Nizza, non solo gelati…

A cura di Luca Roverselli

La sera del 14 luglio in Francia si manifesta ancora una volta lo stesso triste e grottesco cliché. Un nuovo attentato sulla cui vera o presunta matrice si scriveranno le solite migliaia di pagine e su cui i leader istituzionali pronunceranno nei giorni successivi le solite ondate di meccaniche parole di rito, falcia decine di vite in quella che sarebbe dovuta essere una gioiosa sera d’estate. La vile azione è già tristemente nota come la strage dei sorrisi perché tra le vittime dell’attentatore di Nizza giacciono a terra esanimi su quella Promenade des Anglais parecchi bambini, al termine di quella che non sospettavano che sarebbe stata l’ultima giornata della loro vita. Forse avevano già pregustato i dolci gusti che avrebbero assaporato a colazione al loro risveglio la mattina successiva e i giochi e le emozioni che avrebbero vissuto nel successivo pomeriggio, ma il risorgere del Sole è stato loro negato per sempre.

Quando capitano fatti di questo genere il nostro sentimento umano ci spinge a rivolgere giustamente la nostra attenzione nei riguardi delle vittime e a condividere il terribile dolore delle loro famiglie, però adesso è nostra responsabilità volgere uno sguardo con occhio un po’ più attento anche verso quelle incongruenze nella descrizione dei fatti che incontriamo ormai da tempo in questi casi, descrizioni fatte in modo approssimativo e a volte raffazzonato, tese a giustificare le falle nei sistemi di sicurezza, aggirati a dir loro dalle efficaci azioni dei terroristi. I precedenti gravi attentati subiti di recente dalla nazione francese sembrano infatti non avere rafforzato per nulla il lavoro dell’intelligence e l’efficacia dei presidi di sicurezza durante gli eventi a rischio e a protezione degli obiettivi sensibili.

Dopo l’assalto a colpi di Kalashnikov al periodico satirico Charlie Hebdo e dopo che la macchina dello stato è stata nuovamente sconfitta permettendo la strage avvenuta poco dopo durante il concerto metal al Bataclan, la soglia dell’attenzione delle forze di sicurezza francesi dovrebbe essere senza dubbio cresciuta.

Ma i fatti di Nizza sembrano contraddire nettamente questa idea.

Anzitutto osserviamo che le transenne che dovevano delimitare la zona pedonale sicura con lo scopo di non permettere l’accesso dei veicoli durante lo svolgersi dell’affollatissima festa erano di fatto leggerissime e per forzarle sarebbe stato sufficiente un piccolo motocarro.

Il peggio però  è ciò che è successo dopo. L’autista assassino si è infatti presentato agli agenti disposti a presidio dell’area dichiarando che doveva entrare nel perimetro protetto con il suo camion per consegnare un carico di gelati, ma alcuni fatti non quadrano per niente con questa tesi. Anzitutto un mezzo di quelle dimensioni potrebbe effettuare consegne per un supermercato e non solo di gelati, ed era di certo fuori luogo per rifornire alcuni gelatai ambulanti su una passeggiata. Ma passiamo anche questa: magari ogni piccolo gelataio voleva acquistare qualche tonnellata di coni e coppette.

Il fatto più eclatante è  però un altro. Il tristemente noto automezzo presente nei filmati trasmessi da tutte le televisioni del mondo e immortalato nelle fotografie comparse su tutta la stampa del pianeta non è infatti un camion frigorifero!

Camion NizzaSi tratta invece di un normale autocarro furgonato per il trasporto di merci che subirebbero danni se esposte alle intemperie, come per esempio i filati in scatole. E’ infatti assente il motore necessario a mantenere la temperatura all’interno del reparto frigo, ben visibile nei mezzi refrigerati e sulla cabina monta invece un comune deflettore antiturbo, con la funzione di raccordare aerodinamicamente la cabina di guida con il vano di carico al fine di rendere il veicolo più aerodinamico e consumare meno carburante alle velocità autostradali.

Camion usato per commettere la strage a Nizza - RetroLa situazione sarebbe più o meno come se si fosse presentato agli agenti della sicurezza un signore alla guida di un’autobotte dichiarando che doveva entrare sulla passeggiata per vendere un carico di magliette e palloncini e gli agenti lo avessero fatto passare con tanto di auguri di buon lavoro. Se non fosse per la tragedia di ciò che ha accompagnato il folle viaggio di quel camion la situazione sarebbe abbondantemente comica.

Noi ci domandiamo a questo punto: dobbiamo credere che tutte queste circostanze siano semplicemente  imputabili alla sola disattenzione e a una serie di fortuiti errori, o piuttosto le rilevanze oggettive presenti nei fatti ci portano a individuare una precisa volontà di generare e mantenere elevata la tensione e di accrescere costantemente le nostre paure per nutrirsi di esse?

Ormai molti fatti incontestabili ci portano sempre più in questa direzione e notiamo che da tempo i protagonisti di questa lunga serie eccidi presentano caratteristiche tanto simili quanto grottesche e proprio su questo argomento, divenuto tristemente tanto attuale, volgeremo la nostra analisi nei prossimi giorni. Ci diamo dunque appuntamento la prossima settimana sempre nella sezione cronaca di questo blog.

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