Ground zero italiano?

Diamo “asilo” a una lettrice a cui le è stata negata la pubblicazione del resoconto della ricotruzione dei fatti, andata in onda su una nota trasmissione di RAI3, accaduti ormai circa due mesi fa ma che riguardano tutti noi da vicino.


di D.C. April 07, 2020

Il caso 1 ad Alzano Lombardo: potrebbe essere partito da lì il contagio che avrebbe portato la zona del bergamasco al collasso.

È quanto emerge da due servizi andati in onda il 26 marzo e il primo aprile durante la trasmissione “Chi l’ha visto”.

Domenica 23 febbraio, mentre chiudevano i comuni decretati “zona rossa” (fra cui Codogno), ad Alzano Lombardo si agisce in modo inspiegabile.

In reparto c’è un paziente affetto da CoVid-19 e un altro arriva in giornata, ma la direzione sanitaria non avvisa né il personale né gli altri pazienti e i familiari.

All’ospedale di Alzano Lombardo tutto prosegue come sempre: “All’azienda sanitaria interessa solo farci lavorare”

Il servizio di Paolo Andriolo si apre con un’intervista telefonica a un infermiere dell’Ospedale “Pesenti Fenaroli”.

Secondo la ricostruzione, un paziente positivo arriva in Pronto soccorso sabato 22 di sera. Il caposala viene contagiato subito e in seguito molti altri operatori sanitari.

Alcuni colleghi che dovevano iniziare il turno domenica pomeriggio non sono potuti entrare, sono rimasti nel parcheggio ad aspettare senza capire cosa stesse succedendo“.

Sulla pagina Facebook del Pronto Soccorso compare il messaggio che avvisa della chiusura ma viene poi rimosso. Il giornale locale Val Seriana News però riesce a salvare la foto.

Gli operatori sanitari provano a telefonare, ma non ricevono risposta. Dopo poche ore l’ospedale viene riaperto come se non fosse successo nulla.

Lunedì 24 febbraio, mentre gli ospedali di Seriate e limitrofi tamponavano tutto, Alzano è rimasto aperto: ambulatori, centro prelievi, sale operatorie“.

Nessuna misura precauzionale, quindi: la gente entrava e usciva senza controlli, inconsapevole della presenza di soggetti affetti da CoVid-19.

Non c’è stata alcuna sanificazione, impensabile in poche ore, così come nessuna costituzione di un triage differenziato“, prosegue il testimone.

Il nostro medico d’azienda ci disse che eravamo esagerati, che era solo un’influenza. Adesso lui è in rianimazione: spero se la cavi, ma dovrà rispondere personalmente“.

L’infermiere annuncia tristemente che a causa di questa malpractice senza senso sono morti alcuni colleghi: una tragedia che poteva essere evitata.

L’unica cosa che interessa all’azienda sanitaria è che il tampone diventi negativo per poter tornare al lavoro: questa è l’amara verità“, conclude.

Il paziente 1 era già in reparto dal 15 febbraio

La redazione di “Chi l’ha visto” prosegue annunciando di essere venuta a conoscenza di un’importante informazione.

In data 15 febbraio un paziente anziano, in condizioni critiche, arriva presso l’ospedale. Dopo essere stato visitato in pronto soccorso, viene ricoverato nel reparto “Medicina”.

Le sue condizioni non migliorano, al che sabato 22 febbraio si decide di fare il tampone, che risulta positivo per il CoVid-19. Il paziente viene quindi trasferito all’ospedale di Bergamo.

Invece di chiudere tutto, mettere in sicurezza il nosocomio e avvisare coloro che erano stati in ospedale per iniziare la quarantena, nulla viene fatto trapelare.

Sabato sera giunge il secondo paziente positivo, ma anche in questo caso non si interviene in alcuna maniera per tamponare la situazione.

Nei giorni successivi molti medici e infermieri hanno iniziato a manifestare sintomi ma intanto il contagio si era ormai diffuso senza controllo.

Gli inviti dei sindaci e di Confcommercio: “Le città non si fermano, venite a fare shopping

Nel frattempo i cittadini della Val Seriana continuano a lavorare, uscire con amici e parenti, andare nei ristoranti e nei centri commerciali.

Eppure si sapeva che il coronavirus era arrivato in Italia: è del 21 febbraio, infatti, la notizia dei contagi di Codogno e zone limitrofe, poi dichiarate zona rossa.

Nonostante ciò, il 28 febbraio Confcommercio invita le persone ad approfittare degli ultimi giorni dedicati ai saldi: bisogna far girare l’economia.

Il comune di Bergamo lancia un video con l’hashtag #bergamononsiferma in cui si invitano i residenti della provincia ad andare in città.

Il Sindaco Giorgio Gori sostiene un’iniziativa per stimolare le persone a visitare il capoluogo di provincia, acquistando un biglietto dei mezzi pubblici a 1,50 euro valido per tutta la giornata.

In tanti ne approfittano, forse anche cittadini della Val Seriana e di Alzano Lombardo, che sono ormai inconsapevoli portatori del virus.

È l’ultimo fine settimana di vita normale: da lì iniziano i numerosi ricoveri e il collasso delle terapie intensive della provincia. Ma soprattutto iniziano i decessi.

Bergamo paga un conto altissimo: a fine marzo secondo la Protezione Civile i deceduti (in attesa di conferma) sono circa 2060.

Il sindaco Gori contesta, con un post datato 1 aprile, questi numeri: secondo una rilevazione fatta da Eco Di Bergamo e InTwig i morti potrebbero essere addirittura 5000.


Il sindaco di Alzano: “I contagi aumentano, attendiamo decisione del Governo su zona rossa

Carissimi cittadini, oggi i numeri dei positivi in bergamasca come sapete è salito di parecchio ed anche ad Alzano il dato è in linea, avendo raggiunto le 27 unità.

Sappiamo che per Alzano e Nembro il Governo ha chiesto un parere all’Istituto Superiore di Sanità, in merito alla situazione in essere. Domani è previsto un incontro tra il Ministro della Salute e Regione Lombardia che, nelle valutazioni da sviluppare, dovranno necessariamente tenere conto anche del già fragile equilibrio economico locale – 3 Marzo 2020

Fonte: Coronavirus, guarito il primario dell’ospedale di Alzano

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