Chi sono in Italia i no vax? Compito in classe

A cura di Lidia

In una terza superiore, probabilmente come tema di attualità, il docente ha proposto la seguente traccia:

“1) Chi sono in Italia i no vax? Persone tra i 40 e i 60 anni che rifiutano di vaccinarsi per sfiducia nei confronti della scienza, o delle autorità in una sorta di scollamento con il corpo sociale? Riflessioni in proposito.”

La seconda domanda è un falso quesito che suggerisce allo studente la via da seguire a priori nello svolgimento del tema e il punto interrogativo salva solo in parte la mente produttrice di tale traccia.

Facendo un estrapolazione temporale mi metto nei panni di quella studentessa che un tempo sono stata e provo a svolgere tale tema.


SVOLGIMENTO TRACCIA 1)

No-vax: il termine è abbreviato dall’inglese “no vaccination”, indica genericamente un’antivaccinista.

Antivaccinista è un sostantivo e aggettivo che ha avuto probabilmente origine nel XVIII secolo per descrivere chi si opponeva alla vaccinazione antivaiolosa. Un lessicografo americano ha coniato l’espressione linguistic cicadas per descrivere le parole (come ad esempio “antivaccinista”) che sono state usate nel passato, per poi entrare in uno stato di inattività ed infine riapparse nel lessico quotidiano. Insieme a “no vax”, è possibile trovare i termini “free vax”, “boh vax”, “ni vax”.

A partire dal 2017, anno in cui è stato approvato il cosiddetto “Decreto Lorenzin“, il termine “no vax” è stato utilizzato ampiamente e spesso in associazione con un giudizio a connotazione negativa (disinformato, ignorante, egoista, terrapiatista, ecc.) ed in più occasioni sono state diffuse teorie di profilazione del soggetto prototipo del “no vax”, nel tentativo (a mio avviso ingenuo), di circoscrivere e ridicolizzare il fenomeno. Se ci riferiamo ai “no vax” in quanto soggetti che proteggono la propria volontà di autodeterminazione rispetto all’approccio di terapie o trattamenti sanitari, sarebbe più corretto definirli “free vax” o non definirli proprio, che sarebbe più corretto in quanto cittadini appartenenti ad uno stato democratico e liberale.

«Per motivi di sanità o di sicurezza» sembra sia possibile, a norma dell’articolo 16 della Costituzione, limitare le libertà dei cittadini; ma se viene deciso di applicare le limitazioni in modo disomogeneo a tutta la popolazione, facendo delle differenze fra soggetto e soggetto, buon senso e buona giurisprudenza vorrebbero che le decisioni del governo avessero fondamenta solide e inattaccabili.

Dal punto di vista giuridico, la scelta di vaccinarsi contro il Covid e quella di evitare la vaccinazione, riservandosi di ricorrere alle terapie disponibili in caso di malattia, dovrebbero essere sullo stesso piano.

Esiste una percentuale di popolazione che rifiuta la vaccinazione contro il Covid, ad un prezzo spesso anche alto. Tali soggetti hanno il diritto di essere rispettati oppure vanno obbligati in quanto “il bene collettivo è superiore al singolo”?

In realtà, bisognerebbe riflettere sul fatto che forzare gli individui ad agire contro coscienza non aumenta la coesione sociale, ma la indebolisce. Forzare la coscienza di una persona compromette l’apporto che quel soggetto è in grado di dare alla società.

Per esempio, privare la scuola di insegnanti brillanti e promettenti perché rifiutano di vaccinarsi contro il Covid, rischia di essere un’operazione controproducente: non è dimostrato che la sicurezza di chi frequenta la scuola sia aumentata con l’allontanamento di questo o quel docente, ma sicuramente la sua professionalità, generosità ed intelligenza sono andate perdute.

Inoltre, più si inaspriscono le norme per forzare la quota popolazione reticente al ricorso al vaccino, più si aumenta la sfiducia nelle istituzioni, che palesano la mancanza di volontà a proteggere le “minoranze”.

Il cosiddetto “movimento no-vax” contiene in sé molte tipologie di persone, storie, motivazioni e cultura, tanto quanto i cosiddetti “pro-vax”: è noto a tutti che esiste una grande quantità di persone in Italia che è ricorsa al vaccino spinta da motivazioni tutt’altro che scientifiche.

Ma di costoro non si pone il dubbio che siano sfiduciati nei confronti delle istituzioni o della scienza, forse perché sono meno “scomodi” di coloro che invece sono disposti a rinunciare alla propria professione, attività commerciale, divisa d’ordinanza o sicurezza economica per motivi che oso definire “valori etico-morali”.

Più che coloro che hanno scelto volontariamente e senza alcun obbligo di vaccinarsi, molti dei soggetti che invece si sono dovuti piegare al ricatto economico e sociale senza alcuna convinzione dell’efficacia del trattamento, vedono di cattivo occhio i “no vax”.

Ed ecco dunque lo “scollamento sociale”: i liberi contro i ricattati, questi ultimi ancora divisi in scientifici e antiscientifici, attenti al bene sociale e contro gli individualisti ed egoisti.
Questa ferita antropologica, questa dicotomia sociale, che impiegherà (se mai accadrà) molto più tempo a sanarsi di quanto tempo occorrerà per superare questa situazione globale, è scaturita proprio dalle politiche sanitarie, giuridiche, risultando anche utile da un punto di vista propagandistico e sociale.

Chi meglio di un popolo insoddisfatto e frustrato che sta aderendo alle assurde, illiberali, irrispettose della dignità umana e incostituzionali pretese dello Stato, può mantenere la pressione sociale sul resto della popolazione “ribelle”? E’ evidente che sia una tattica tanto antica quanto tutt’ora ancora efficace.

Malattia e morte non fanno paura a chi sceglie di vivere liberamente la propria vita.

Non si muore perché si è ammalati, ma ci si ammala perché si muore. Morte e vita intrattengono, dal punto di vista simbolico, un rapporto complesso. Lo stesso complesso rapporto che da sempre esiste tra persone di diversa ideologia, pensiero, morale o convinzioni.
Da sempre, l’essere umano rivela in tale rapporto la propria fragilità, la propria difficoltà al dialogo, all’inclusione e alla comprensione reciproca.

D’altra parte, lo stesso proporre un tema con un siffatto titolo, è di per sé giudicante e descrive un momento storico e sociale davvero molto difficile da cui, mi auguro ogni giorno, ne potremo uscire forse più forti e consapevoli.


Lettura consigliata…

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3 pensieri riguardo “Chi sono in Italia i no vax? Compito in classe

  1. Grazie per l’articolo e per la intelligente riflessione. Aggiungo una postilla ripresa dalla frase:“il bene collettivo è superiore al singolo”. Da quanti individui è composta la collettività? Dalla maggioranza? La maggioranza in quanto tale ha sempre ragione? Forse un tema del genere andrebbe corredato anche da tali domande, da porre però al docente stesso in fase di correzione. Sarei curioso di sapere la sua risposta…
    Interessante anche il fatto che un tema del genere sia stato proposto a noi della classe V del corso serale che ho frequentato l’anno scorso. Non così esplicito ma vertente sul termine “pandemia”. La fortuna che ho è di fare ricerche e sapere che tale dichiarazione mai è stata ufficializzata dall’OMS. Ma il mio docente di italiano non lo sapeva… Ha dovuto dirglielo l’allievo che ha svolto il tema; scomodo il tema, scomodo l’allievo.

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  2. Ritengo che un paese veramente democratico abbia l’obbligo morale di ascoltare anche le opinioni e le idee delle “minoranze” e non perseguire unicamente i propri obiettivi. Il concetto di bene comune sacrificato per quello collettivo strizza l’occhio alla Chiesa cattolica ed è stato utilizzato come leva morale per cercare di convincere i cosiddetti “esitanti” ma moralmente attenti agli altri. Quanto questo atteggiamento tra il paternalistico ed il moralistico abbia avuto l’esito atteso non sta a me dirlo ma credo che collettività sia un insieme di persone che persegue un comune obiettivo e non è un concetto che ha a che fare con una valutazione numerica. Quindi anche il variegato mondo degli “obiettori all’obbligo” è una collettività e come tale andrebbe inclusa nei ragionamenti e nelle logiche del losco mondo della politica. Ma così non è… Se non in termini repressivi.

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  3. Chi non vuole vaccinarsi…non lo farà MAI! Al di là delle “discriminazioni sociali”… per quanto possano essere oppressive… dissentira’ sempre e comunque! A costo della propria stessa vita. E non solo per questo…ma per tutte le imposizioni e le disposizioni! Non è il “suddito” di nessuno…ma “sovrano” di se stesso. Non “ha”… e “non può”… avere “etichette”! Non appartiene più al “tessuto sociale” . Ma alla libertà che si è “garantito”!

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