Serena Shim

A cura di Giuliano C.

Poco più di cinque anni fa moriva Serena Shim, un’altra Ilaria Alpi (leggi qui), che forte della spregiudicata determinatezza che solo le giovani madri non corrotte e lobotomizzate dal sistema hanno, moriva in circostante sospette in Turchia non molto distante dal confine con la Siria.

« Fatemeh Shim, sorella di Serena Shim, la giornalista di 30 anni della Press TV, morta in circostanze sospette, parla con Afshin Rattansi, conduttrice di Going Underground, della morte di sua sorella. Crede che l’intelligence turca sia stata coinvolta nella morte di sua sorella, mentre incolpano suo cugino, che guidava la macchina [mi ricorda qualcosa… vedi la morte di Lady Diana, ndr]. Dice che sua sorella, riferendo sulla collusione tra Turchia e ISIS, aveva paura di ciò che sarebbe potuto accadere, e andò persino in onda dicendo che l’intelligence turca la stava cercando e aveva paura di ciò che avrebbero potuto fare. È scioccata dal fatto che i media occidentali non solo non abbiano trattato la storia, ma non abbiano nemmeno espresso le loro condoglianze e non abbiano ricevuto risposta dal governo americano. Pensa che il vicepresidente Joe Biden abbia ritrattato i suoi commenti sulla quetione della Turchia nella guerra contro l’ISIS perché c’è stata una reazione della Turchia, più o meno allo stesso modo in cui la loro reazione nei confronti di sua sorella è stata quella di ucciderla. Dice che non ha ricevuto alcun aiuto dal suo governo, nessun messaggio di sostegno da parte loro, quando invece altri paesi inviano messaggi di cordoglio. Dice che gli altri giornalisti dovrebbero sapere che sarà difficile ottenere la verità quando i mass media occidentali stanno “dando in pasto alla gente ciò in cui vogliono che credano”. Si affida ai social media per spargere la voce su ciò che è successo e spera che troverà giustizia per Serena. E dice che la risposta del governo americano che non indagano sulle morti in terra straniera è falsa; l’unica morte che vede non indagare sono le sue sorelle. » [fonte]

Qui il video dell’intervista alla sorella su Going Underground on RT (canale indipendente):

Mia sorella è stata uccisa per aver raccontato la verità

Pare che la giovane giornalista americana-libanese avesse filmato operazioni sospette che non dovevano essere indagate a fondo. Ecco le sue dichiarazioni in un video che risulta rimosso da youtube (vedi nota a pié pg):

« Sono molto sorpresa da questa accusa [l’accusa di spionaggio avanzata dalle autorità Turche, nda] – ho persino pensato di avvicinarmi all’intelligence turca perché non ho nulla da nascondere […] Sono un po ‘preoccupata, perché […] la Turchia è stata etichettata da Reporter senza frontiere come la più grande prigione per giornalisti […] quindi sono spaventata su cosa potrebbero usare contro di me […] Siamo state alcune tra le prime persone sul campo – se non le prime persone – a raccontare quella storia di quei militanti Takfiri che attraversano il confine turco […] ne ho alcune loro immagini su camion dell’Organizzazione mondiale dell’alimentazione (sic). Era molto evidente che fossero militanti di Takfiri dalle loro barbe e dai vestiti che indossavano e stavano entrando lì con camion delle ONG e trovo molto strano che siano andati da diversi residenti locali di qui e abbiano chiesto di me. »

fonte

Fare giornalismo in uno scenario di guerra resta sempre un’attività rischiosa. Se poi vuoi fare giornalismo d’inchiesta la cosa diventa ancora più pericolosa perché rischi di avvicinarti troppo al fuoco che in guerra non è mai amico.

In quel periodo i miliziani dell’ISIS tagliavano le teste in diretta su internet. Erdogan faceva il gradasso con gli USA con le spalle coperte da Putin. Poi spunta questa ragazzina coraggiosamente incosciente con un video che, nell’era dei social media, potrebbe provocare un vespaio che anche solo in danni di immagine e credibilità sarebbero come un attacco nucleare per gli USA , «a causa delle possibili questioni di informazioni molto più grandi e più dannose che avrebbe potuto rivelare riguardo a una cospirazione geo-politica concordata.»

Con questo scenario perché non congetturare che la Turchia di Erdogan si sia fatta avanti facendosi carico di questo “problema” in cambio dell'”ammorbidimento” degli USA nei confronti delle scelte geopolitiche turche?

Non è mica un’ipotesi così azzardata e gomblottara visto che altri giornalisti, diciamo troppo intraprendenti, hanno fatto una brutta fine proprio in Turchia. Come è accaduto per Jacky Sutton per la quale le autorità turche «hanno ipotizzato che si sia suicidata dopo aver perso un collegamento aereo!» (leggi qui)

In tutto ciò sia gli USA che l’europa, come l’italia del resto vedi caso Regeni e Alpi, sono state pilatescamente a guardare e di indagini approfondite neanche a parlarne.

fonti:

https://www.globalist.it/news/2017/07/20/da-ilaria-alpi-a-piazza-alimonda-il-filo-sottile-che-unisce-due-drammi-2009233.html

https://www.channel4.com/news/by/alex-thomson/blogs/serena-shims-death-conclusions-evidence-stupid

https://www.sott.net/article/304332-The-killing-of-Serena-Shim-and-the-suicide-of-former-BBC-journalist-Jacky-Sutton

https://www.butac.it/serena-shim-la-disinformazione-e-le-testate-fuffa/

Approfondimenti sulla “curiosa” correlazione temporale tra due notizie, diametralmente opposte, sulla morte di Lady Diana che ad oltre 20 anni dall’accaduto continua a tenere banco:

28 maggio 2019 – Morte di Lady Diana, “non è stato un incidente”: a più di vent’anni parlano due testimoni

7 ottobre 2019 – Lady Diana morte, Le Van Thanh: “Ho causato io l’incidente”

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