Racconti all’ora del thé; le novelle di Maura

a cura di Maura Giuffrida Mazza

Mi sono sbagliata….le farfalle ci sono e come !… Chi ne ha fatto le spese sono i miei cavoli che sono stati divorati dai bruchi delle cavolaie prima che io potessi trattarli con in mio infuso di aglio.

Le bellissime volano insieme ad api e bombi sulle lavande, la maggiorana e il tiglio che è ancora in fiore e profumatissimo. Le farfalle sono un gioco artistico della Natura che si diverte a realizzare piccoli quadri astratti sulle loro ali. Mi piace osservare quanti accostamenti di colore e quante forme intravvedo su quelle “piccole tele” di seta! La farfalla che mi piace di più è bianco creme a punti irregolari neri. E’ sobria ma elegante. Alcune farfalle ricordano quadri dei macchiaioli toscani ed altre si possono avvicinare alla luminosità cromatica degli impressionisti. Che nostalgia per la tavolozza ed i pennelli! Sono molti anni che ho rinchiuso in una credenza tutta l’arte che porto dentro e solo raramente riapro quegli sportelli e tento un disegno a carboncino….ma mi manca l’ispirazione degli anni ruggenti nei quali ero un’artista tra gli altri artisti della bottega d’arte di via Garibaldi o Brera a Milano. I miei amici pittori, scultori o scrittori sono morti da tempo e la bottega è chiusa. A quei tempi abitavo a Milano e rivendicavo la mia indipendenza di donna fuori dai ruoli classici femminili,frequentando affollati atelier dove si discuteva di politica,di rivendicazioni femminili oltre a confronti sulle nostre specifiche tendenze artistiche. Era il periodo dei figli dei fiori ed io ero affascinata da quella ventata di novità che si sperava avrebbe cambiato in meglio il nostro mondo occidentale e consumistico. Vestivo come “un’alternativa ” con ampi gonnelloni fiorati e camicie in lino o cotone bianco sottratti ai bauli delle nonne e vendute al mercatino di Senigallia sui Navigli.Di rigore erano i semplici sandali francescani ,fasce colorate e fiori tra i capelli. Mi sentivo libera da mode e costumi preconfezionati per la morale del tempo che ancora riservava alla donna : gonne strette e tacchi, guanti e cappellino ma soprattutto poco spazio alla donna fuori dalla realtà famigliare dei genitori o del marito. La donna era sottomessa prima all’autorità paterna e dopo il matrimonio a quella del coniuge. Mi sposai a 18 anni credendo in un amore romantico ma divorziai appena entrò nel nostro ordinamento giuridico il divorzio. Dopo la separazione viaggiai per l’Italia con zaino in spalle e piccola tenda canadese. A quei tempi si poteva ancora fare campeggio libero senza pericolo e quindi ne approfittai per conoscere l’Italia e gli italiani in lungo e in largo. Viaggiavo in autostop o in treni ancora con la terza classe (ovvero tradotte militari in legno) oppure in traballanti “corriere” nel sud. Conobbi luoghi stupendi ancora non corrotti dall’edilizia selvaggia e persone stupende e particolari. Ritrovai la mia balia in Basilicata e fu per me l’occasione per farmi coccolare come quando ero una bambina selvaggia ma desiderosa di affetto. Lei, poverissima, mi regalò un’antico strumento forgiato a mano per preparare la pasta “trascinata” e poi altri oggetti della quotidianità femminile che mi portò con nostalgia al ricordo della mia infanzia felice tra i querceti, gli oliveti e il grano delle Puglie. Il mio viaggio iniziatico passò anche per la Toscana e l’Umbria. In Toscana vissi in casa di un contadino pastore che mi insegnò a pescare e mi introdusse nella realtà dei butteri, ma anche dei tombaroli. Da questi ultimi iniziai a capire l’importanza della civiltà etrusca e con loro scoprii, nei boschi  di Pitigliano, tombe ancora sconosciute agli archeologi. Con il macete ci aprivamo la strada tra cespugli intricati per ammirare quelli che in seguito sarebbero diventati per i turisti le necropoli visitabili  di Sovana a Soana.

Con i butteri… il mio corpo ed il mio spirito volavano a cavallo di un maremmano sulle spiagge deserte nelle prime ore del giorno. Il profumo del mare, lo sciacquio delle onde, il volo dei gabbiani e la fragranza degli asfodeli erano un sogno per la mente e un nettare per l’anima. Ancora adesso quei ricordi di libertà e bellezza mi scaldano il cuore afflitto invece dalle vicende di una società malata alla ricerca solo di schiavitù e bruttezza. Pace e amore chiede il mio spirito e spero che questa invocazione salga in cielo e sia ascoltata. Spero anche che questi brevi ricordi personali risveglino nei cuori di chi ha vissuto quegli anni un anelito di speranza nella libertà che noi, giovani di allora, abbiamo respirato e possano quei ricordi essere ancora narrati ai nostri figli e nipoti come dono alla vita. In questi anni turbolenti si fatica a vedere nelle aspirazioni dei giovani un desiderio vero di cambiamento. Si da importanza alle cose che non sono tali. Si inseguono miti e valori che rende sempre più pesante il cuore invece di farlo volare libero tra gli spazi sconfinati della Creazione. E quindi io narro come momento catartico, narro per risvegliare la memoria, narro per tranquillizzare, narro come una dolce ninna nanna. Non sono più giovane, ma con i miei ricordi vorrei, con molta semplicità e umiltà, dare un contributo al Risveglio in atto su questo Pianeta. La vita è un sogno, perché non sognare in “rosa”? Là fuori c’è sangue, violenza e paura e noi sognatori vediamo solo vita e Amore.

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