La studentessa che ci ricorda il diritto alla resistenza

A cura di Giuliano

Una studentessa di vent’anni ci ricorda di rivendicare il diritto alla resistenza, mentre il governo tira dritto nelle sue politiche liberticide, ormai non più giustificate nemmeno dal beneficio del dubbio, e seguito da tutti coloro che in buona fede “hanno fatto tutto giusto” seguendo le regole imposte al grido di #vaccinatevi_e_basta anche quando queste erano e restano palesemente illogiche, ecco che come un bagliore di luce si leva, nella cacofonia mediatica che intontisce la ragione, nitida, potente, determinata la voce di una giovane donna, una figlia, una studentessa universitaria di 20 anni che riesce a vedere al di là del contingente, denunciando l’illogica e malevola imposizione del green pass che nei fatti si sta rivelando ogni giorno che passa e semre di più uno strumento di divisione sociale e quindi di controllo e discriminazione.

“la studentessa che rifiuta il green pass” titolano più o meno allo stesso modo i giornali del circo mediatico. Uno dei pochi, se non l’unico giornale che fa un titolo più moderato, se così si può dire, è il Mattino di Napoli.

Ma la cosa che sconcerta di più è venire a sapere come hanno reagito “quelli che hanno fatto tutto giusto”, quelli che il sistema ha trasformato in cittadini modello che tutto possono in nome della legge, anche se questa è prevaricatrice e discriminatoria e basata su una falsa emergenza che non esiste da un anno ormai e che si tiene a malapena in piedi basata solo sulle minacce di un ritorno ai tempi del confinamento in casa se non fate i bravi.

Il commento riportato è emblematico, c’è tutto un mondo dentro, l’altro mondo, il vecchio mondo che annaspa per ritrovare se stesso in una folle commedia tragica, il cui fine è già stato annunciato dai burattinai globalisti al suono del mantra della “nuova normalità“.

E così la ragazza che protesta, ricordandoci il diritto alla resistenza, per la discriminazione in atto e la difesa di diritti fondamentali ha dato fastidio… ha dato fastidio. E i “colleghi”, studenti universitari, che seguono un corso sui diritti e le libertà degli altri hanno riversato, a mio parere e da ciò che se ne deduce dal suo racconto, su questa ragazza tutto il loro odio e la rabbia e la frustrazione repressa, accumulata in un anno di prevaricazioni passivamente subite sotto la pressione del terrorismo mediatico e della paura indotta in nome dell’emergenza sanitaria, e sono pronti a chiamare i carabinieri altrimenti l’avrebbero “menata” se non fosse stata una donna.

Che galantuomini mi vien da dire. Zelanti protettori del nuovo ordine sociale in nome del quale sei libero di fare certe cose solo se in possesso del lasciapassare verde.

Silvia 20 anni

Qui di seguito il testo del discorso di questa giovane che non esito a definire una novella partigiana in quello che oggi si sta configurando come un nuovo tipo di conflitto, più subdolo e strisciante perché avviene su un piano prettamente psicologico.


Ciao a tutti, mi chiamo Silvia ho vent'anni e frequento il secondo anni di filosofia.
Sono qui oggi a titolo individuale per condividere brevemente con voi la mia testimonianza di un giorno di straordinaria follia, che riguarda la mia entrata in università senza esibire l'infame tessera verde.
Già dall'inizio delle lezioni ho deciso di non aderire a questo strumento di controllo e discriminazione e mi sono sempre presentata in aula. Sono stata invitata a uscire da parte di chi controlla.
Mi è stato detto che non ho diritto di seguire le lezioni che la mia famiglia paga con una generosa se non esagerata dose di tasse annuali.
Mi è stato detto da parte delle professoresse informate del mio mancato atto di ubbidienza che sarei dovuta allontanarmi dalla struttura o in caso contrario rendermi responsabile dell'annullamento della lezione.
Non starò neanche a dilungarmi sulla gravità di un atto di deresponsabilizzazione di un professore universitario, o semplicemente sul reato in cui si incappa in questo caso, e non starò neanche a farvi notare la grandissima coerenza di essere sbattuta fuori da un corso di filosofia che ha come titolo "i diritti degli altri e la libertà del moderno".
Quello di cui io voglio parlare è la reazione di violenza spropositata che scaturisce da chi si sente protetto da queste normative e legittimato all'odio (ne abbiamo scritto qui → Genesi di una dittatura). Perché la reazione dei miei compagni di corso a seguito dell'annullamento della lezione da parte di una professoressa che ha scelto liberamente di farlo, studenti che si suppone siano invitati alla coscienza critica, è stata quella di riversare l'estremo emblema della divisione sociale sui di me con urla di scherno, insulti, pretese da parte dei pendolari essere rimborsati per il costo del biglietto, fomentate incitazioni ad andarsene e non ripresentarsi, per non parlare del mancato tentativo da parte della professoressa di sedare il linciaggio.
Fuori dall'università (Certi schemi non muoiono mai. Qui mi sono ricordato di quando andavo alle elementari e i bulletti da 4 soldi con aria truce mi dicevano “ti aspetto fuori scuola” ed io con fare divertito rispondevo “ok ci vediamo fuori!”, nda) un gruppo di miei colleghi si è riunito per minacciarmi con frasi come se fossi stata un ragazzo ti avremmo già menato, dimostrazioni di disprezzo da parte di due ragazze che scansandomi comunicavano di non voler essere contagiate (incommentabile, nda), beffe, altri insulti.

Non solo ci spingono a subordinare il nostro diritto allo studio all'infame ricatto, ma lo fanno con la complicità di chi non vuole vedere nel green pass un mezzo di controllo, non solo ci spingono all'odio uno contro l'altro ma lo fanno sotto una crosta superficiale di ipocrisia, perché il rettore nella sua mail all'open day dell'11 ottobre parla di una giornata di inclusione e accoglienza, non solo vengo trattata come una malata senza esserlo ma mi appare chiaro che lo si fa solo nei termini di convenienza in quanto le conseguenze psicologiche di questo terrore non vengono minimamente considerate.

Ma io sulla base di quello che vedo mi chiedo quanto si è ancora disposti a cedere la nostra umanità, e penso che a questo punto la disobbedienza civile non solo sia un diritto, ma anche un dovere, e dopo il 15 sarà un dovere di chiunque non voglia rendersi complice dell'assassinio della libertà, di una libertà reale, antica e non quella apparente in cui vogliono farci credere.


Se oggi viviamo questo conflitto in modo non cruento e ancora e solo sul piano psicologico, lo dobbiamo a quei ragazzi che oltre 70 anni fa mostravano lo stesso ardore e la stessa determinazione nel difendere valori verso cui oggi chiniamo troppo facilmente il capo mancando di rispetto ai nostri nonni e padri che per quei valori hanno dato la vita.

Lapide dedicata in memoria dell’eccidio di piazza Martiri – Biella, avvenuto il 4 giugno del 1944.
21 partigiani fucilati all’ombra del monumento a Quintino Sella da parte dei nazifascisti. Si trattava di giovani catturati durante i rastrellamenti in valle Elvo e condannati sommariamente a morte: fu la strage più sanguinosa in città nei due anni di guerra per la Liberazione.
I corpi dei giovani ragazzi vennero lasciati in piazza senza degna sepoltura per giorni come monito a chi desse aiuto e rifugio ai partigiani.

L’odio, la rabbia, non conoscono pietà e più andremo avanti in questa direzione peggio sarà. Con questi presupposti non credo affatto che ci saranno miglioramenti che faranno assomigliare il mondo di oggi alla vecchia società a.c..
Su una cosa avevano ragione lorsignori, ma perché lo sapevano già in quanto ideatori del grande reset, nulla sarà come prima. Nei prossimi anni, forse decenni o più si fronteggeranno o, si spera, pacificamente convivranno due mondi, due realtà parallele contemporanee eppur diverse.

Oggi di quale realtà fare parte è dato dalle scelte che faremo in questa vita per noi e i nostri figli e nipoti.

fonti:
https://www.ilmattino.it/primopiano/cronaca/bologna_studentessa_senza_green_pass_cosa_e_successo-6252555.html

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