La strage degli innocenti

“La donna deve immedesimarsi sul fatto che il carattere del nascituro dipenderà interamente dalla sua condotta, dalla vita che farà durante questo sacro periodo. Se ella non accoglie in se che pensieri d’amore per tutto quanto v’è di nobile e di buono, il suo bambino manifesterà le stesse tendenze; se, invece, si lascia trascinare dalla collera e ad altre cattive passioni, il bimbo le erediterà inevitabilmente. Perciò durante i nove mesi di gravidanza, ella deve dedicarsi costantemente ad opere buone, liberarsi da ogni angustia e timore, non ammettere pensieri o sentimenti cattivi, togliere dalla sua vita tutto ciò che non è verità profonda e non perdere un momento solo in parole oziose o in opere vane. Come è possibile che il figlio nato da una tal madre non sia nobile e forte?

S’intende che la donna incinta deve mantenere il corpo puro come la mente, respirando aria fresca e libera in gran copia, mangiando cibi semplici e sani, e anche di questi solo quel tanto che può digerire con facilità. Se segue i consigli non avrà alcun bisogno di ricorrere ai medici”.

Mohandas Karamchand Gandhi (1869-1948)

Con queste parole ho voluto iniziare questo pezzo che, più che un articolo, vuole essere una preghiera verso tutte quelle anime mai nate, uccise dall’egoismo di chi le ha portate in grembo, una donna senza il senso del sacrificio. Chiunque uccida una creatura inerme, senza che essa abbia la possibilità di replica, in quale girone la metterebbe Dante?

Milioni di creature stanno per diventare vittime, entrando quindi a pieno titolo in competizione con la Shoah, la morte di una cifra presunta di milioni di Ebrei nei campi di concentramento nazisti.

Sorge inoltre un’altra considerazione: e se questi bambini fossero concepiti per terminare la loro esistenza così? Di fatto, si dice, nulla accade per caso e tutto, ma proprio tutto, altro non è che un atto d’Amore di Dio, dell’Universo o qualsiasi altra forma o nome vogliamo dare a quell’energia che tutto permea, della quale facciamo parte e con la quale interagiamo. E se queste anime fossero venute per terminare il loro tempo così? Se a loro fosse dato il compito di scuotere le Coscienze con la loro cruenta dipartita?

Questo non giustifica certamente il crimine dell’aborto. Mettere al mondo una Coscienza implica, a volte, dei rischi, ma dovrebbe essere prassi educativa il contemplare che la morte prima o poi sopraggiunga per tutti, in qualche forma. Ed il lasciare il corpo per dare l’opportunità ad un Coscienza di prendere parte a questo mondo, affinché possa portare a frutto il suo compito, sarebbe, per la madre, un atto eroico e verrebbe ricordata ad esempio costruttivo. O mi sbaglio?

Questo preambolo per dare una visione olistica a ciò che è accaduto circa una settimana fa negli Stati Uniti, raccontato qui di seguito:

La legge, chiamata Reproductive Health Act (Rha) interviene procedendo sia ad abrogazioni, sia a modifiche testuali di alcune leggi pre-esistenti: la prima importante disposizione è quella che all’articolo 25A al paragrafo primo stabilisce i casi in cui è possibile praticare l’aborto oltre le 24 settimane (e quindi anche fino al nono mese di gravidanza).

Una di queste prevede appunto la possibilità di interruzione di gravidanza nel caso non solo e non tanto di pericolo di vita per la madre, ma anche nel caso sussista un potenziale e non meglio specificato pericolo per la salute (“health”, lasciato senza particolari aggettivazioni). Ma il concetto di salute, sin dalla nota sentenza Doe vs. Bolton della Corte Suprema risalente al 1973, è estremamente ampio, e comprende anche fenomeni di disagio emotivo, di depressione, di disarmonia familiare, alcuni dei quali potrebbero benissimo essere transitori e passeggeri. Ad esempio uno stato transitorio depressivo potrebbe essere sufficiente per determinare la liceità dell’aborto oltre il sesto mese.

“un tecnico sanitario con licenza, certificato o autorizzato, che agisca entro lo spettro delle pratiche consentite dalla legge, può praticare un aborto […] quando: la paziente rientra nelle 24 settimane di gestazione, o c’è assenza di segni vitali da parte del feto, o l’aborto è necessario per proteggere la vita o la salute della paziente.”

L’utilizzo della disgiuntiva “o” nel testo della riforma rende chiaro che mancanza di vitalità del feto e pericolo per la salute sono caratteristiche tra loro alternative, e non da ritenersi concorrenti. Detto ancora più brutalmente, anche se il feto dovesse essere vitale ma potesse arrivare a costituire generico pericolo per la salute della donna, l’aborto all’ottavo o nono mese sarebbe assolutamente legale

Fonte: www.ilprimatonazionale.it

Un pensiero…


Per approfondire l’argomento “parto” consiglio l’ottimo articolo che potete trovare qui: https://parto-naturale.com/il-parto-nella-storia/

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