Ode al giornalista

A cura di Andrea Pilati

Domenica 21 marzo nella piazza centrale di Biella, si sono ritrovate circa 150 persone, aggregate e socializzanti, chi con figli appresso, chi con mogli o compagne. Degli individui chiamati “esseri umani” che hanno espresso la loro innata propensione a creare una piccola società alla luce del sole. Sole che fa tanto bene alla salute, che non si prende stando a casa a cantare Toto Cutugno dal proprio balcone.

Così siamo andati anche noi, curiosi di capire cosa accadeva in quella zona rossa di divieti assoluti, pena la multa per “espressa umanità”. Tra la gente giravano anche i soliti giornalisti, che non mancano mai, sempre attivi come le imprese funebri, in cerca di notizie da scrivere poi nei loro spazi quotidiani, magari edulcorate, meglio se distorte.

Una giornalista, Emanuela Bertolone, ci chiede lumi sul ritrovo; “Beh, se non lo sapete voi, che siete sempre così informati…” le si dice. Ma poi correggiamo il tiro e arriviamo al dunque. CI chiedeva della DAD, perché, a quanto pare, pensava che il gruppo fosse lì per manifestare qualcosa che aveva letto un po’ in giro nelle chat. E allora abbiamo fatto notare che i giornali dovrebbero iniziare a scrivere le cose come stanno e, comprare una intera pagina di giornale da parte nostra per fare chiarezza sui loro (voluti?) punti oscuri non avrebbe dovuto avvenire.

Alla giornalista de LA Stampa abbiamo voluto dare enfasi sulla percentuale di letalità dichiarata dall’ISS, pari allo 0% nella fascia da 0 a 40 anni. Così, forse, letto sul giornale qualcuno in più lo avrebbe appreso e qualche tarlo sarebbe entrato nelle menti assopite. Abbiamo registrato l’intervista, per scrupolo, non si sa mai… Infatti l’articolo che riporta il nome dello scrivente vedeva la citazione, appena esposta in grassetto, scritta così…

La Stampa, edizione di lunedì 22 marzo – Come sarebbe “…fino ai 4 anni”?

Poi, nella piazza si è messo a girare un altro giornalista, un tale Vincenzo Lerro, che, non pago della sua magra raccolta di informazioni con le quali avrebbe voluto tornare a casa con almeno una affermazione di “manifestazione” a tutti i costi, probabilmente non pago di questo insuccesso, ha iniziato a redarguire una donna presente tra il raggruppamento intimandole di indossare la mascherina (sempre quella, ancora quella…) nemmeno fosse un generale di alto rango in preda a delirio di onnipotenza.

L’intestazione dell’articolo redatto dal cronista che, come si evince, si astiene dal giudicare

Non ce la fate proprio, eh, voi giornalisti? Non ce la fate proprio a mettere mano alla vostra coscienza, da troppo tempo in formalina forse, in attesa di trapianto in corpi più idonei e meritevoli. Avete sempre il vizietto della menzogna che vi prende per la gola e vi sprona a dare il “meglio” di voi.

A questo proposito una lettrice mi invia una ode precedeuta da una prefazione; ode che ricalca bene il personaggio in questione al quale va il premio Pulitzer quale merito per l’apicale livello raggiunto.

Tendo, per carattere, a rispettare le persone, perchè con gli anni sto imparando  che non basta solo un poco di sensibilità per capire  chi ti sta vicino, o chi incontri anche solo una volta nella vita, ma ci vuole anche un pizzico di ascolto, un poco di empatia, della comprensione e la capacità di essere accogliente.Questi “ingredienti” possono creare una ricetta, che, utilizzata quotidianamente, a dosi variabili,  ci potrebbe permettere di vivere in armonia col nostro prossimo e più ancora con noi stessi.Ecco perchè, stamane quando ho letto l’articolo di “Enzino lo scribacchino” (così chiameremo il Febo ispiratore della mia ode ) ho deciso,  al posto di prendere in mano il telefono e chiedergli un appuntamento per “staccargliene 4” come volgarmente si dice, che potevo dedicargli un’ode. Premetto che rispetto coloro che onestamente svolgono il loro lavoro, e con onestà, intendo in questo caso l’onestà intellettuale che rende un uomo degno di esser definito tale…. UMANO.

ODE  ALLO SCRIBACCHINO

Povero, povero scribacchino, costretto, il giorno del Signore, a rincorrere individui senzienti col tuo taccuino, zeppo di etichette, pregiudizi e preconcetti.

Ti affanni a cercare una spiegazione del perché e per come in piazza si sono riunite delle persone. E sei costretto a scrivere un articoletto misero, becero e gretto.

Hai imbastito la tua storiella screditando gente che tu manco sai quanto è bella.

Povero scribacchino ma chi ti ha obbligato a scrivere un articolo così bruttino?

Hai forse paura di scendere dal tuo piccolo scranno ed andare ad intervistare le massaie al sabato mattino ed i pensionati per il resto dell’anno?

Che triste lavoro quello dello scribacchino, che un tempo con la penna ed ora col computerino, deve dar sfoggio della sua cultura lanciando strali di dubbia natura.

Si fossi il Sommo Poeta ti infilerei nel nono girone dell’inferno in mezzo ai traditori della patria, nel ghiaccio, col viso fuori per poterti almeno schiaffeggiare, ma senza rabbia solo per potermi sfogare.

Povero scribacchino, che privo di argomenti e per tuo diletto hai infangato coloro che nulla ti han fatto, neppure un dispetto.

Il mio augurio, cara testa di svasso, è che tu possa godere della meritata legge del contrappasso.

Francesca ghioldi

2 pensieri riguardo “Ode al giornalista

  1. Ormai conosciamo i nostri polli e puntualmente non si smentiscono.

    Adesso voglio credere le persone non sono cattive per natura, per cui tendo a pensare che siano state “invitate” dall’editore a scrivere in certi modi se non addirittura pressati, pena mobbing a gogo…

    Fatto sta che i giornalisti di professione imparano a scrivere un fatto in mille modi diversi a seconda di dove si vuole andare a parare e non riportano mai e poi mai la notizia asciutta e per quella che è… poi si può anche commentare; avere un’opinione è nella peculiare natura di ognuno di noi, ma raccontare un fatto mistificandolo e come nel caso del signor Lerro con accezioni negative e rancorose verso persone che neanche si conosce lontanamente, distribuendo giudizi gratuitamente denigratori lo trovo davvero avvilente e mortificatorio prima di tutto per lui stesso.

    Provo compassione per queste persone che denotano una tristezza di fondo nel loro essere quotidiano.
    Prego affinché si accenda una luce di umana empatia per costoro.

    "Mi piace"

  2. E no cocca ,si tiri fori a citazione di Durante e si te paragoni a lui, nun me poi cazza’ cosi metrica e struttura, mpara cocca.

    Si de’ cita’ Durante te permetti
    A fatte sta’ lezione mo me nvoji
    Terzine nun so’ odi…ne’ sonetti

    Ar poro mercenario mbrattafoji
    Che pe’ portatte a casa a pagnotta
    Gnivorta l occasione sempre coji

    Pe’ fa’ vedere quanto sei mignotta
    Esercitanno a vecchia professione
    Pe’ lo stipendio te fai da’ na botta

    Nun pe’ la strada ma ne la redazione
    Indove r direttore tie’ la bbussola
    Che te dirigge ne la direzione

    Pe’ pote fa r mestiere tuo de zoccola
    A chi te legge je racconti spesso
    A stessa sempre bona vecchia frottola

    Ovverosia che piove a piu’ non posso
    E che so’ solo precipitazioni
    Mentre r potere sta’ a pisciaje addosso

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