1834. Non è un anno; è il codice di un cappio a chi crede di avere soldi in banca

A cura di Andrea Pilati

Ho più volte menzionato l’articolo in questione quando ho scritto di economia. Questo articolo del codice civile recita parole esplicite sulle quali noi abbiamo sempre sorvolato, un po’ come firmare un contratto con le righe scritte in piccolo che non leggiamo mai.

Nei depositi di una somma di danaro presso una banca, questa ne acquista la proprietà ed obbligata a restituirla nella stessa specie monetaria (1272), alla scadenza del termine convenuto ovvero a richiesta del depositante, con l’osservanza del periodo di preavviso stabilito dalle parti o dagli usi (1782).

Quello che c’è scritto in questo articolo è una cosa ovvia, scontata, che passa in superficie a chiunque lo legga senza comprendere le problematiche enormi che questa dichiarazione comporta. Quanto ho riportato in grassetto è esattamente ciò che il sistema bancario ha voluto mettere come priorità e nero su bianco. Instupiditi dell’opulenza e resi innocui dall’egoismo, i soldi dei correntisti sono diventati per legge di proprietà della banca che li detiene. Ma ragioniamo un momento; a cosa serve una tale dichiarazione esplicita quando tutti noi siamo sempre stati convinti che i soldi che abbiamo in mano sono, o sarebbero, i nostri? Perché scrivere che quando entrano in banca diventano di loro proprietà? Avrebbero potuto benissimo scrivere i soldi dei correntisti che entrano in banca rimangono di proprietà del portatore come era scritto sopra le banconote in lire prima dell’avvento dell’euro.

Monete di proprietà del portatore. Erano nostre e c’era scritto sopra. Quella scritta è ora sparita dagli euro perché le cose ce le dicono senza nasconderle, siamo noi a non dar loro il giusto peso (clicca sulla miniatura per ingrandire)

Ma quello che più mi ha preoccupato e che mi ha spinto a scrivere questo articolo è il servizio andato in onda su Canale Italia, canale televisivo che ero portato a credere fosse votato a svelare le mosse del Governo dei governi. E invece no; quando Fabio Conditi, presidente di moneta positiva ha parlato di questo specifico articolo, è stato tacciato di terrorismo mediatico e di fake news.

Non sono solito espormi a giudizi ma su questo tema non posso che dire: male, molto male Canale Italia! In questi casi è preferibile tacere piuttosto che esternare menzogne e atteggiamenti detrattivi nei confronti di chi esprime la realtà. Perché, se non si comprendono queste cose basilari, viene a mancare un importante tassello di un puzzle che non permette di vedere il quadro chiaro della situazione.

Questo che segue è il pezzo più importante del documentario sul Alves Reis (QUI la sua storia) interpretato da Paolo Stoppa. La storia risale ad un fatto accaduto già negli anni ’20 e dimostra come già allora il ruolo del denaro fosse di chiara comprensione. Un falsario che rischia di mettere in ginocchio l’economia di una intera nazione. Non ricorda qualcosa di già visto di recente?

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