El decretazo digital

Abbiamo chiesto alla nostra “inviata” spagnola cosa sta accadendo in merito al cosiddetto “decreto bloccainternet” (decret in catalano… e pure in napoletano, ndr) approvato recentemente in Spagna. Un inquietante precedente che potrebbe applicarsi anche da noi “alla bisogna”. Non è difficile ipotizzare una comune regia sovrannazionale tesa all’assottigliamento delle libertà sia individuali che popolari.


A cura di Daniela Casaccio

La Commissione Permanente del Congreso Espanol approva il reale decreto legge che permette al Governo di interrompere internet e comunicazioni in caso di “disordine pubblico”.

Proteste in Catalogna

La notizia è passata in sordina i primi giorni e questo è grave: infatti il “decretazo digital” è una legge senza precedenti nella democrazia spagnola. Finora l’Esecutivo aveva il potere di chiudere i siti web per sospetto di possibili reati (come la proprietà intellettuale) ma sempre con un mandato. Ora il governo sarà in grado di tagliare le reti e le comunicazioni (e, quindi, Internet) in una specifica area del territorio spagnolo senza un mandato, solo sostenendo una modifica dell'”ordine pubblico”. Per i giuristi e gli attivisti, il “decreto” è una violazione dei diritti fondamentali dei cittadini e contrario alla Costituzione.

Ecco in sintesi cosa prevede:

Il Governo, in via eccezionale e transitoria, può accettare l’assunzione da parte dell’Amministrazione Generale dello Stato della gestione diretta o dell’intervento di reti e servizi di comunicazione elettronica in alcuni casi eccezionali che possono incidere sull’ordine pubblico, la pubblica sicurezza e la sicurezza nazionale. Questo potere eccezionale […] può incidere su qualsiasi infrastruttura, risorsa o elemento associato o livello della rete o del servizio necessario per preservare o ripristinare l’ordine pubblico, la sicurezza pubblica e la sicurezza nazionale”.

Tradotto: il Governo si concede pieni poteri per intervenire sulla rete a qualsiasi livello.

In Parlamento scoppia la discussione

Il decretazo è passato grazie ai voti favorevoli del PSOE di Sanchez, del Partido Popular e di Ciudadanos: contrari tutti i partiti nazionalisti e l’estrema destra VOX. Podemos invece si è astenuto, forse per non irritare l’alleato PSOE.

Il Ministro dell’Economia in carica, Nadia Calviño, è intervenuta in difesa del decreto legge: “L’iperconnettività ci rende più vulnerabili agli attacchi informatici contro infrastrutture critiche, spionaggio e altre minacce informatiche. È necessario garantire ai cittadini gli stessi diritti nel mondo digitale e in quello analogico. Questo, e nessun altro, è l’obiettivo perseguito dal regio decreto legge. Questa è una regola urgente data l’attuale situazione politica” (una balla, ndr)

Libertà per i prigionieri politici

Dopo il suo intervento, tutti i gruppi parlamentari, tranne il PP, hanno aspramente criticato la manovra dell’Esecutivo. “Permette al governo, non a un giudice, di tagliare l’accesso a Internet, ai social network e ai servizi elettronici. La formulazione incide così palesemente sulla libertà di espressione che permetterebbe al governo di censurare foto e contenuti su piattaforme come Twitter o Facebook. I siti web possono essere chiusi o si può fare clic su qualsiasi canale di comunicazione. La censura di Internet è un percorso pericoloso”, ha detto Montserrat Bassa, portavoce del CER. La critica è stata inutile.

Sulla questione è intervenuto Enric Luján, membro fondatore di Críptica.org, un’associazione no-profit focalizzata sulla difesa della privacy e della sicurezza, e professore di scienze politiche all’Università di Barcellona: E’ un approccio apertamente incostituzionale (quante volte abbiamo sentito questa frase? pare che a certi “signori” con le costuzioni dei paesi membri della UE – e non solo – ci si puliscano il deretano, ndr). Il potere concesso dal regio decreto legge viene abusato. Non si tratta di una situazione di eccezionale urgenza e stiamo approfittando della scusa della Catalogna per intrufolarci in qualcosa che incide effettivamente sulle libertà e i diritti fondamentali di tutti gli spagnoli. Vìola il diritto di accesso alle informazioni e anche altri, come il diritto di sciopero. Qualsiasi protesta che mette a disagio il governo può essere repressa in questo modo”

Il giurista Carlos Sánchez-Almeida, specializzato in Internet e membro della piattaforma PDLI, una delle organizzazioni che solleva la presentazione di un appello di incostituzionalità, è d’accordo con Lujàn: “Questa non è né un’eccezione digitale né uno stato di eccezione digitale. Il 155 è stato progettato per il controllo di un CCAA e questo permette di controllare l’intero territorio nazionale. Ma è una legge incostituzionale che ci riguarda tutti. Qualsiasi protesta da parte dei contadini, delle persone contro gli sfratti, dei lavoratori…qualsiasi cosa sia, può essere repressa”, spiega. E smantella anche la presunta “urgenza” del documento. “Avrebbero potuto usarlo dopo il 10 novembre per impedire l’organizzazione del valico di frontiera a La Jonquera. Perché non l’hanno fatto?”.

Considerazioni finali

Via di una cittadina Catalana

Conosco la Catalunya da 25 anni e vivo qui da 5 mesi, non ho mai percepito la questione indipendentista come un pericolo. I catalani sono gente caparbia e onesta, oltre che accoglienti. Percorrendo le strade dei paesi e delle città più grandi non si possono non notare bandiere o cartelli appesi ai muri e ai balconi, oltre all’inconfondibile “lazo amarillo” (fiocco giallo) per mostrare solidarietà ai prigionieri.

La sentenza del 14 ottobre, che condanna gli ex leader politici dai 9 ai 13 anni di carcere è stata vissuta come un affronto gravissimo: da allora diverse le proteste in tutto il territorio coordinate dalla piattaforma Tsunami Democratic, fra cui il blocco dell’aeroporto del Prat a Barcellona e della frontiera fra Spagna e Francia. Sono state comunque proteste pacifiche, i disordini di cui hanno parlato i telegiornali sono stati creati da sovversivi che nulla hanno a che vedere col movimento (i soliti black bloc?, ndr). Ho potuto discutere con diversi amici e conoscenti in merito alla questione: anche per chi non vuole l’indipendenza la sentenza è sembrata un atto di prevaricazione, visto che per reati più gravi (come ad esempio le violenze sessuali) i tribunali condannano a meno anni.

Questo decreto non potrà che inasprire i rapporti fra il Governo Spagnolo e la Generalitat de Catalunya: tutti auspicavano un dialogo sincero e aperto che non è mai avvenuto nonostante le richieste inviate al premier Sanchez. Inoltre è un segnale di quanto internet possa essere un utile strumento per coordinare le proteste, e questo fa paura.


Per gli amici Catalani – Pels amics catalans:

Conec Catalunya des de fa 25 anys i visc aquí cinc mesos, mai no he percebut el problema de la independència com un perill. Els catalans som gent tossuda i honrada, a més d’acollir. Passejant pels carrers de les ciutats i ciutats més grans, no es poden deixar notar les banderes o rètols penjats a les parets i els balcons, a més de l’inconfusible “lazo amarillo” (llaç groc) per mostrar solidaritat amb els presos.

La sentència del 14 d’octubre, que condemna els antics líders polítics de 9 a 13 anys de presó es va viure com una afrontament molt greu: des d’aleshores diverses protestes a tot el territori coordinades per la plataforma Tsunami Democràtica, incloent el bloqueig aeroportuari de Prat a Barcelona i la frontera entre Espanya i França. Tot i això, hi va haver protestes pacífiques, els disturbis dels que van parlar els periodistes van ser creats per subversius que no tenen res a veure amb el moviment (el bloc negre habitual? Vaig poder discutir amb diversos amics i coneguts sobre la qüestió: fins i tot per a aquells que no volen la independència, la sentència semblava ser un acte de prevaricació, atès que per delictes més greus (com la violència sexual) els tribunals condemnaven a menys anys.

Aquest decret només pot agreujar les relacions entre el govern espanyol i la Generalitat de Catalunya: tots esperaven un diàleg sincer i obert que no es va produir mai malgrat les sol·licituds enviades al primer ministre Sánchez. També és un senyal de com Internet pot ser una eina útil per coordinar les protestes, i això fa por.


L’inasprimento di questi atti palesememente anti umani mirano esclusivamente e paradossalmente alla destablizzazione dell’ordine pubblico. Un simile modus operandi non può che ottenere una cosa sola: divisione. E noi sappiamo bene che dividendo si controlla meglio.

Un pensiero riguardo “El decretazo digital

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