La vespa rossa

L’educazione è l’arma più potente che si possa usare per cambiare il mondo.”

(Nelson Mandela)

Caro/a ragazzo/a,
noi due non ci conosciamo personalmente ma ti voglio scrivere qualche riga perchè sento il bisogno di dirti alcune cose. Le voglio dire proprio a te, che sei un cosiddetto “millenial” o forse poco meno perché mio figlio, che non ha ancora 10 anni, è ancora piccolo ed è coinvolto solo marginalmente da tutta questa “situazione”, ma tu, che sei più grande e frequenti credo le superiori, starai subendo un vero trauma.

Allora voglio chiederti scusa, perché io alla tua età ero una ragazza libera, a differenza tua in questo momento storico. Andavo a scuola in vespa, una vespa 50 rossa, che mio fratello aveva “truccato” come regalo di compleanno. Passavo a prendere la mia compagna di classe e facevamo la salita insieme, rigorosamente senza casco (allora non obbligatorio se non dai genitori). Io frequentavo l’Istituto Tecnico e detestavo come tutti i prof più esigenti, e la lezione di educazione fisica al sabato mattina, le materie a settembre e i paninari.
Ma amavo gli intervalli, le feste di compleanno, i progetti per il mio futuro, che cambiavano anche spesso ed ogni volta portavano la loro ventata di possibilità. Facevo una vita normale, insomma, da studentessa normale e molto spesso pure svogliata. La scuola era una via di mezzo tra un’imposizione e la voglia di rimanere ancora un po’ nella fascia di età delle tante possibilità. Ricordo che a parte trovare ostica matematica ero per lo più pervasa da un senso di serenità, di fiducia, di opportunità.

Ti chiedo scusa, caro/a studente, ragazzo/a, essere umano in crescita. Stai affrontando questi assurdi mesi con tenacia o forse rabbia, e so che spesso ti senti depresso, ti viene da piangere e non vedi prospettive nel futuro.
Tanti come te stanno diventando dei piccoli hikikomori, dei disadattati sociali, degli analfabeti emozionali, degli esseri fragili e depressi che hanno paura del mondo di fuori.
Siete costantemente esposti ad un’informazione paurosa e ossessiva, provate un senso di diffusa incertezza in merito alle vostre risorse, godete di poche occasioni di vero incontro con amici e docenti. Ora più che mai, siete perennemente connessi, svuotati dei vostri confini fisici ed emotivi ed avviati verso un futuro frammentato ed oscuro. Godete di poco o nessun esercizio fisico, magari anche di poche ore di sonno e di bassa qualità, scarse interazioni stimolanti con i coetanei e con l’ambiente, probabilmente vi trascinate un’alimentazione sregolata. Questi sono solo alcuni degli effetti collaterali di questa incredibile impalcatura politico-sociale chiamata “pandemia”.

Sento di doverti chiedere scusa perché io, alla tua età, mi inerpicavo nei primi misteri del contatto con l’altro sesso, qualche volta ho assaggiato l’alcol e le cose che amavo erano leggere, stare con gli amici, giocare fuori all’aperto, andare a ballare. Ma tu, che sei un ragazzo normale come lo ero io alla tua età, non stai vivendo tutto questo. Ti senti demotivato e stanco e per incontrare i tuoi amici devi inventare dei modi quasi subdoli o peggio ancora nasconderti. Per seguire le lezioni devi soggiornare davanti ad un monitor cercando di antropomorfizzarlo ma dopo un po’ ti bruciano gli occhi e senti male a tutti i muscoli e magari tuo fratello o tua sorella ti disturba e devi fare anche i conti con una connessione ballerina. Insomma sei un normale studente con una vita in questo momento anormale e non per tua scelta adifferenza di un hikikomori.

Non so come ne usciremo tutti da questa situazione ma tu, che sei in quell’età incredibilmente e meravigliosamente complicata, che dovrebbe essere ricca di scoperte e di gioia e di progetti, ti stai spegnendo. Sei connesso al cavo ma disconnesso dall’umanità. Vorrei chiederti scusa, caro sconosciuto, da parte mia e della mia generazione “anni ’80” perché noi abbiamo avuto ciò che ci spettava e forse lo abbiamo anche un po’ sprecato o disprezzato. E noi esseri umani in questo siamo veramente incredibili:

“impariamo solo dopo che le esperienze sono passate, fatichiamo sempre, quale che sia la nostra età, a vivere il momento presente, a ricavare la meraviglia in esso.”

Io so che è possibile salvarsi, ci voglio credere e voglio credere che anche tu possa avere la tua salita in vespa in qualche altro strano modo che non so nemmeno io.
Ti chiedo solo di crederci e di non arrenderti e di continuare a coltivare la tua voglia di vivere, nonostante tutto.
Quando uscirai da questa situazione so che sarai più forte, più sveglio, più attrezzato di quanto siamo stati noi, che oggi ci troviamo a vagare nell’etere cercando delle risposte, nella fatica di comprendere dov’è che tutto quanto s’è inceppato ed è cambiato.
Esci, pensa, ridi, scopri e non mollare mai.

2 pensieri riguardo “La vespa rossa

  1. Che bel momento di riflessione questo articolo…. Una riflessione ormai adulta e consapevole che se letta con gli occhi di un adolescente potrebbe diventare musica.
    I nostri figli adolescenti di questo momento vivono una moderna krypteia che sicuramente lascerà loro un segno indelebile… Sicuramente sono nati già pronti ad affrontarla ma è nostro dovere accendere loro la luce perché inciampando possano trovare un appiglio per rialzarsi.
    Come disse Victor Hugo:” l’adolescenza é la più delicata delle transizioni”…..
    Ascoltiamo i ragazzi nel loro “transitare”, ricordandoci che ognuno di noi ha fatto quel percorso e che spesso la solitudine era la nostra unica compagna.

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