Ve lo avevo detto che le pensioni non le pagheranno più!

Con un buco di cento miliardi di euro (lo scrivo in lettere perché c’è gente impressionabile) l’istituto di previdenza sociale è sull’orlo della bancarotta. E cosa fare per evitare che scoppi il bubbone? Bhe, suvvia, si chiede un prestito!

L’articolo è candidamente apparso sui quotidiani nazionali e nessun pensionato in carriera o prossimo ad andarci si è mosso per andare a prendere “Don Matteo” per chiedergli “gentilmente” le dimissioni.

Già, perché ormai, in un mondo dove le banche, poverine, dominano, risulta normale anche acquistare o costruire casa contraendo un mutuo. Qui in Italia è tradizione, è entrato nel lessico corrente. Quindi nessuno scalpore se per pagare le pensioni Matteo chiede un mutuo ventennale. Se una persona mediamente intelligente smettesse di distrarsi e si fermasse un attimo a ragionare comprenderebbe la gravità della cosa. I contribuenti pagheranno gli interessi ai pensionati. Quindi Matteo ha ottenuto un doppio effetto: ha evitato il fallimento dell’INPS ed ha imposto una nuova tassa collaterale ai contribuenti.

Potremo chiamarla P.I.P. Pagamento Interessi Pensionati. Suona bene, sia come acronimo, sia come locuzione verbale.

Per maggiore chiarezza riporto l’articolo di Maurizio Scarpa


Pensioni. L’idea del “prestito” è peggio della penalizzazione

I titoli  dei giornali e i servizi delle televisioni enfatizzano :”in pensione prima con il prestito senza penalizzazioni”.

Il Governo, ed il rubicondo  ministro Poletti, come tutti i truffatori sono maestri nell’enfatizzare ciò  che non esiste e a nascondere la fregatura.

La proposta del prestito è  peggio della penalizzazione.

Perché? Semplice.

Il prestito  è  esattamente la penalizzazione, con l’aggiunta del pagamento degli interessi.  Mazziati e cornuti.

Spiegamolo meglio.

Con la penalizzazione.  Calcolando che la tua aspettativa di vita (cioè quando passi a miglior vita)  sia di 20 anni  dopo essere andato in pensione,  e tu vuoi anticipare la pensione mettiamo di 3 anni,  il costo di questo anticipo viene tolto mensilmente dal reddito della pensione in modo tale che la cifra totale spesa dall’INPS  nell’arco dei 23 anni sia identica a quella che avrebbe pagato per i 20. La famosa penalizzazione del 3%  non è  altro che la rata con cui l’INPS si riprende ciò  che ti ha dato in anticipo.

È  esattamente ciò  che ripropone il Governo con il prestito. Ti dò i soldi in anticipo e poi me li restituisci nei prossimi 20 anni.

Guardate, i numeri non sono casuali: 67 età anagrafica  per la pensione meno 3 (l’anticipo previsto ) fa 64, più  20 fa 84 anni che è  l’aspettativa di vita calcolata con abbondanza, dato che la proposta riguarda proprio i nati dal 1951 al 1955, quindi con un età  nel 2017 tra i 62 e 66 anni.

I conti come si vede  tornano, ma i soldi  no.

Perché?

La prima truffa. Il prestito è  elargito dalle banche, con gli interessi  pagati ovviamente dagli neo pensionati.

La seconda: essendo  un prestito,  va pagato anche quando il pensionato è  deceduto,  mentre la penalizzazione no.

Questi signori sono proprio dei mascalzoni.

Non ho parole invece per  Cgil, Cisl, e Uil, che parlano di “apprezzabili novità “…

La cosa più incredibile non è  solo questo giudizio sulla nuova rapina ai danni dei lavoratori,  ma che con la probabile firma  dell’accordo col governo si convalida per la seconda volta, da parte di Camusso e soci,  e si accettano i contenuti della riforma Fornero. Prima con il silenzio, ora addirittura con una firma che “migliora” la controriforma,  lasciando immutato l’impianto: cioè  67 anni ed il sistema contributivo.

E poi si mandano le lettere di solidarietà  ai lavoratori francesi. L’ipocrisia  non ha limiti!

Ora però spetta a noi un colpo di dignità.

Facciamo vedere che esistiamo  e non siamo solo bamboccioni di ogni età  da truffare a piacimento.

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