Don’t panic (organize)

A cura di Giuliano C.,

Ci vogliono chiudere in gabbia

All’alba di un ennesimo dpcm, il senso di confusione non fa che aumentare.
Le famiglie saranno alle prese con una nuovo periodo di didattica a distanza e questo tra mamme che rispondono nelle varie chat delle scuole con un secco “sono d’accordo in quanto queste sono le regole” oppure “Non se ne può più. I bambini hanno bisogno della scuola in quanto istituzione e non di una mamma che s’inventa maestra”.
In mezzo a questo ennesimo momento di confusione, implementare piccoli rituali come espedienti per mettere ordine al caos possono essere molto più di quello che sembrano. Rebloghiamo (mi si lasci passare questo neologismo, nda) il post una madre, nostra lettrice, che cura un saltuario quanto interessante blog, tenuto quasi come fosse un intimo diario da condividere timidamente con altre madri, ma non solo.


Don’t panic (organize)

Si devono trovare dei riti, io credo, per poter superare i momenti più bui. E’ stato così da sempre, dagli uomini primitivi, gli sciamani, gli uomini medicina, gli adolescenti. Entrare in una nuova fase della vita, della storia, della crescita, significa anche creare dei riti, delle abitudini, dei gesti e delle frasi che accompagnano e ritualizzano un momento così importante. Da sei mesi, la vita di tutti noi è cambiata così radicalmente da diventare quasi impossibile ricordare “com’era prima”. Dopo settimane di clausura forzata, divisa tra lavoro e casa, dopo aver cercato in ogni modo di creare un mondo normale all’interno delle mura di casa inventando i giochi più fantasiosi, montando tende improvvisate in soggiorno, giochi di equilibrismo tra incertezza e felicità, oggi siamo di nuovo di fronte ad un momento di chiusura. Allora ricordiamoci di creare dei riti di passaggio, che non sono più quelli dello scandire il momento di dad e dei compiti con le uscite dal sapore quasi clandestino. Io per esempio preparo la “schiscetta” che non è  solo “il pasto” ma è un momento di comunicazione tra me e il mio erede. Allora, insieme al cibo nello scaldavivande, gli metto di solito un cioccolatino o una cosa che lo stuzzica insieme ad un post it su cui scrivo una frase o un pensiero del giorno. A volte ho scritto semplicemente “sei la nostra luce” altre “abbi cura di te” o “la gentilezza fa crescere meglio”. Un giorno mi è venuto il dubbio che forse questa fosse un’abitudine sciocca per un bambino di nove anni ma quando lui è entrato in casa, dopo la scuola, si è lamentato che non c’era il biglietto. Così l’ho ripreso immediatamente. Sono piccoli gesti di felicità, un modo di ricordarsi che siamo esseri umani, che siamo capaci di sorridere, di riconoscere la nostra fortuna, la nostra felicità, il potere di un sorriso e di un abbraccio. In questo momento in cui dilaga il virus del panico e della paura, radicarsi dentro noi stessi, ritrovare quella scintilla di vita che tanto ha faticato farsi strada nell’universo delle possibilità, è fondamentale. Restituire a chi ci ha dato tanta gioia un po’ di quel tesoro prezioso è un gesto pieno di amore, di ribellione e di forza. Questo per me oggi è un rito fondamentale, semplice e prezioso, che segna il passaggio da un mondo inconsapevole ad uno più cupo. Aspettando la nuova luce, che so non tarderà ad arrivare. 

dal blog A(not)normal mom


Tutti i grandi maestri spirituali sono concordi nell’affermare che un evoluzione della coscienza non può che passare attraverso un momento di grande sconforto e buio1. Nel frattempo adoperiamo piccoli rituali, come quello della nostra “madre quasi normale”, per renderci conto che:

“il presente è tutto ciò che fai. Fai dell’Adesso il fulcro della tua esistenza.”

Eckhart Tolle

Ci auguriamo che gli inconsapevoli, dopo questa ennesima notte, non potranno che risvegliarsi sempre più numerosi perché le stelle brillano di più durante le tenebre.

Note:
1https://lamenteemeravigliosa.it/il-dolore-opportunita-per-crescere/

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