Non avrai altro Dio all’infuori di te

A cura di Andrea Pilati

Immaginiamo: stiamo sovrintendendo ad un movimento che accade tutto intorno a noi, esattamente come in un frattale, dove il microcosmo si ripete, identico, nel macrocosmo. Così tutto può essere ricondotto a una singola particella, che descrive ed ingloba tutto; una particella senza forma, né specifica grandezza, ma fatta solo di semplice informazione. Noi ne siamo spettatori e possiamo scegliere se farne parte oppure no: subirlo o dirigerlo. Tutto intorno a noi è solo informazione condensata; anche il corpo, che chiamiamo “il mio corpo”, è materia intorno a noi, diretta da una informazione data con volontà.

E, adesso, una domanda: come può tutto questo mondo che abbiamo intorno, compreso il nostro stesso corpo, a rimanere coeso nelle varie forme che possiamo percepire? Cosa fa sì che le stesse cellule, che compongono il nostro fisico, rimangano unite dal concepimento fino alla morte? Sembra quasi vi sia qualcosa che informi loro che il loro compito sia terminato e che non c’è più bisogno che esse restino legate le une alle altre, ma ritornino da dove sono tornate, cioè al terreno, a quell’insieme di elementi chimici che compongono il nostro pianeta.

Il corpo, dato in prestito dal pianeta Terra, è quel veicolo che serve per portare a termine ciò che ci siamo prefissi di fare, il nostro obbiettivo. Potremmo nascere in qualsiasi forma quindi: pietra, pianta, animale o uomo. Ma, per funzionare a dovere, è necessario adeguarsi a seguire alcune semplici regole. Tutte le creature appena menzionate lo fanno, eccetto una: l’uomo. All’uomo è stata data la libertà di decidere, il libero arbitrio, e questo lo pone nella condizione di scegliere se seguire, o meno, queste regole. Con i relativi effetti collaterali.

Se consideriamo l’atto del concepimento non possiamo non notare che quanto accade ha qualcosa di miracoloso. Due cellule, un ovulo ed uno spermatozoo, da soli non attivano la suddivisione cellulare ma seguono il loro ciclo vitale per poi disgregarsi. Se, invece, si uniscono, ecco che la suddivisione cellulare ha inizio fino alla formazione di un corpo. È l’origine di un universo, iniziato da un Big Bang, una prima esplosione di energia.

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Nascita dell’universo secondo i recenti studi. Notare che tempo e spazio appaiono solo dopo la formazione della materia

I primi cinque giorni dopo la fecondazione

Bene, questa è la genesi sotto forma di sterile chimica, ma più in là vi è altro. Non si può non considerare che queste cellule procreative portano in sé una informazione: l’intenzione dei copulanti. E questo accade anche per la procreazione in vitro, non è prerogativa dell’atto sessuale fisico; chiaro che in quest’ultimo vi sia il coinvolgimento ideale e la possibilità di portare una informazione corretta al futuro nascituro.

Quando si parla di “informazione” si intende qualcosa che non è materia ma quella parte in grado di modificarla. L’ipocondriaco che si crede malato è l’esempio migliore per comprendere cosa è in grado di ottenere  la nostra intenzione, consapevole o meno. In questo contesto il Dott. Pier Mario Biava, ospite dell’evento “Tra menzogna e verità” del 13 ottobre scorso, ci ha parlato molto chiaramente riguardo al codice epigenetico e di quello che la nuova medicina è in grado di fare nell’aiutare una guarigione profonda.

Ma, se tutto deriva da una nostra intenzione, allora anche il nostro destino ne è il prodotto. Non si sfugge; le regole Universali sono fissate, nessuno è escluso. La Legge dell’Amore, dalla quale derivano tutte le altre, è implacabile e terribilmente giusta e chiunque la metta in second’ordine opera ribaltando anche le energie e ottiene le relative conseguenze. Aleister Crowley (più volte menzionato in questo sito) è stato colui che, nel tempo esatto e nel giusto modo, ebbe il compito di portare la dovuta confusione su questo paradigma, affinché si compisse il volere di quelle anime che si fecero e ancora si fanno, ribelli ai dettami dell’Universo. Una cosa è certa; abbiamo il libero arbitrio e a ognuno di noi è data la possibilità di tornare a Casa, a riunirci a quella parte del settimo cielo dalla quale siamo venuti. Quella parte che non è fuori ma dentro di noi, nel più piccolo dei frattali. Quello che la religione, quella vera, chiama Dio e che posiziona nell’animo umano, tanto da averne coniato una parola specifica: “En Theos – Dio in te” dal quale deriva il termine “entusiasmo”. Attenzione però! Tale traguardo si ottiene SOLO E SOLO SE si nega se stessi e ci si pone disinteressatamente al servizio degli altri. In caso contrario si diviene mitomani; e Dio abbia pietà di coloro che hanno scelto questa strada. Per cui facciamo attenzione alle nostre scelte perché l’errore è sempre dietro l’angolo e a ogni azione opportunistica ci si allontana sempre più dalla strada verso Casa.

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