Perduta gente; noi, programmati mentali dello zoo del Pianeta

Ciao

Sono nato in questo bel Pianeta per caso, vivo come un sogno, a volte incubo. Mi hanno detto che pensare porta a preoccupazioni per cui non penso ma mi faccio pensare. È così comodo…

Sono nato ma potrei essere femmina perciò anche nata va bene. Non so di che sesso sono, me lo dirà la sensazione che avrò nel tempo e col tempo cambierò genere come vorrò. Sono pensato anche nei pensieri. Lo so che sembra assurdo ma è la mia realtà e mi piace così. Da piccolo mi dicevano che ero ingenuo, che avrei capito con l’età, maturando, come un frutto. Fino a quando si staccherà dal ramo per fare la sua vita o per lasciarla.

“Non sai mai come ti viene su il figlio” sentivo dire mio padre con mia madre, incurante di me perché tanto ci pensa la vita, la scuola, i nonni, gli altri che non siano loro.

Allora c’erano ancora i genitori, mamma e papà. Oggi invece ci possono essere i genitore 1 e genitore 2 come ci hanno detto di pensare. E questo ce lo hanno detto a scuola e quando mamma e papà lo hanno saputo non si sono indignati più di tanto perché la mamma aveva altro da pensare e papà aveva le preoccupazioni del lavoro e gli svaghi festivi, la partita, le chat e, a volte, anche qualche dialogo con mamma. Anche loro erano pensati.

Così sono cresciuto/a nel mondo del “così è se vi pare” e a me pareva andasse bene così perché a tutti andava bene così. A parte ad alcuni, ai quali non andava bene ‘sta storia di non pensare a sé ma procurava loro solo emarginazione perché noi li scansavamo, ci davano fastidio. Ma forse è meglio dire una “velata preoccupazione”; quella che ci ponessero domande alle quali non avremmo saputo rispondere. Per cui tagliavamo per la tangente.

Da grande, passata la fase adolescenziale, ho sentito le pulsioni sessuali farsi largo e allora mi sono avvicinato/a al sesso che più mi attirava ossia quello uguale al mio. Sì, perché quello opposto mi procurava timore, non conoscevo la reazione, non sapevo come agire, cosa dire. Con il proprio simile invece fila tutto più liscio perché si fanno le stesse cose, si pensa alla stessa maniera. No, non mi mancava il coraggio, anche se di questa parola non ne conosco il significato, ma ci hanno detto che è coraggioso chi trasgredisce.

Di noi dicono che i rimorsi di coscienza non li sentiamo perché sono cose troppo pericolose; li taciamo con le giustificazioni, già bell’e pronte e confezionate da altri che le hanno testate e hanno detto che funzionano. E funzionano, eccome! “Tu non mi capisci, nessuno mi ascolta, povero/a me, cosa mi è capitato, cosa ne sai di me, nessuno mi vuole…“. Basta mettere un “mi” un po qui, un po là e tutto va a posto, continui ad essere uno di loro, i recitanti.

Poi un giorno, tutto a d’un tratto, mi sono sentito/a una vampata dentro, una voce mista ad una pulsione sfrenata, bestiale, come era stata la mia vita. E ho sferrato fendenti a destra e a manca verso i miei genitori 1 e 2, e mi hanno chiamato “Pietro Maso”.

Un’altra volta ero con un gruppo di altri bestiali a gettare sassi dai cavalcavia oppure giocavo a “Knockout game” picchiando pugni improvvisi al passante casuale. Altra volta, chiamato “Adam Kabobo”, uccidevo a picconate in quel di Milano guidato da “delle voci nella testa” mentre a Cogne mi hanno chiamata “Franzoni”, in Puglia “Misseri” a Scandicci “Pacciani” o se sono all’estero, nel Colorado “James Holmes”.

James Holmes.jpg

Non importa il nome, ma il movente, il risultato.

Erika Preti e compagno.jpg
In vacanza, accoltellata alla gola…

Sì, il risultato. Perché noi, i pensati senza responsabilità verso noi stessi, siamo il braccio di menti perverse alle quali ubbidiamo non più solo come pensati ma come programmati mentali. Queste menti hanno il compito di instillare instabilità sociale attraverso la Paura; così non saprai mai cosa ti potrà capitare, ne quando ne dove; nemmeno le quattro mura di casa saranno sicure perché il pericolo potrebbe essere il tuo stesso amante, improvviso Mister Hyde.

Il fine da raggiungere è la piena sfiducia nel prossimo, al quale non dovremo chiedere aiuto ma esserne guardinghi. Le menti del Male hanno tempo e pazienza da vendere e sanno che abbiamo poca memoria, siamo propensi ad adattarci piuttosto che a ribellarci. Quello lo lasciamo fare a coloro che abbiamo sempre scansato, tagliando per la tangente.

Le menti del Male devono disfare la società disintegrandone i valori ancora integri, quelli che ci tengono uniti, ché l’unione fa la forza. E la sfiducia parte dapprima da fuori per poi arrivare dentro, dal luogo dal quale è partita ma del quale non ne eravamo coscienti. La perdita di fiducia in sé è l’ultimo passo prima del totale annichilimento ma si controbatte con l’ardore, il coraggio, l’ascolto interno della propria voce angelica, quella che castiga con la Verità verso se stessi, la voce della Coscienza.

Voce della Coscienza

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