Racconti all’ora del thé; le novelle di Maura

a cura di Maura Giuffrida Mazza

Cara Giusy,

è stato molto bello lunedì scorso quando sei venuta a trovarmi per scambiare “quattro chiacchiere” attorno ad una buona tazza di caffè! Le nostre quattro chiacchiere durano sempre ore ma l’argomento di queste ultime mi hanno presa profondamente lasciandomi tanti interrogativi. Abbiamo parlato della vita oltre la morte e l’origine dell’uomo, mistero profondo ma che in parte non era tale per i maestri gnostici e per gli Esseni. Ho riflettuto molto, meditato ed infine questa mattina ho atteso una risposta dal mio Sè superiore.

Ma ti voglio raccontare tutta questa fantastica mattinata.

Come al solito mi sveglio presto al mattino per salutare la luna che se ne va e il sole che sorge. Nello svolgere le prime faccende domestiche riflettevo sulle domande da porgere al mio Sè e non vedevo l’ora di sedermi al mio posto preferito di fronte l’ingresso al bosco scuro per iniziare il viaggio. Appena mi sono seduta ho sentito sul prato uno sfarfallio d’ali e girandomi ho notato un giovane merlo che saltellava in direzione del cespuglio di ortensie blu. Si è fermato ed ha girato il capino verso di me incrociando i nostri sguardi. Per niente spaventato dalla mia presenza e da quella dei miei due cani, appisolati ai miei piedi, si è inoltrato verso il cespuglio di ribes nero ed ha consumato la sua prima colazione. Sempre saltellando è entrato nel giardino e si è arrampicato sul ciliegio ormai privo di frutti. Ha fatto un giro di perlustrazione tra gli altri piccoli frutti di uva spina, ribes e more e poi, ricordandosi che era un uccello volante, ha spiccato il volo verso il bosco. Ho avuto la percezione che quel merlotto mi considerasse parte della sua famiglia perché non aveva avuto alcun disagio a saltellarmi vicino e a nutrirsi dei frutti da me coltivati. Allora ho pensato che forse la pensavano allo stesso modo anche il piccolo popolo che dimorava da me. Mi sono alzata e mi sono diretta verso il prato assolato, e infiorato in questa stagione di iperico ed achillea. Ho scelto di appostarmi in mezzo alle ultime fioriture di rose antiche, gradite alle fate, e con tutta la forza della mia voce ho battuto le mani e le ho chiamate. “Fate dolci fate. Vi voglio vedere !” Le fate… piccole, dispettose,giocherellone…..non sono venute. Mi sono ricordata che nella mia libreria ho un manualetto con richiami e formule per attirarle. So ad esempio che amano molto la musica, la danza e la poesia a rime baciate e gli abiti leggeri e luccicanti. Questa sera, quando finalmente mi metterò a cuccia nel mio lettone, rileggerò quel librino e sono certa troverò ciò che mi serve.

Gli gnomi del bosco sono più facili da avvicinare, ma con le fate non ci sono mai riuscita. Poiché la mia concentrazione sulla canalizzazione che volevo effettuare era svanita, ho deciso di visitare gli orti per vedere se gli ultimi trapianti di pomodoro erano attecchiti. Si tratta del pomodoro russo, un pomodoro più resistente agli sbalzi di temperatura e di veloce produzione. Da me ho ricavato i semi due anni fa e quest’anno intendo rinnovare la rara semenza. Sto coltivando gli orti in modo selvaggio limitando al minimo le annaffiature e tenendo coperto sempre il suolo con fieno ed erbe così dette infestanti. La parte verde delle patate si è seccata e quindi ho iniziato a raccogliere le patate novelle per lasciare il posto libero alla semina delle rape. Ho tagliato la pianta di crauti lasciata nell’orto per ricavarne semenza e purtroppo, come ogni anno, i semi si sono sparsi dentro e fuori l’orto così che da soli nasceranno crauti da sfamare un reggimento. Ma questa in vero è la mia strategia di coltivazione: lasciar fare alla Natura. Così da soli nascono cavoli, agli, cipolle, pomodori, bietole, coste ed insalate ed io mi limito a diradare ed a regalare gli esuberi a parenti e amici. Le patate e la boraggine nei miei orti sono considerati “infestanti”. La produzione di anno in anno aumenta sempre di più, tutte discendenti delle prime semine di molti anni fa.

Avevo da poco terminato la mia visita negli orti quando è iniziata una pioggerella leggera ed il tuono è rimbombato da lontano. Mi sono affrettata verso il ballatoio della piccola baita decisa a trascorrere all’aperto il tempo del temporale estivo che prometteva essere di breve durata. Tutto era silenzioso ed anch’io sono entrata in profondo silenzio dentro di me ed ho ascoltato la voce del Sè. “Dio per conoscersi meglio ha permesso alle sue scintille di allontanarsi: non per disobbedienza dei suoi figli, ma per Amore. Le scintille per amore si sono calate nella materia più profonda dimenticandosi della loro origine divina. Hanno soddisfatto il desiderio del Padre di conoscere tutti gli aspetti del bene e del male, affinché ne facesse esperienza e conoscenza. Le poche scintille si sono frantumate in miliardi di altre ed hanno dato origine alla Creazione.

La nostra illusione è crederci divisi dal Padre e dalle altre scintille, ma di fatto non è così. Vaghiamo nel tempo e nello spazio credendo alla morte, alla sofferenza, all’abbandono, ma è solo un sogno che potrebbe terminare allorquando decidiamo di fare una grande risata. Abbracciate i vostri fratelli anche i più violenti, perché quelli siete voi che per amore stanno sperimentando il Male, ma sono Esseri divini! Ricordatevi gli insegnamenti del Maestro Gesù e nell’unità l’animo sofferente sarà pacificato”.

Questa è la parte più significativa della conversazione con il Sè. Altre domande ho posto ma le risposte parziali mi sono state al momento rimandate in altra occasione. Il questo periodo così triste e funesto  è un messaggio che da speranza in un luminoso futuro non so se su questa Terra ma certo sempre con la vicinanza del Padre che non ci abbandona mai.

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