Dietro Avaaz. Meglio pensare prima di firmare…

Riprodotto, con permesso, da Counterpunch
Postato da Diana Johnstone il 4 Ottobre 2016 alle 14:14

 

Tutti affermano di voler porre fine alla guerra in Siria e riportare la pace in Medio Oriente.
Beh, quasi tutti.
“Questa è una situazione tipo playoff in cui è necessario che entrambe le squadre perdano, o almeno non si vuole che una vinca – si preferisce un pareggio”, ha dichiarato al New York Times nel giugno 2013 Alon Pinkas, ex console generale di Israele a New York. “Entrambi devono sanguinare, perdere sangue fino alla morte: questo è il pensiero strategico qui”.


Strana coincidenza con quanto affermato nel 1924 da USA Banker’s Magazine (Rivista dei banchieri americani):

“Dividendo gli elettori attraverso il sistema dei partiti politici, possiamo fare spendere le loro energie per lottare su questioni insignificanti. Di conseguenza, con un’azione prudente abbiamo la possibilità di assicurarci quello che è stato pianificato così bene e portato a termine con tanto successo.”


Efraim Inbar, direttore del Centro Begin-Sadat per gli Studi Strategici, ha sottolineato gli stessi punti nel mese di agosto 2016: “L’Occidente dovrebbe perseguire l’ulteriore indebolimento dello Stato Islamico, ma non la sua distruzione… Permettere che i cattivi uccidano i cattivi suona molto cinico, ma è cosa utile e anche etica da farsi se tiene i cattivi occupati e meno in grado di nuocere ai buoni… Inoltre, l’instabilità e le crisi a volte contengono presagi di un cambiamento positivo… l’amministrazione americana non sembra in grado di riconoscere che l’ISIS può essere uno strumento utile per minare l’ambizioso piano di Teheran di dominio sul Medio Oriente”.

Va bene, non esattamente tutti.
Ma sicuramente il sito umanitario Avaaz vuole porre fine alla guerra e riportare la pace…
O no?

Avaaz sta facendo circolare una petizione che ha raccolto oltre un milione di firme ed ha l’obiettivo di un milione e mezzo. E ‘probabile che ci riescano, con parole come queste: “100 bambini sono stati uccisi ad Aleppo da Venerdì scorso” e “Troppo è troppo!”
Avaaz continua: “Non vi è alcun modo semplice per porre fine a questa guerra, ma c’è solo un modo per evitare questo terrore dal cielo – che le persone in tutto il mondo chiedano una no-fly-zone per proteggere i civili”


Ma facciamo un controllino per vedere chi c’è dietro a questa associzione no-profit.

Da un articolo estrapolato da coscienzeinrete.net leggiamo: “Avaaz” è stata creata da Ricken Patel, personaggio politicamente ben schierato a destra che gode del sostegno finanziario del patron della multinazionale informatica “Microsoft” Bill Gates e della Fondazione Rockefeller. Collabora strettamente con la famosa Fondazione Soros, una struttura vicina al governo Obama.

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avaaz2No-fly-zone? Non suona familiare? Quello fu lo stratagemma che servì per distruggere le difese aeree della Libia e aprì quel paese al cambio di regime nel 2011. Fu promosso con zelo da Hillary Clinton, che è anche nota per sostenere la stessa mossa in Siria.
E quando l’Occidente dice “no-fly”, significa che alcuni possono volare e altri no. Con la no-fly-zone in Libia la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti hanno volato quanto volevano, uccidendo numerosi civili, distruggendo infrastrutture e permettendo ai ribelli islamici di occupare parte del paese.
La petizione di Avaaz fa la stessa distinzione. Alcuni dovrebbe volare e altri no.
“Costruiamo un clamoroso appello globale a Obama e altri leader per resistere al terrore di Putin e di Assad. Questa potrebbe essere la nostra ultima, migliore occasione per contribuire a porre fine a questo assassinio di massa di bambini indifesi. Aggiungi il tuo nome”.

Quindi si tratta solo di omicidi di massa di bambini indifesi, e per fermarli dovremmo chiamare il Re dei Droni, Obama, a por fine al “terrore dal cielo”.
Non solo Obama, ma altri leader “buoni”, i membri della NATO: “Al presidente Obama, al Presidente Erdogan, al presidente Hollande, alla Signora Primo Ministro May, e ad altri leader mondiali: Come cittadini in tutto il mondo inorriditi dal massacro di innocenti in Siria, vi chiediamo di far rispettare una no-fly-zone nel nord della Siria, inclusa Aleppo, per fermare il bombardamento dei civili della Siria e garantire che gli aiuti umanitari giungano ai più bisognosi”.
La tempistica di questa petizione è eloquente. Arriva proprio quando il governo siriano sta spingendo per porre fine alla guerra e riconquistare la parte orientale di Aleppo. E’ parte della massiccia campagna di propaganda in corso per conculcare la pubblica opinione circa la guerra siriana su due soli fattori: meno vittime e aiuti umanitari.

In questa prospettiva, i ribelli scompaiono. E scompaiono tutti i loro sostenitori stranieri, il denaro saudita, i fanatici wahhabiti, le reclute ISIS provenienti da tutto il mondo, le armi degli Stati Uniti e il supporto francese. La guerra è solo causata dallo strano capriccio di un “dittatore” che si diverte a bombardare i propri bambini indifesi e a bloccare gli aiuti umanitari. Questa rappresentazione riduce cinque anni di guerra in Siria ad una situazione simile a quanto fu raffigurato in Libia per giustificare la no-fly-zone: nient’altro se non un dittatore malvagio che bombarda il suo popolo.

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