Sesso a scuola

A fronte di alcune critiche uscite con l’esposizione a conoscenti ed amici delle mie opinioni riguardo l’omosessualità e tutto ciò che in questi ultimi tempi è ad essa correlato, riporto qui un’articolo datato aprile 2014 che descrive quello che le associazioni LGBT promuovono e propugnano a favore delle famiglie composte da due papà o due mamme, e scusate l’ossimoro. Una deriva che poi porta ad un libertinaggio nella commistione di padri e madri al punto che, ultimamente, è uscito un articolo su tre maschi (gay, una coppia fissa più uno che ogni tanto fa sesso con loro) e due lesbiche, una delle quali si è fatta inseminare dai tre per avere un bimbo per loro cinque! QUI l’articolo.

Dando per scontato che è fisiologicamente comprovato che i due sessi opposti sono gli unici ad avere il diritto/dovere di accoppiarsi, è lecito chiedersi quale sia il reale movente che invece porta alla trasgressione della Legge cosmica della unione degli opposti, come in fondo ci insegna il simbolo del TAO. È facile intendere come lo stesso simbolo porti a comprendere come la conoscenza del bianco (femmina, yin) e del nero (maschio, yang) sia la chiave per la strada alla evoluzione dell’Essere umano all’Essere Divino.

Dando per scontato che nulla nell’universo accade per caso, nemmeno il fatto di avere due “contenitori” animici chiamati “corpo” geneticamente e morfologicamente fatti per compenetrarsi, stride il concetto di coppie omosessuali; proprio per il fatto che non possono accoppiarsi. E questa questione porta a porci alcune riflessioni:

La famiglia composta da queste due forze è la sola in grado di portare alla luce un’altro essere umano, dandogli la possibilità di reincarnarsi in un corpo da utilizzare per la sua evoluzione. Questo comporta tutta una serie di tutele atte a preservare ed a proteggere questo miracolo chiamato procreazione proprio per il fatto che ogni essere umano ha il diritto a perseguire la felicità (non l’appagamento) e deve avere i mezzi affinché questa possibilità gli venga garantita.

Va da se che due omosessuali non possono dare alla luce un altro essere umano ma, al massimo, posso “avere” un bambino. E qui il termine “avere” implica di per se un atto egoistico, l’appagamento di un proprio desiderio. Sorvoliamo sui mezzi messi in atto per ottenerlo…

A seguire l’articolo sulla “educazione” sessuale proposta a scuola. Tenetevi forte.


Ore 10: Lezione di omosessualità Ecco il materiale porno distribuito nelle scuole

di Andrea Zambrano – E’ sempre più evidente che con la scusa della lotta all’omofobia la scuola si sta trasformando in un vero e proprio campo di rieducazione non solo all’ideologia del gender in senso lato, ma per la propaganda dell’omosessualità. Come dimostrano i casi che vi presentiamo: al Liceo Muratori di Modena, alla fine Luxuria l’ha avuta vinta e ha fatto un suo comizio. E in un Istituto superiore della provincia di Reggio Emilia, l’Arcigay ha distribuito a quindicenni del vero e proprio materiale di iniziazione all’omosessualità.
 

– A 15 ANNI COSTRETTI A LEZIONE DI OMOSESSUALITA’
All’Istituto Tecnico Cattaneo di Castelnovo Monti (Reggio Emilia) le lezioni anti-omofobia gestite dall’Arcigay sono ormai di routine. E il contenuto si fa sempre più esplicito. Fino alla distribuzione di materiale porno-gay. Ecco cosa c’è dietro tanti discorsi sull’omofobia: vogliono pervertire i nostri figli.

– MODENA, IL SIGNOR LUXURIA DETTA LEGGE
Alla fine al Liceo Muratori di Modena l’incontro con Vladimir Luxuria c’è stato, ma non c’è stato contraddittorio. I relatori scelti dai genitori sono stati bocciati e sono stati invece invitati due campioni del “politicamente corretto”. Così l’ex politico ha potuto fare il suo soliloquio indisturbato. Dura protesta del comitato “Sì alla famiglia”.

Documenti OPUSCOLO ARCIGAY DISTRIBUITO NELLE SCUOLE

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-ore-10-lezione-di-omosessualitaecco-il-materiale-porno-distribuito-nelle-scuole-8973.htm

Arcigay in cattedra: Reggio Emilia, lezioni di sesso anale a scuola

Dopo le fiabe gay nelle scuole e negli asili di Venezia e dopo gli opuscoli dell’Unar “Educare alla diversità a scuola” che propongono l’immagine di famiglie diverse da quelle composte da uomo e donna, ecco che in una scuola di un paese vicino a Reggio Emilia, Castelnuovo ne’ Monti, viene distribuito un pieghevole sul metodo migliore, per gli omosessuali, di fare sesso senza rischi. Lo scorso 5 aprile, nell’Istituto superiore Cattaneo-Dall’Aglio, al termine di un incontro coi rappresentanti di Arcigay Reggio Emilia in cui si discuteva di omofobia, è stato infatti offerto a tre seconde classi l’opuscolo Safer Sex Hiv. Infezioni sessualmente trasmissibili, in cui si mostrano i rischi di fare sesso, soprattutto anale, senza le adeguate protezioni.
Il pieghevole presenta scene esplicite e adotta un linguaggio fin troppo colloquiale (per usare un eufemismo), in cui non solo si presentano certe forme di sessualità come già acquisite per ragazzi di quindici anni, ma le si descrive anche con atteggiamento morboso.
Il prontuario del sesso-omo espone perfino le possibili infezioni alle quali si potrebbe andare incontro, praticando certe forme di sesso, e si mostra come prevenirle. Quanto alla sifilide, si consiglia di «usare un preservativo con un’adeguata dose di lubrificante a base d’acqua…». Per scongiurare l’epatite A si invita invece a usare «un preservativo tagliato a metà». Relativamente all’epatite B, che «si trasmette principalmente nel corso di rapporti anali e orali non protetti», si esorta a fare il vaccino, sottolineando che «la vaccinazione contro l’epatite B è gratis per i gay. Basta che tu dica al medico di essere gay». Per la gonorrea invece, si invita a «utilizzare un guanto di lattice per la penetrazione» e a «evitare lo scambio di sex toys».
Il pieghevole dell’Arcigay distribuito agli studenti offre informazioni anche sull’Aids. Preso atto che «nella comunità omsessuale maschile sono sempre di più le coppie siero-discordanti (in cui uno è Hiv-positivo e l’altro negativo), si invita comunque a fare sesso se «i farmaci antivirali sono assunti con regolarità» e se «i due partner non presentano lesioni alle mucose».
Omettiamo, per ragioni di decenza, la seconda parte dell’opuscolo in cui abbondano frasi ai limiti della volgarità e fioriscono descrizioni di rapporti sessuali, le cui finalità educative ci sfuggono. Non basta neppure, forse, a tal fine, l’obiezione che fa Michele Breveglieri, segretario nazionale dell’Arcigay: «Abbiamo preferito adottare il linguaggio corrente», ci dice, «quello che usano i ragazzi. Quando si parla di sesso, troppo spesso si ricorre a espressioni idealizzate o medicalizzate, che poco hanno a che fare con la realtà». Se è per questo, la scuola non dovrebbe farsi recettiva solo della realtà, accettarne le tendenze e le degenerazioni (anche linguistiche), ma dovrebbe proporre modelli, presentare stili di vita e invitare gli studenti all’uso di un linguaggio consono. L’alternativa è la deriva e l’accettazione supina del mondo.
Da qui la responsabilità enorme dei professori. «All’incontro», avverte Fabiana Montanari, presidente di Arcigay Reggio Emilia, «erano presenti cinque professori, che hanno accettato la distribuzione degli opuscoli e ci hanno fatto i complimenti per l’attività svolta».
I complimenti, capite. A nulla è valsa l’opposizione del preside dell’istituto, che ha detto di non essere informata della distribuzione del materiale scottante. Ma anche qui, forse, conta poco l’ingenuità.
Ogni tentativo di parlare di omofobia, di discutere di discriminazioni nelle scuole o in altre sedi educative (recente il caso della proiezione di un film sull’amore omo a Bisceglie, in Puglia), si trasforma poi in un corso di formazione all’ideologia gender, in una propaganda sul matrimonio omosessuale o ancor peggio, come in questo caso, in una lezione di educazione al sesso tra gay, con tanto di precauzioni e avvertenze. «I ragazzi», ci dice Jacopo Coghe, presidente di Manif Pour Tous Italia, «non hanno bisogno di un ricettario su come far bene l’amore e di certo non è questo il modo per prevenire in loro (qualora mai ci fossero) sentimenti omofobici. I ragazzi hanno semmai bisogno di corsi sull’affettività, nei quali imparino ad amare il proprio corpo e a rispettarlo, anziché esibirlo o concederlo». Non dimentichiamoci l’età: parliamo di ragazzi di quindici anni. di Gianluca Veneziani

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