Il 6 agosto, per me

Il 6 agosto 2021 entrerà in vigore il “passaporto sociale”: il permesso di mangiare seduti al tavolo, la concessione ad entrare in cinema, teatri, musei, l’onorificenza di poter avere delle relazioni sociali “normali”, nei luoghi consueti.

Il sei agosto sarà ricordata, almeno in Italia, come l’ennesimo tentativo di renderci impossibile vivere in una società civile.

Io, da oggi, sono più serena.

Dopo mesi in cui ho guardato quasi con sospetto commercianti e conoscenti, ho evitato più o meno efficacemente amici facinorosi e familiari confusi, finalmente posso avere conferma in tempo reale, delle persone a cui posso fare riferimento per un caffè, per mangiare, per organizzare un pic nic.

La mia vita, che già nell’ultimo anno e mezzo si è enormemente semplificata, spogliandosi di assurde necessità nate da malsane consuetudini e cliché, non ché da beni emozionali ed inutili voli pindarici del pensiero, viene ora alleggerita ulteriormente dell’enorme peso di dover decidere se recarmi qui o là, se mangiare questo o quello a seconda di dove scelgo di andare a fare la spesa.

La mia mente è lucida, il mio pensiero solido: non permetterò a nessuno di impedirmi di sorridere, di allenarmi nella mia personale palestrina, di abbracciare le persone che amo, di coltivare buone intenzioni.

Nessuno può autorizzarmi a sorridere, a fare il bagno al fiume, a giocare con mio figlio al parco, a mangiare un panino al bar, ad amare e ad avere le sufficienti ore di sonno.

Tutto il resto è solo storia.

Parole buttate come un amo in uno stagno pieno di confusione e paura. Tanto per vedere chi abbocca e chi no.

Come scrisse:

“Goditi la giornata, non lasciarla finire senza crescere un po’.
Senza essere stato felice, senza aver nutrito i tuoi sogni.
Non essere sopraffatto dallo scoraggiamento.”

Walt Withman

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