimettere un governo tecnico post Monti) dopo un anno di austerità per farci assaggiare il modello del più grande successo dell’euro, la Grecia, con l’Italia in mano al dipendente di una banca, proprio come la Grecia, hanno avuto questi risultati:

Politiche 213 - Senato
Senato
Politiche 2013 - Camera
Camera

Quindi, ci hanno appioppato… Letta. Come non essere andati a votare, praticamente.

Ma nel 2014 non dovevano andare tutti a casa? Un partito onesto, dopo la sentenza della Consulta, per rispetto delle regole e della decisione presa dall’organo sovra-governativo, o così dovrebbe essere, avrebbe dovuto dimettersi e dare così l’esempio. Ma nessuno si è mosso, nemmeno quelli che hanno fatto della correttezza il loro vessillo.

In questi frangenti torna alla mente il qui tante volte menzionato articolo apparso sul “The banker’s magazine” dell’agosto 1924:

“…Dividendo gli elettori tra partiti politici possiamo fare spendere le loro energie per lottare su questioni insignificanti. Di conseguenza, con un’azione prudente abbiamo la possibilità di assicurarci quello che è stato pianificato così bene e portato a termine con tanto successo”

A questo punto, personalmente, lo caldeggio sempre; invece che andare alle urne andiamo in banca perché è lì il vero potere e con la Legge possiamo riprendercelo. Il vero potere si chiama “denaro”, lo hanno inventato loro, ci giocano alla guerra con quello e con quello ci conquistano gli Stati. Lo hanno fatto in Italia il 25 aprile 1945:

AM Lire.jpg

Avete visto? Lo sbarco è avvenuto nel 1945 ma il denaro americano lo hanno stampato DUE ANNI PRIMA. Ma allora era tutto previsto… Ma la storia si ripete. Dopo la guerra in Irak gli USA hanno sbarcato sul territorio iracheno qualche miliardata di dollari.

“…nel 2003,  detronizzato e impiccato Saddam e  distrutto l’Irak per portarlo alla democrazia, gli americani  spedirono tra 12 e 14 miliardi di $ per “aiutare la ricostruzione del Paese”. 

“…Fatto curioso,   quei miliardi furono spediti in forma di contanti:  in biglietti da 100 dollari, in  pallet, un carico di due o tre centinaia di tonnellate, caricati sugli aerei cargo.”

Trillioni di dollari su pallet.jpg

Fonte: www.maurizioblondet.it

Detto ciò, se qualcuno ora avesse il vomito della politica così come ce l’hanno fatta vedere per decenni, ora ha un’alternativa non detta. Si può anche non votare ma in modo che la scheda non venga nemmeno presa in considerazione ma venga invece considerata la dichiarazione dell’elettore.

Secondo la legge 361 del 1957, all’articolo 104 si legge:

Art. 104, comma 5, del Testo Unico delle Leggi Elettorali D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361 e successive modifiche:
Il segretario dell’Ufficio elettorale che rifiuta di inserire nel processo verbale o di allegarvi proteste o reclami di elettori è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa sino a lire 4.000.000.

Ed anche:

art. 87, comma 1, del Testo Unico delle Leggi Elettorali D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361 e successive modifiche:
“Alla Camera dei deputati è riservata la convalida della elezione dei propri componenti. Essa pronuncia giudizio definitivo sulle contestazioni, le proteste e, in generale, su tutti i reclami presentati agli Uffici delle singole sezioni elettorali o all’Ufficio centrale durante la loro attività o posteriormente.”

Non solo, quindi, è per legge prevista, durante il procedimento elettorale, la possibilità per gli elettori di avanzare proteste o reclami (ed è bene sottolineare nuovamente la diversità di significato tra le due opzioni a disposizione: reclamo e protesta). A queste proteste viene dato, quanto meno sotto il profilo formale, un rilevo particolare, al punto che la Camera dei Deputati si pronuncia.
Siamo cioè di fronte ad una vera e propria attivazione di un Organo costituzionale in conseguenza di un atto che legittimamente può essere compiuto da ogni singolo elettore.
Tornando quindi al rifiuto o alla restituzione di una o più schede elettorali, nulla osta a che la protesta possa riguardare questioni come la legge elettorale, eventuali dubbi circa la correttezza della scheda elettorale ricevuta, o altri motivi che in ogni caso renderebbero di fatto inutile, nella convinzione dell’elettore, l’espressione del voto.

Per concludere, come sopra ricordato, il segretario di sezione è obbligato a verbalizzare qualsiasi reclamo o protesta provenga dagli elettori.
Si tenga inoltre presente che, in ogni caso, qualunque decisione venisse assunta dal Presidente di seggio per dirimere la controversia, l’eventuale diniego non potrebbe non essere esso stesso verbalizzato, con tanto di motivazione delle ragioni del rifiuto. (fonte: www.riforme.info)

Quindi, chiunque non si senta rappresentato oppure abbia altri motivi per non dare in pasto ai partiti la propria scheda, sia bianca o nulla, può chiedere al presidente del seggio di notificare il proprio dissenso, da apporre su apposito registro e protocollare per iscritto le proprie motivazioni.

Un elettore può andare al seggio, farsi registrare e poi rifiutare la scheda (senza prenderla in mano), chiedendo di mettere a verbale le motivazioni del suo rifiuto. Nel caso in cui decida di prendere la scheda in mano e poi restituirla, verrà considerata nulla. Se si rifiuta di prenderla il suo voto non verrà conteggiato ma le proteste verranno verbalizzate dal presidente di seggio (anche se non è obbligato a farlo). L’elettore che decide di rifiutare la scheda può anche scrivere a casa le motivazioni e consegnarle al presidente in modo che le alleghi al verbale, facendo così risparmiare tempo durante le operazioni di voto e non creare alcun intralcio.

Ma tutto questo non lo vedrete apposto in alcuna bacheca comunale e neppure domenica nei seggi; lì vedrete solo COME votare; per la protesta non è ammessa pubblicità.

Ma sbaglio, ricordo male, oppure questa legge elettorale “Rosatellum” è stata dichiarata illegittima al pari del precedente “Porcellum“? (un nome, una garanzia…)

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