Braccianti di ieri e di oggi

A cura di Giuliano Caropreso

E’ strano di come la vita ti metta sul cammino, in modalità diversificate nello spazio e nel tempo, delle storie che hanno molto in comune e che in qualche modo riescono a toccare quelle corde del tuo animo che al tempo stesso smuovono ricordi sopiti e riaccendono una coscienza di classe che un tempo era viva e oggi invece sembra sonnolenta se non comatosa.

Riceviamo e pubblichiamo, tal quale, una lettera di un giovane-adulto degli anni 80′:

Io nasco in una famiglia numerosa negli anni 70 , quelle famiglie che secondo me non esistono più , quel pensiero di famiglia di educazione, di onestà e sacrificio, di allegria alla vita nonostante le cose erano poche o niente, e la vita presa con armonia e condivisione dei miei genitori e tutte quelle persone che ho visto non esiste più.

Mio padre ha lavorato 42 anni , 5 anni di marchette sono sparite al momento che doveva andare in pensione, allora ha dovuto fare altri 5 anni di lavoro, mia madre guardava e dava educazione ai figli , un educazione esemplare, 5 figli tutti sempre lavorato, da quando avevano 15 anni oggi ne hanno 50, a parte due che hanno studiato fino a 18 anni e dopo iniziato a lavorare.

Ho iniziato a 12 anni a lavorare per soldi, non per fame o perché mio padre non poteva, No, era solo perché mio padre non poteva comprare esempio un giubbotto che io desideravo e che costava caro, perche con 5 figli non puoi comprare 5 giubbotti del valore di 200 euro l uno.

Allora nei mesi di giugno, quando la scuola era finita, in città venivano dei contadini dalle colline che avevano terreni di nocciole piemontesi e ‘uva. Siccome in quei periodi c’era molto lavoro in giro per gli adulti sopra i 15 anni, il più di questi erano già occupati, allora i contadini trovavano solo noi (ragazzini, ndr) e noi andavamo per 250 lire a kg di nocciole raccolte e 6000 all’ora in periodo di vendemmia

A 15 anni ho provato una scuola ma non era per me stare fermo nei banchi, il 90% dei professori mi faceva venire sonno quando spiegavano, mi piaceva molto la scienza , la tecnica , e la geografia. 
I genitori di prima ti dicevano a 15 anni – Scegli o scuola o lavoro -. Se optavi per il lavoro la mattina successiva già iniziavano a romperti i coglioni tipo – vai al uff, di collocamento – o – c’è un lavoro vai subito li – o tutti i giorni fai domanda là, fai domanda di là. Allora a 15 anni ho trovato il mio primo posto di lavoro come costruttore di cisterne per benzina o acqua e altro, cisterne grandi come uno tir. Poi ho cambiato ancora, ho fatto il fabbro, costruivo telai e poi li andavamo a montare principalmente in Liguria al mare. Sai che il sale li corrodeva e allora erano sempre da cambiare. Poi sono andato a fare i ponteggi. Le impalcature che vedi intorno ai palazzi, lavoro durissimo ai tempi ed eravamo tutti italiani a farlo. I cavalletti per il montaggio erano tutti mezzi arrugginiti. Non so se hai presente le impalcature intorno a palazzi o casette negli anni 80/90 erano di colore rosso e mezze marroni dalla ruggine e non ti dico i piani in tavole di legno dove ci sostenevamo, camminavamo e facevamo il lavoro. Adesso sono in alluminio e hanno i ganci che bloccano e fermano il piano. Comunque poi, ho fatto il galvanista (nel linguaggio comune, galvanotispista in quello tecnico-industriale, vedi galvanostegia, ndr) perché pagavano bene, pensa che un apprendista di 17/18 anni in tutti i lavori prendeva circa 600 mila lire max 700, l’apprendista galvanista prendeva 1 milione 200 mila lire, il doppio degli altri settori. Poi ho scoperto il perché quando ho visto che il padrone dell azienda gli mancava un occhio bruciato all’istante da un goccia di acido che è saltata dalla vasca dell’acido. Quando un pezzettino di ferro che stava per andare ad immergersi, e sganciandosi, è caduto nell’acido come quando lanci una pietra nell’acqua e vedi lo schizzo, ma lì era acido corrosivo, corrodeva qualunque cosa facendo un fumo bianco.

Poi sono entrato nella multinazionale per 10 anni. Quando nel 2004 ho iniziato a capire tutto quello di cui oggi ti parla gente tipo Fusaro o tutti gli altri che ne parlano oggi… quando ho capito il sistema che era cambiato o stava cambiando con la prepotenza, ho detto io non ci sto, allora ho iniziato a far trovare lungo a quella multinazionale perché loro stavano imponendo il nuovo sistema. 
Sai io sono nato nel 70, nella metà degli 80′ ero già nel mondo del lavoro. Conosco i sistemi di prima degli anni 2000 e quelli del cambiamento dopo 2000. 
Comunque ho detto io qui sarò costretto ad andare via, perché non mi levo tutti quei diritti che avevo prima e che mi avevano dato e insegnato le generazioni di quando io andavo a lavorare negli anni 80/90. Però li devo far cagare, come loro mi hanno fatto cagare in questi primi anni 2000. Io sono entrato negli anni 90 ed era tutto diverso, lavoravi si, ma con diritti e andavi a casa tranquillo, non nervoso.
Sta di fatto che ho iniziato una guerra personale, prima con un capo reparto che lo avevano chiamato apposta perché lui era uno siciliano e che in tanti anni aveva calmato molte persone con i suoi metodi. Dopo alcuni mesi allora veniva il direttore, finché il direttore ha capito che il suo stipendio era per fare il direttore non per fare guerre personali. Allora hanno fatto arrivare il direttore megagalattico, cioè il direttore di tutti e 6 stabilimenti italiani. Anche lui non è riuscito a fare nulla, nonostante avevo 3 lettere di ammonizione. Alla fine ha optato per darmi 15 mila euro in più alla mia liquidazione. Allora gli ho detto vaffanculo tanto io non potevo cambiare nulla in quella fabbrica e poi non valeva niente perché oramai erano rimaste 4 pecore italiane impaurite, una decina di schiavi stranieri e i vecchi erano andati via o mandati in pensione. Oggi sono degli schiavi a tutti gli effetti.
Dopo alcuni mesi dal mio licenziamento ho sentito dire che hanno iniziato ad usare lo stesso sistema. Davano soldi a quegli italiani che erano in quella fabbrica da 10, 15 ,20 anni. Italiani che erano entrati con il sistema dei diritti di prima, non erano ribelli ma erano tranquilli per via del sistema a cui erano abituati e ogni tanto si permettevano alcune cose che di solito si permette un veterano che da 20 anni lavora per quella fabbrica.
Comunque a chi 10 mila, a chi 30 mila euro li hanno fatti fuori quasi tutti gli italiani.

Dopo non sapevo se lavorare ancora, avevo questi soldi ma non mi piaceva il sistema come si stava mettendo, pensavo mi hanno tolto i diritti devo lavorare come lavorava non mio padre, ma come ai tempi dei miei nonni. Mi hanno raddoppiato i prezzi, devo pagare tutta questa gente e politici e gente comunale o di Inps o altro che fanno pure i prepotenti nonostante io producevo pezzi di Ferrari o trattori per pagare poi tutti questi politici o statali e loro a far poco o nulla. Pensavo e ricordavo e vedevo ancora mio padre e i suoi 45 anni di lavoro, pagato contributi, tasse per andare in pensione e morire 10 anni dopo. Pensavo a mio nonno che ha lavorato tutta la vita e partecipato a ben 2 guerre mondiali servendo i politici italiani non di certo l ‘italia. Mia madre, 25 anni di marchette lavorando quasi sempre stagionale o part-time.
Mi sono detto, ma se io continuo a lavorare sono un coglione! Dopo tutto quello che hanno fatto, lavorato e pagato i miei nonni e i miei genitori, io mi ritrovo ancora in queste condizioni, a lavorare per sopravvivere e vedere che la classe che mi ha ridotto cosi si prende una percentuale mensile dei miei soldi sudati, e se li prende ancor prima che io e la mua famiglia riceviamo i miei soldi… no , o detto No. 
Mi sono detto, adesso mi tolgo questi vizi giornalieri che non servono a nulla, mi tolgo tutto, penso solo che l’importante è mettere 2 pasti al giorno nello stomaco. C’era mia madre però, e anche se non c’era non avrei avuto difficoltà a trovare 2 pasti al giorno, sai quando ti levi i vizi piano piano poi ti accontenti di poco, mangiavo e bevevo acqua, tolto il fumare, caffé, birra, estate e altre cazzate.
Prima di fare tutto questo, ho speso i 20 mila euro in vita. Ho pensato viviamo una volta sola, vuoi nella vita fare 6 mesi senza rendere conto a nessuno, senza dover per forza fare e fare e fare? Ho fatto il pascià e divertito molto, proprio perché sapevo che dovevo finire tutto per poter non essere tentato nel comprare, nei vizi, nel consumo
Praticamente dopo vivevo proprio da libero. Mi sentivo leggero, non portavo neanche più il portafoglio o i documenti. In banca ho tolto i miei conti correnti, addirittura un direttore mi ha chiesto 180 euro per chiudere il conto che avevo lasciato con un attivo di 50 centesimi. Al direttore gli ho tirato fuori 1,50€ e gli ho detto – 50 centesimi sono nel conto, così fai 2 euro e ti accontenti perché non te ne do altri – e così e andata.

Il sistema non mi toccava più e riuscivo a vivere abbastanza tranquillo. Unico problema che veniva in mente era: ma se conosco una donna, naturalmente del sistema, come faccio a presentarmi così con questo pensiero e addirittura senza portafoglio? Sono andato avanti lo stesso, finché un giorno e arrivata una donna che è diventata mia moglie e che la prima cosa che ha esclamato passivamente contro di me è stato – ma come fai a non avere il portafoglio? – io gli ho detto prima che arrivassi tu mi ero dimenticato cose era il sistema e il portafoglio fa anche parte del sistema e contiene quei soldi con cui il sistema ci dirige e ci comanda a suo piacimento nel nome dei soldi.

Conoscendo mia moglie sono dovuto rientrare nel sistema. Ho iniziato a cercare lavoro ma poco o niente, allora con un mio amico imbianchino professionista ci siamo messi in proprio, io non sono un professionista ma conosco il lavoro, avendolo fatto con quelli delle impalcature. Due anni, troppa concorrenza, stranieri che lavorano per niente, non puoi competere a prezzi stracciati. Di nuovo disoccupato. Addirittura ho dovuto accettare il lavoro di andare a fare i contratti luce, gas, Tel. nelle case. Il rappresentante. Era il periodo delle privatizzazioni, contratti di ogni genere gas, luce, ecc. ecc… non era il lavoro per me, andare ad ingannare anziane. Veramente che lavoro di merda, se fossi politico lo annienterei quel lavoro. Tre giorni e ho visto delle signore anziane sole in casa che mi facevano una gran pene, veramente, gli anziani non sono da lasciare soli e essere raggirati da questi lavoratori rappresentanti che, purtroppo, devono lavorare anche loro ma dovrebbero rinnegare un lavoro del genere! Tre giorni e mi veniva voglia di fare un casino, alla fine non mi hanno pagato, nessuno a difendermi, nessun ufficio o qualcosa a protezione di chi non viene pagato. Allora sono tornato ai metodi che vedevo adottare negli anni 80 da questi lavoratori che avevano i coglioni (il coraggio, concetto più volte menzionato nel blog, ndr) di proteggere la loro vita e della famiglia. Gli sono andato per una settimana davanti la porta a suonargli i campanello, arrivava polizia, i vugili urbani, ma nuente, finché un giorno è uscito il figlio e mi ha dato i miei soldi. 
Vedi, la gente con cui io ho fatto i miei primi 20-25 anni di vita, avevano dai 5 figli in su. Se qualcuno provava a togliergli qualcosa loro erano disposti a fare un casino e pure andare in galera. Se li sfruttavano loro non parlavano come i lavoratori e le generazioni di oggi che rispondono così, con tono da perfetto suddito e coglione in testa. Ma cosa devo fare? devo lavorare, perché ho 2 figli e non posso fare altro. E pensare che i miei genitori e quelli che ho conosciuto io non parlavano cosi, nonostante avevano 5 figli non 2 figli!
Se una persona fa la pecora e si fa togliere i diritti perché tiene figli, come può pensare che i suoi figli avranno diritti se già lui se li sta facendo togliere, facendo la vittima usando i figli?

G.R.

Non si può non cogliere in queste parole lo specchio della nuda e cruda realtà in cui oggi viviamo. Il racconto è una plastica immagine di quanto abbiamo ottenuto e subiamo ancora con le politiche di austerity imposte da un centro di comando lontano dal nostro quotidiano, lontano dal quotidiano di ogni essere umano che oggi è considerato e trattato come mera merce, un risorsa umana da sfruttare e nulla più. Non importa di che nazionalità tu sia, da quale paese tu provenga. Sei un asset e gli asset si sostituiscono, si delocalizzano, si riciclano, si comprano e si vendono. La nostra vita non è più un’avventura da vivere, scoprire e di cui godere. La nosta vita è diventata un unico immenso mercato globlale dove la felicità e la realizzazione personale attraverso la propria autodeterminazione, non dico che è impossibile ma è sempre più difficle perseguirla.

Questa testimonianza e la prossima che vi propongo, sono l’esempio più alto di quanto menzognero e meschino sia il sistema adottato dalla classe dirigente e attualmente dominante, che ti svilisce e depotenzia dentro, nell’animo con mezzi e metodiche subdole come le dipendenze e le distrazioni di massa. Giochi d’azzardo come le slot machine, o programmi TV ai limiti dell’indecenza intellettuale, scorretti e funzionali ad un disegno che mira prima di tutto a tenere buone e addomesticate le masse.

I laureati hanno sempre meno possibilità di entrare nel mondo del lavoro in modo dignitoso e rispettoso dei sacrifici fatti da loro stessi e dalle loro famiglie:

Neo-laureato denuncia la propria frustrazione alla classe politica

Quando leggi e ascolti storie del genere come puoi non pensare che dietro a tutto questo ci sia un disegno? Come non puoi non sospettare che tutto questo sia il frutto di una strategia di marketing finalizzata all’arrichimineto dei pochi sui molti? Il potere è una malattia, il soldi un’ossessione e una maledizione per chi non li usa per quello che sono, ovvero un mero strumento di scambio valoriale… ma se i valori da scambiare sono sempre più e solo materiali, si capisce che il sistema è malato perché si sta autofagocitando a beneficio di quei pochi potenti malati di potere che hanno perso totalmente di vista il bene immateriale più grande e che non si può né comprare né vendere: l’Amore puro e infinito.


l’1% controlla il restante 99% della popolazione il cui 98% se ne frega.

La globalizzazione – come mostra Heidegger – è una lotta senza quartiere condotta in vista dell’imperialismo planetario da parte del mercato, di quel mercato capitalistico che ha nel suo stesso fondamento l’essenza che lo porta a occupare ogni spazio esistente, ogni spazio materiale e immateriale e a saturare il pianeta e la coscienza.

continua qui
Servi della gleba planetaria – Diego Fusaro su Byoblu

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...