Le emissioni degli aerei e le storture di A.R.P.A. Una storia kafkiana.

Giovedì 1 dicembre e venerdì 2 dicembre il cielo da queste parti sembrava un carosello di aerei, che non erano ad emissioni “0”; probabilmente reduci da cattiva manutenzione dovuta alla scarsità del personale di terra preposto alla verifica dell’efficienza dei propulsori; eh, questa crisi colpisce un po tutti…

Fatto sta che la densa scia dietro loro si è trasformata in lattiginosa nuvolaglia grazie ai vari incroci su rotte improbabili di un numero imprecisato di velivoli, ma comunque decisamente elevato, troppo elevato per essere normale; e per passare inosservato.

Ho detto “passare inosservato?”. Scherzavo, in pochi lo hanno notato e quelli che lo hanno fatto non si sono posti alcune domande e quelli che si sono dati le risposte mi hanno detto che erano normali fumi di aerei. E su quest’ultima affermazione lascio al lettore le debite considerazioni del caso…

In queste ultime righe ci sono condensati gli stati di coscienza o livello di torpore dell’essere umano che, a ben vedere, tanto umano poi non lo è più. Non si dimostra di essere umani solo dicendo “grazie” e aiutando la vecchietta ad attraversare la strada. L’Essere Umano è colui che è in grado di indignarsi, di avere un’emozione e con essa far valere la propria dignità con una ribellione intelligente.

Così, dopo uno sguardo alla rubrica del telefono, il nostro protagonista vuole avere informazioni dagli organi di controllo; quindi chiama l’A.R.P.A. locale. La signora dell’URP (Ufficio Relazioni con il Pubblico) afferma che la struttura ha effettuato ricerche in merito con analisi al suolo e che ha redatto un documento, stilato dal reparto di Epidemiologia, che viene inviato a chi del pubblico ne fa richiesta. “Bene, me lo mandi pure”  dice il nostro protagonista. Nel frattempo l’interlocutrice gli consiglia di chiamare l’Aeroporto di Torino; che lo dirotta su E.N.A.V. E l’E.N.A.V., nella persona della gentile segretaria del numero verde, risponde che non è di loro competenza e di rivolgersi ai Carabinieri.

Il nostro, quindi, inforca la bici e si dirige al comando dei Carabinieri della vicina città e fa presente la cosa mostrando, a vista, al piantone di turno il passaggio di questi aeromobili con l’evidente scia alle calcagna. L’ufficiale prende i dati per una denuncia ma è la prima volta che gli capita una cosa simile e non sa come comportarsi. Consiglia quindi di rivolgersi alla Pretura, presso il Tribunale.

Poco dopo, dall’altro capo del telefono, in Pretura, sentono la voce di una persona che denuncia l’anomalia nel cielo e tutta la storia che lo ha portato a telefonare proprio a loro. Giustamente il maresciallo consiglia di rivolgersi alla caserma dei Carabinieri del paese di residenza per sporgere denuncia.

Di nuovo in bicicletta il nostro cittadino volenteroso raggiunge la caserma di paese dove viene accolto dal graduato in divisa e da un suo collega in abiti civili. Dipanata la questione i due vengono invitati dal nostro protagonista fuori dalla caserma a rimirare il cielo intriso di quella artificiosa nuvolaglia. Senza ricamare sui commenti dei militari al limite del ridicolo e per farla breve, essi chiamano… l’A.R.P.A. locale!

“L’A.R.P.A. ci ha detto che lei li ha chiamati e che le invieranno un documento sulle analisi, come le avevano già riferito” dicono al nostro eroe (perché ora, dopo tutte ‘ste fatiche, lo possiamo elevare a tale rango. E per fortuna che le strade sono abbastanza in piano).

“Bene, ma questo lo sapevo già… comunque grazie del vostro servizio” risponde lui. Bisogna sempre essere gentili in questi frangenti, senza farsi prendere dall’agitazione, esprimendosi con calma. Il sistema approfitta sempre delle minime debolezze umane e l’impazienza e l’arroganza umana sono le sue predilette.

Ma alla casella di posta elettronica del cittadino ciclista nulla arriva e il giorno seguente l’ufficio U.R.P. dell’A.R.P.A. (sembra l’inizio di una filastrocca comica) si deve di nuovo sorbire le richieste di questo “scocciatore” che non lascia lavorare il personale. Giuro che gli hanno risposto così: “Ora devo andare a lavorare e non ho più intenzione di sentirla oltre…”

Deve proprio essersi spazientita, poverina. Chissà, oberata di pratiche serie, di inquinamenti veri e propri. Altro che queste fantomatiche emissioni di sostanze nebulizzate dagli aerei. Boiate!

Comunque la solerte interlocutrice, dopo estenuanti richieste da parte del chiamante, consiglia di rivolgersi all’Istituto I.S.A.C. del C.N.R. di Bologna. “L‘ho già fatto tempo fa e mi hanno fatto rimbalzare da un istituto all’altro senza darmi alcuna risposta seria” risponde lui. “Comunque mi mandi pure il documento via mail all’indirizzo corretto.”

La dipendente A.R.P.A. il giorno prima aveva sbagliato a scrivere l’indirizzo di posta  e gli era tornata indietro la mail. “Ha ragione! Mi scusi ma mi è tornato indietro un messaggio in inglese che non ho capito”. Già, l’inglese, questo sconosciuto. Deve proprio essere una lingua ostica per un semplice Ufficio per le Relazioni con il Pubblico. Pubblico solo italiano, per favore.

Bene, il nostro infaticabile cittadino si vede arrivare il documento con la relazione, speranzoso di vedere dati di analisi con rilevamenti di sostanze in certe percentuali, dichiaratamente sotto la soglia di pericolosità… Un po’ come é successo con il colesterolo che fino al giorno prima erano sani coloro che lo avevano a 260 mentre il giorno dopo sono diventati gravemente malati perché il limite è stato abbassato a 200. Con buona pace della vendita di statine e i guadagni.

E invece?

Non diciamo niente, perché una favola è bella se tiene con il fiato sospeso il lettore. Per cui alleghiamo qui questo documento pubblico che chiunque può farsi inviare su richiesta. Diciamo solo che questo documento evidenzia la serietà di A.R.P.A. nell’affrontare il tema e la considerazione che ha per il pubblico, dal quale dipende e del quale si fa garante per la tutela della sua salute.

parere-arpa-piemonte-scie-chimiche

Qui invece il risultato della ricerca del sito tanker enemy:

Argento, bario e stronzio sono responsabili della TSE? (articolo di M. Purdey)

La TSE, cioè Encefalite spongiforme trasmissibile, è una patologia affine all’encefalite spongiforme bovina (BSE). Nell’articolo, segnalato da Chopperman e tradotto dalla valentissima prof.ssa Anna Palombino, tale malattia, insieme con affezioni simili che colpiscono animali selvatici (cervi, visoni…), è messa in correlazione dall’autore dello studio, il dottor M. Purdey, con la diffusione nell’ambiente di ioduri d’argento, sali di bario, cristalli di quarzo, stronzio etc., elementi la cui abnorme presenza negli ecosistemi si spiega anche e soprattutto con l’operazione “scie chimiche”. Clicca QUI per scaricare il documento PDF originale.

E qui la relativa pubblicazione su PubMed del Dott. Purdey

Per corroborare l’assuefazione dei nostri sensi al tema della manipolazione ambientale, e soprattutto coscientiva, mostriamo qui pochi frammenti iniziali del film “Snowpiercer”, anno 2014. Come già chiarito in altri articoli i Governanti fanno le pentole ma non i coperchi e Altri usano i loro stessi mezzi per farci passare delle comunicazioni importanti.

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