Il Buscopan e la Ranitidina

A cura di Giuliano Caropreso

E’ di un paio di mesi fa la notizia che l’EMA ha ammesso che i farmaci commercializzati non sono controllati prima dell’immissione sul mercato. Non usano queste parole ma in pratica non si accerta la presenza o meno di impurità in generale, siano esse più o meno cancerogene!

Io non so se e quando il lettore medio legge queste notizie sul giornale o le ascolta alla TV si rende bene conto di cosa stanno dicendo:

Siete tutti cavie, fintanto che non vi sono un numero di morti che supera un certo livello di attenzione!”

farmaco ritirato


Ma allora se nei farmaci, o come amano chiamarli gli informatori farmaceutici “prodotti medicinali” come il conosciutissimo quanto incriminato Buscopan antiacido, c’è presenza di impurità nella lavorazione dei principi attivi prodotti da sintesi chimica, figuriamoci nei vaccini cosa può non esserci visto che per i soloni dell’obbligo vaccinale i vaccini non sono nemmeno farmaci sono… vaccini! punto.

La questione tuttavia è seria e viene circoscritta alla sola “ranitidina” nonostante l’EMA si sia affrettata a dichiarare che:

“Sono presenti in alcuni cibi e nell’acqua potabile e quando sono stati trovati nei farmaci il rischio di sviluppare un tumore è stato giudicato basso”.

EMA

Basso non vuol dire inesistente.

Nitrosammina

Infatti questa molecola fa parte delle nitrosammine, composti che provocano mutazione genetica tramite alchilazione del DNA, come ampiamente dimostrato negli animali da laboratorio e la loro assunzione alimentare è associata col tumore dello stomaco e col cancro esofageo (leggi qui).

La ranitidina ha la seguente struttura chimica:

Ranitidina

Ora, i chimici mi perdoneranno e anzi se ce ne sono invito loro a segnalare ed eventualmente rettificare le inesattezze e/o incompletezze nei commenti, cercherò di illustrare per grandi linee come la ranitidina può diventare pericolosa. La parte cerchiata può essere considerata come un unico blocco rappresentabile dal legame (detto covalente) che esiste tra i due atomi di azoto N nella molecola di nitrosammina sopra illustrata. Il punto “delicato” di questa molecola è rappresentato dal gruppo -NO2 che si trova in alto a destra della molecola di ranitidina. Infatti, senza scendere troppo in particolari speculazioni di carattere biochimico e/o elettrochimico, in tale configurazione questo gruppo non è molto stabile poiché l’azoto N tende a formare un legame covalente doppio con l’ossigeno O, trasformandosi quindi in -N=O, formando appunto la nitrosammina, piuttosto che restare nella configurazione O-N-O presente nella molecola di ranitidina.

Stiamo parlando di equilibri – chimici – e si sa che gli squilibri difficilmente portano a qualcosa di buono.

Ora i laboratori usano composti di sintesi chimica che fungono da attivanti, booster, annichilatori, catalizzatori e così via. In pratica cercano di imitare ciò che madre natura fa da sempre con gli enzimi. Tuttavia questi composti di sintesi, nel loro lavoro di spaccca-attacca-accelera-decelera, possono essere più o meno potenzialmente pericolosi, specie se lasciano tracce residuali di impurità come le nitrosammine. In questo caso specifico trattasi della NDMA, già rilevata nel 2018 in una classe di farmaci anti-ipertensivi (sartani) e anche in quel caso furono aposteriormente ritirati dal commercio.

l’impurezza creatasi è denominata N-nitrosodimetilammina (NDMA)

Ciò vuol dire che chi ha usato farmaci contenenti il principio attivo della Ranitidina in passato ha corso un rischio a sua insaputa, per la presenza di queste impurità, ma che molte case farmaceutiche, se non tutte, classificherebbero senza problemi come “accettabile” (e ritorniamo di nuovo QUI). Quindi tecnicamente non sarebbe il “prodotto medicinale” in sé, ovvero il principio attivo della ranitidina, ad essere potenzialmente cancerogeno, ma l’impurità creatasi nel processo di sintesi dello stesso (leggi qui).

Capirete, quindi, che additare chi usa certi composti “inaffidabili” e che possono creare problemi potenzialmente cancerogeni è di per se una grossa carta da giocare se si vuole squalificare una certa casa farmaceutica piuttosto che un’altra. E guarda caso la ranitidina accusata proviene da laboratori indiani dove diverse case farmaceutiche, tra cui anche l’italiana Menarini che, sulla pelle degli aquilani e grazie alle liberalizzazioni del salvatore Monti – leggi qui – hanno delocalizzato i loro laboratori nell’est asiatico per abbattere i costi.

Come scrive Funicelli:

“Colpa della globalizzazione? No colpa dell’avidità delle aziende farmaceutiche, dei controlli falsi e pilotati, del fatto che l’Ema (che è finanziata poi dalle stesse aziende che dovrebbe controllare) non ha obbligato le aziende di indicare dove sono prodotti i farmaci venduti o da dove arrivano i principi attivi. Oggi non è facile tracciare la provenienza di un farmaco, nemmeno per Ema, che poi, in fretta e furia, decide di ritirare dal mercato alcuni farmaci presi da pazienti per anni.”

(approfondisci qui)

E l’EMA immancabilmente si affanna ad aggiornare il documento di domande e risposte per i titolari di autorizzazioni all’immissione in commercio (MHAs, ndr) tanto che il quotidianosanità.it cita:

stanno attualmente rivedendo i loro medicinali per la “possibile presenza di nitrosammine” e testando i prodotti a rischio.

(leggi qui)

Ecco come:

pg.2 della circolare EMA/189634/2019

In pratica dopo una serie di raccomandazioni ed un rimando alla Dir.2001/83/EC (recepita in Italia nel 2006, sic!), il documento si può sintetizzare così: “sappiamo che fate delle porcate ma cercate di prestare attenzione a quello che fate”.

Alla luce di queste considerazioni, è dunque lecito ipotizzare che vi sia un’avida battaglia in corso senza esclusione di colpi, tra annunci di farmaci ritirati e nuovi vaccini (di cui qui è presente un ampia carrellata), tra case farmaceutiche per accaparrarsi la fetta più grossa di una torta di mercato in sempre più rapida espansione. La nota dolente, purtroppo si sà, è che quando è in atto una battaglia, ci sono anche delle vittime e che in questi casi si individuano inevitabilmente tra noi altri poveri comuni mortali o topi da laboratorio, dipende dai punti di vista.

Numero di singoli casi identificati in EudraVigilance ricevuti negli ultimi 12 mesi e complessivi per RANITIDINE (agg. al 23/11/2019)

Ricordiamo che la N-nitroso dimetilammina (NDMA) è un sottoprodotto di diversi processi di disinfezione, specialmente cloramminazione. « La sua presenza può essere dovuta anche ad inquinamento industriale o al fumo da sigaretta, nonché all’utilizzo di polimeri con effetto coagulante / flocculante nei confronti delle acque destinate al consumo umano. NDMA è classificata da US EPA come probabile cancerogeno per l’uomo, il che rende ragione del crescente interesse sviluppatosi in questi ultimi anni nei confronti di tale sostanza » (fonte).

NDMA e suoi precursori nell’acqua e nelle acque reflue

Un profondo nteresse aggiungerei, visto che a man mano che le acque reflue urbane vengono sempre più utilizzate come fonte di acqua potabile, le strategie di formazione e mitigazione dell’NDMA stanno diventando di vitale importanza!

Approfondimenti:

https://www.raiplay.it/iframe/video/2019/10/principi-cattivi-9090f4e0-aab3-4542-ba57-28cdb17a187e.html

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