Resoconto R2020, noi c’eravamo – Inizio del viaggio con l’unicorno

A cura di Andrea Pilati

Quando intraprendi un viaggio del genere qualche cosa di diverso accade, qualche messaggio dall’Universo arriva prepotente, con maggiore realismo. Sarà che sei predisposto a ricevere qualcosa e sei mosso da una intenzione che senti giusta, che percepisci come ossigeno per l’anima, una superiore volontà che ti spinge a fare cose che mai avresti pensato di affrontare. Bisogna anche allenarsi a vedere con altri occhi, oppure meravigliarsi per cose che succedono come solo gli occhi di un bambino sanno fare. Oppure ancora potrebbe essere tutta una illusione, un modo fantastico di descrivere qualcosa che qualcun altro potrebbe giudicare come pura casualità oppure un sistema immaturo di codificare dei fatti. Ma a me piace sognare, e spesso, sempre più spesso, i sogni diventano, in tempi brevi, realtà.

L’inizio del viaggio è stato funestato dal ritardo di un treno che ci ha fatto perdere la coincidenza con il Frecciarossa prenotato, in partenza da Milano; normalmente si parla di sfortuna.

A Milano abbiamo fatto sonoro reclamo agli sportelli Frecciarossa ad una zelante impiegata, che continuava a ripetere “si metta la mascherina”, da brava automa istruita. Mica eravamo adirati, semplicemente era corretto farsi sentire, senza urlare, né inveire, facendo presente che, se lo zelo dei dirigenti verso il “contenimento del contagio” fosse stato almeno pari alla cura per gli orari, avremo treni concorrenti con il Giappone.Questo evento lo abbiamo letto come messaggio dell’Universo, quasi avesse in programma di mostrarci qualcosa che poteva avvenire solo se avessimo sostato con pazienza in quel luogo. Devo anche dire che il clima in stazione era alquanto teso, si percepiva nell’aria un senso di allerta. Forse era per via del fatto che eravamo pressoché gli unici a non indossare la famigerata mascherina! Probabilmente quel clima lo stavamo creando noi… Daje agli untori…!Avevamo circa sei ore di attesa prima di prendere il treno ma questa volta la nostra pazienza ci aveva premiati, facendoci meritare, in sostituzione, la classe “Business”; primo punto a favore.Poi, tornati in stazione, poco prima dell’ingresso, un palloncino nel cielo, sfuggito dalle mani di un bimbo, guardava dall’alto con la sua forma di unicorno… un unicorno¹, che bel messaggio. Da lì in poi di unicorni a Roma ne abbiamo visti altri, stampigliati sul borsone di un passeggero in metropolitana, nella forma di un gonfiabile tra le mani di un venditore da spiaggia… é certamente solo un caso, no? O forse l’Universo ci doveva fare vedere il Suo messaggio alato, nel cielo, al momento giusto. Il Suo, non il nostro.Un’altra cosa interessante è stato capire perché la sensazione in stazione Centrale a Milano era tanto pesante; arrivati all’ingresso abbiamo alzato gli occhi e abbiamo compreso. Non era la mascherina non indossata… 

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Ingresso stazione Centrale – poi ti stupisci del clima kafkiano

Preso il treno abbiamo potuto verificare che agli eletti della business class i controllori non chiedono di indossare mascherine. Altro punto a favore… Non tutto il male nuoce.Ora, probabilmente qualcuno potrebbe pensare che questa parte di cronaca possa essere considerata non attinente, che sia solo una fantasiosa perdita di tempo, la descrizione di qualcosa che nulla c’entra con un evento così importante come quello di R2020. E invece, nel mio modo di vedere, questo atteggiamento verso ciò che crediamo realtà, è funzionale alla decifrazione di messaggi che vanno oltre il convenzionale, e funzionale per qualsiasi momento della nostra vita qui. Un modo di intendere e di comunicazione olistica che permette di comprendere se il percorso che stiamo prendendo è verso una giusta direzione. E finora non mi ha ancora deluso.


Nota:1- Sugli unicorni: http://www.treccani.it/enciclopedia/unicorno/


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