Alimentazione e consapevolezza

Siamo quello che mangiamo… è ciò che ha detto un’equipe di medici esponenti dell’Association Internationale Kousmine. A volte penso che sia proprio così. Basta guardarsi attorno, osservare e rendersi conto che la maggior parte delle persone soffre di qualche strano malessere. Io per primo ho provato questo fenomeno sulla mia pelle.

Il nostro corpo ci parla… anche questo è vero, ma noi lo ascoltiamo? All’inizio dello scorso anno dopo anni di inattività sono andato in palestra per tre mesi e dopo sole due settimane il mio corpo è come se fosse rinato! Per la serie “oh, ma sei impazzito? Ti sei messo a fare il salutista?” Ed aveva ragione perché, incredibile a dirsi, più di una volta mi sono ritrovato a mangiare verdura cruda avidamente a morsi provando una strana forma di godimento culinario.

In pratica, in modo del tutto non programmato e quasi inconsapevole, mi sono ritrovato a consumare molta più frutta e verdura di quanto avessi mai fatto in passato. Resto sempre un onnivoro e non disdegno una bistecca di tanto in tanto ma quando mi sono trovato a qualche grigliata quell’odore di carne bruciata mi ha quasi infastidito e ciò senza che vedessi uno di quei terribili documentari sulla produzione di massa della carne alimentare!

Insomma da quando faccio più attenzione all’alimentazione sto meglio e quando sgarro (nessuno è perfetto) il mio corpo non manca di farmelo notare con pesantezza di stomaco, lenta digestione, leggera nausea, difficoltà a dormire. In generale comunque mi sento bene e sono sano… o almeno pensavo questo fino a quando non sono stato ricoverato per una patologia cardiaca a meno di 45 anni. Ogni dottore che mi visitava continuava a chiedermi se bevevo, fumavo, mi drogassi. Tutte risposte negative ed il famigerato colesterolo? sempre sotto i limiti.

Già i limiti, ma chi fissa questi limiti?

“La quota massima fissata dalla Società Europea di Cardiologia per il colesterolo totale, che comprende quello Ldl detto “cattivo” e quello Hdl detto buono”, è di 190.”

Ma non deprimiamoci perché se non si hanno fattori di rischio il livello di Ldl può salire anche fino a 220! In effetti non ho mai avuto “fattori di rischio” se per tali si considerano i sopracitati, oltre all’obesità, ipertensione ed altri. A ben vedere ero una persona sana non soggetta a cardiopatie ma la realtà ha smentito il sentire comune. Infatti non esiste certezza sulla predisposizione o meno di un individuo a una cardiopatia come l’infarto. Non puoi saperlo in anticipo. Un elettrocardiogramma da sforzo fatto con una certa regolarità può essere utile come prevenzione ma anche quello non garantisce certezza di predittività.

Diversi studi scientifici hanno decretato che se non ci sono fattori di rischio evidenti possono esserci cause di familiarità… genetica (1). In effetti ho pensato a mio padre, ai miei nonni… tutti colpiti da infarto (io li ho battuti anticipandoli sull’età!).

In pratica non sei sicuro… mai. Il sistema in cui viviamo ci manipola in tutti i modi ormai lo sappiamo. Uno di questi è la produzione alimentare di massa che ci fornisce il cibo che ingeriamo quotidianamente e che ci avvelena lentamente a prescindere se sei sano o “predisposto” per alcune malattie, se ti nutri di schifezze non fai altro che accorciare l’asticella e anticipare problemi di salute che potresti spostare più avanti nell’età, magari in forma lieve, o addirittura evitare.

L’unica cosa che puoi fare è propendere per lo scegliere un’alimentazione sana e consapevole, perché il nostro corpo è sacro, è il tempio della vita, è l’involucro più sofisticato che madre natura potesse donarci e noi lo trattiamo come la più schifosa delle pattumiere riempiendolo delle peggiori schifezze. Bastano i seguenti 10 minuti di video per avere anche una sola vaga idea:

Le scoperte di Mike Adams, un ricercatore indipendente, sul cibo immesso nella grande distribuzione alimentare

(1) In merito a questo aspetto è ormai acclarata l’interazione tra i geni dell’individuo e fattori ambientali e pertanto esiste una folta schiera di medici e scienziati (Bruce Lipton in testa) che hanno totalmente rimesso in discussione la geneticità di, se non tutte, alcune malattie. A titolo esemplificativo si cita il caso della talassemia che può conferire un grado di protezione contro la malaria, che è, o è stata, diffusa nelle regioni in cui la talassemia è comune, conferendo un vantaggio di sopravvivenza selettiva (noto come vantaggio eterozigote), perpetuando così la mutazione. A questo proposito, le varie talassemie assomigliano ad un’altra malattia genetica che colpisce l’emoglobina: l’anemia falciforme.

Fonti:

Giuliano C.

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