Il miracoloso volo di Lindberg – parte seconda

A cura di Luca Roverselli

Gli Anni 20 e 30 del secolo scorso sono stati testimoni di eventi entusiasmanti nella ricerca e nello sviluppo di alcune tecnologie che avrebbero potuto portare la linea del progresso a un punto di rifrazione storico.

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Leister Jennings Henderschot

Uno dei protagonisti di questo fertile periodo di indagini sperimentali fu certamente Leister Jennings Henderschot, classe 1898, eclettico ricercatore nell’ambito dell’elettromagnetismo e dell’elettrotecnica. La allora giovane fisica quantistica apriva le menti a scenari impensabili solo pochissimi anni prima e un fremito di curiosità percorreva gli istituti di ricerca e le Università di tutto il mondo in quell’epoca oggi lontana. Le ricerche del giovane Leister, grande ammiratore e studioso del genio Nikola Tesla portano presto all’impostazione di un motore in grado di estrarre energia elettrica utile dal campo magnetico terrestre: la sua idea interessa subito gli ambienti governativi e in breve sono progettati alcuni interessanti esperimenti corroborati dalla presenza delle autorità militari. I primi test del motore magnetico di Hendershot sono realizzati a Selfridge Field presso Detroit a metà degli Anni 20 sotto la supervisione del comandante del campo, il Maggiore Thomas G. Lanphier che rimane sbalordito dai risultati e dichiara di avere personalmente indagato affinché non venissero messi in atto trucchi, accertando in tal modo che si trattava di risultati genuini e replicabili.

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Maggiore Thomas G. Lanphier

 

Ma il brillane Leister Hendershot è legato a doppio filo con uno dei protagonisti più noti e indiscussi di quel tempo, nientemeno che Charles Lindberg, autore della prima trasvolata atlantica senza scalo da New York a Parigi in quella memorabile primavera del 1927 a bordo del suo celeberrimo Spirit of Saint Louis. Hendershot realizza il rotore magnetico che coadiuva il motore tradizionale a combustione interna al fine di ottenere l’autonomia necessaria alla trasvolata, impossibile per un aereo di quelle dimensioni e in particolare con gli assetati motori di quegli anni.

Dopo la sua impresa Lindberg era a tutti gli effetti uno degli uomini più famosi del pianeta e ogni evento che fosse in qualche modo a lui collegato monopolizzava le prime pagine di tutti i giornali. Così compaiono sulle testate giornalistiche di tutti i paesi del mondo alcune eloquenti fotografie che ritraggono il celebre aviatore a fianco di Leister Hendershot e del Maggiore Lanphier proprio durante i test che hanno permesso la realizzazione del grande rotore installato all’interno dell’imponente musone rotondo a prua del suo velivolo che lo costringeva a una poco rassicurante visione anteriore ottenuta attraverso un pittoresco periscopio.

La versione ufficiale si prodiga per rendere plausibile l’impresa sostenendo che l’aereo era stato opportunamente progettato e realizzato per poter imbarcare una grande quantità di carburante tale da permettere la lunghissima attraversata e che l’ala era stata appositamente maggiorata al fine di assicurare l’adeguata portanza, per sostenere un velivolo di quella massa. Ma in queste argomentazioni c’è qualcosa che non funziona: a dire il vero fanno più acqua di un colapasta. Infatti è vero che un’ala di dimensioni maggiori è in grado di fornire una portanza in grado di far volare un aeroplano di massa superiore, ma l’aeromobile deve possedere la forza motrice necessaria a spingere il bordo d’attacco dell’ala (la parte anteriore dell’ala) con l’energia sufficiente allo scopo trascinando altresì le svariate tonnellate che sarebbe dovuto essere al decollo, e i 240 cavalli dichiarati per il motore non sarebbero certamente stati all’altezza del compito.

Per lunghi decenni le versioni ufficiali che raccontano questa e altre storiche imprese umane sono state deformate ad hoc per farle calzare a calci all’interno della rassicurante estrapolazione dal noto comune e si è così cercato di indebolire o arrestare il progresso in alcune particolari aree sensibili. Non mi riferisco solamente al fatto assodato per cui chi detiene il monopolio dell’energia non esulti dalla gioia per lo sviluppo di tecnologie in grado di fornire energia libera e gratuita per tutti, ma spingo piuttosto lo sguardo in quell’area di confine dove si forma la nostra consapevolezza di ciò che chiamiamo realtà. Se in quel luogo delle nostre menti trovano posto unicamente concetti dal sapore logoro e striminzito anche i nostri pensieri e le nostre azioni ne soffriranno di conseguenza. Così bruceremo tutte le nostre energie fisiche e mentali in quelle inutili contraddizioni interiori che ci scaricano come grottesche batterie dalla forma antropomorfa rendendoci più remissivi e malleabili ad accettare la liquefazione dei valori e la loro sostituzione con qualsiasi altra presunta verità.

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