Mai andare da un medico le cui piante dello studio sono morte.
Erma Bombeck
Immagine di copertina tratta da https://www.oglioponews.it
Sul web è presente questa ricerca interessante alla luce di quanto un nostro ricercatore, Luciano Gastaldi, è riuscito a ottenere attraverso studi come questo. Da queste ricerche è nato questo approccio rivoluzionario che ribalta completamente il concetto di agricoltura moderna portando la pianta a ritornare ad essere quella che è in natura. Per approfondire consiglio di visitare la pagina https://traterraecielo.live/quantica-rd-progetto-acqua-funzionale/.
Questi scienziati sono riusciti a immortalare come le piante parlano tra loro.
Una recente ricerca ha rivelato che alcune specie di piante, note come Arabidopsis, sono in grado di comunicare tra loro tramite alcune sostanze

Le piante sono circondate da una sottile nebbia di composti presenti nell’aria che usano per comunicare e proteggersi. Un po’ come gli odori, questi composti respingono gli erbivori affamati e avvertono le piante vicine degli assalitori in arrivo.
Gli scienziati conoscono queste difese vegetali sin dagli anni ’80, rilevandole da allora in oltre 80 specie di piante. Ora, un team di ricercatori giapponesi ha implementato tecniche di imaging in tempo reale per rivelare come le piante ricevono e rispondono a questi allarmi.
In questo studio, Yuri Aratani e Takuya Uemura, biologi molecolari dell’Università di Saitama in Giappone, hanno allestito una pompa per trasferire i composti emessi dalle piante ferite e crivellate di insetti sulle piante vicine non danneggiate.
Lo studio

Gli scienziati hanno analizzato i bruchi (Spodoptera litura) che avevano attaccato le foglie delle piante di pomodoro e dell’Arabidopsis thaliana, un’erbaccia comune nella famiglia della senape, e hanno immaginato le risposte di una seconda pianta di Arabidopsis, intatta e priva di insetti, a questi segnali di pericolo.
Queste piante non erano erbacce normali: erano state geneticamente modificate in modo che le loro cellule contenessero un biosensore che emetteva una fluorescenza verde quando veniva rilevato un afflusso di ioni calcio. La segnalazione del calcio è qualcosa che anche le cellule umane usano per comunicare.
Analizzando i composti presenti nell’aria, i ricercatori hanno scoperto che due composti chiamati Z-3-HAL ed E-2-HAL inducevano segnali di calcio nell’Arabidopsis.
Hanno anche identificato quali cellule sono le prime a rispondere ai segnali di pericolo ingegnerizzando le piante di Arabidopsis con sensori fluorescenti esclusivamente nelle cellule di guardia, mesofilla o epidermiche.
Quando le piante di Arabidopsis venivano esposte a Z-3-HAL, le cellule di guardia generavano segnali di calcio entro circa un minuto, dopodiché le cellule del mesofillo raccoglievano il messaggio.
Abbiamo finalmente svelato l’intricata storia di quando, dove e come le piante rispondono ai messaggi di avvertimento dai loro vicini. Questa rete di comunicazione eterea, nascosta dal nostro punto di vista, svolge un ruolo fondamentale nel salvaguardare le piante vicine da minacce imminenti in modo tempestivo.
E sul linguaggio delle piante un altro ricercatore altrettanto valido, Cesare Mazzarani, ha sfruttato la loro capacità sensoriale e l’ha applicata alla musica, creando così concerti a tema basati sulla interazione tra la pianta e la sua chitarra.
Cesare ha anche scoperto un altro dato importante che è legato al tempo metronomico dei vegetali impostato a 176 Bpm.
Per approfondire consiglio di visitare il suo sito https://www.cesaremazzarani.com/
E se le piante hanno queste capacità come mai noi non abbiamo le stesse potenzialità? Oppure sono latenti e soffocate da un mantello di egoismo?
